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Posts Tagged ‘sistema elettorale’

gollum

La triste vicenda dell’Italicum, già disoccupato prima ancora di trovare impiego (praticamente una metafora), e l’incertezza a cui sembra appeso il nostro futuro elettorale (ops, diciamo il nostro futuro e basta) ci costringono a tentare un nuovo, entusiasmante esperimento di legislazione creativa, per dare un suggerimento ai nostri politici & governanti.
Italicum, Mattarellum, Consultellum: nessun sistema sembra essere quello giusto, in grado di garantire le legittime aspettative dei partiti, almeno fino a quando non si sarà risolto questo fastidioso problema del suffragio universale, anzi del suffragio e basta.

La proposta rivoluzionaria che qui avanziamo è un nuovo sistema, finora del tutto inedito e mai applicato, che davvero possa soddisfare tutti, maggioritari e proporzionali, preferenzieri e uninominali. Un sistema che contenga il meglio di ciascuno degli altri, e li superi tutti: il Gollum.

Il Gollum si propone di sostituire un meccanismo diverso alle banalissime consultazioni elettorali, che – diciamocelo – hanno fatto il loro tempo, e poi non proteggono dal rischio di matite autotraccianti (come bene aveva fatto notare all’ultimo referendum l’elettore Piero Pelù), schede già compilate da volenterosi militanti, errori di calcolo (che Di Maio, a occhio, non sembra debole solo coi congiuntivi), errori di coalizione (la famosa coalizione a ripetere, sindrome psichiatrica ormai molto nota, in base alla quale i nemici più acerrimi devono allearsi per vincere e poter ricominciare a litigare da vincitori; o la coalizione da Tiffany, superamento del vecchio Patto del Nazareno adeguato al più recente stile Savastano-Trump), errori umani (tipo Alfano) eccetera.

Il Gollum sarà un entusiasmante incrocio tra gioco di ruolo e Hunger Games, in cui lo scopo è portare l’Anello (il premio di maggioranza) al Monte Citorio (ma attenzione, gli spazzaneve in zona sono fermi per mancanza di carburante, e per autorizzare mezzi di emergenza occorre una delibera sottoposta a controlli di legittimità che porteranno via sei o sette mesi: per agosto gli spazzaneve saranno perfettamente funzionanti).
Possono partecipare al Gollum tutti i partiti o movimenti regolarmente registrati dietro presentazione di un adeguato numero di firme.
Non ci sono preclusioni per nessuno: le firme potranno anche essere copiate (non false, copiate); dalle sezioni Pd accetteremo le firme in caratteri cinesi e da Salvini e i suoi accetteremo pure le X (che non si dica che discriminiamo i più svantaggiati).

I candidati non saranno nominati o selezionati dalle primarie (basta con questi relitti antichi!): saranno scelti grazie a una serie di prove (no, tranquillo Di Maio, non ci sono quiz) che comprendono una battaglia con il Popolo dei Voucher (i mitici abitanti della perduta Terra del Lavoro, ormai sparita dal mondo conosciuto da molti anni), gare di salto della quaglia (tipo con Sauron, poi contro Sauron, poi di nuovo con Sauron. O con Farage, poi con Alde, poi di nuovo con Farage), di alleanze fantastiche e dove trovarle (tipo elfi e nani, o Pd e Alfano, o Cinque Stelle e Lega), di incantesimi (tipo Occultazio Finanziamentum, Paercepitio Vitalitium, Rottamatio Simulata, Ottantaeuratio Conclamata, Ipnosi Collettiva a mezzo blog, Bufalatio Maxima).
Quindi, i candidati scelti partiranno tutti assieme da Hobbitville: lo scopo è rintracciare l’Anello del Potere (“Un Anello per trovarli, un Anello per nominarli,
Un Anello per insediarli e alla poltrona incatenarli”) e portarlo a Monte Citorio.

Tante prove i candidati dovranno affrontare, nel lungo cammino attraverso la Terra di Mezzo (e infatti per questo l’arena si trova nella città di Roma, che con le sue buche, la Foresta dei Frighi Volanti, i Tetti del Campidoglio, i Cassonetti Cornucopia e la Metro C Dimenticata è assolutamente perfetta). Affronteranno banche toscane fallite, emergenze terremoto-neve-alluvione, relazioni della Corte dei Conti, interviste da Fabio Fazio e qualcuno (i più sfortunati) anche congiuntivi.
Uno solo potrà farcela e avrà diritto al sssuo tesssoro, il premio di maggioranza: tutti i seggi, Gandalf al Quirinale e Maria Elena Galadriel, la dama dei Boschi d’oro, sottosegretario a Qualunque Cosa.
Gli elettori potranno seguire su schermi giganti il procedere della sfida, tifando per l’uno o per l’altro – cliccando sull’apposita piattaforma, privata ma con sincero afflato di servizio pubblico e autentico spirito russoviano (o roussoiano, per chi non ama la Crusca), faranno intervenire gli sponsor e potranno ribaltare il risultato della gara – e incitandoli.
Come diceva un antico cavaliere dell’estinto (forse) Giglio Magico, lo scopo è “sapere subito chi ha vinto”. Si saprà senz’altro: ne resterà soltanto uno, con in mano l’Anello, ritto sulla passerella di roccia di Monte Citorio. Un “uomo forte” che potrà dialogare con Putin, Trump e Erdogan, alfieri del Nuovo Mondo e protettori dell’umanità (anzi, come dice una recente intervista, un “beneficio per l’umanità”, malgrado i traduttori che fanno quello che vogliono loro, come i fatti e il principio di realtà). Quello che l’Italia aspetta ormai da troppo tempo (da quando i treni arrivavano in orario, quindi Trenitalia ancora non esisteva).
Un Gollum.

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Nell’ambito del corso di laurea in Giurisprudenza Creativa, specializzazione in Metafisica costituzionale, abbiamo realizzato una serie di proposte da avanzare al Governo Renzi per risolvere definitivamente il problema della legge elettorale.

 

  1. Dal sistema bicamerale al sistema nullicamerale.

    Due Camere sono troppe, ma anche con una non si scherza affatto, dunque la soluzione potrebbe essere il nullicameralismo perfetto. Dopo il Senato, l’abolizione della Camera dei Deputati porterebbe innegabili vantaggi e un sostanziale risparmio economico.
    Nel sistema nullicamerale perfetto risultano superflui anche i collegi, i seggi elettorali e persino le matite copiative; il risparmio calcolato sarebbe pari a tre Pil al prezzo di uno.

  2. Il sistema figli di Putin.

    Facendo deviare lungo la Salerno-Reggio il percorso degli oleodotti che raggiungono la Crimea, e proseguendo sulla dorsale appenninica fino alle soglie della Padania potremmo attirare su di noi l’attenzione del Grande Fratello Vladimir: un paio di rivolte nelle città principali garantirebbero l’intervento (pacifico) di qualche migliaio di soldati russi che, senza colpo ferire e senza aggravio per il nostro Erario, risolverebbero per molto tempo il problema della governabilità. Sbarramento in aeroporto e autostrade, collegi di rieducazione per cittadini.

 

  1. Sistema Pompei o sistema misto Etna-Vesuvio.

    Spostando le Camere dentro l’area archeologica di Pompei prima o poi crollerebbero da sole, con innegabile risparmio per il Paese. Si potrebbero poi allestire appositi tour per i visitatori (Transatlantico, Scranno del Decaduto, Banchi dei Pianisti, Bouvette di Star Trek, Banchi di Destra e Sinistra – di cui però da anni e anni si sono perdute le differenze specifiche, che toccherà agli archeologi ricostruire – , Gruppo Misto).

    Un correttivo importante potrebbe essere il sistema Etna: spostare le Camere nella Valle del Bove, a Catania, garantirebbe una soluzione, con metodi del tutto naturali, ecologici ed eco-compatibili, al problema del bicameralismo.

    I fautori del sistema misto Etna-Vesuvio propugnano invece la dislocazione del Senato nel Catanese e della Camera dei Deputati appena sotto il Vesuvio: ovviamente ciò allungherebbe sensibilmente i tempi, in considerazione della ridotta attività del Vesuvio (ma non sarebbe mai tanto ridotta quanto quella del Parlamento).
    E’ allo studio un sistema tripartito con il coinvolgimento dello Stromboli, ma i fautori del maggioritario oppongono lo sbarramento ai vulcani di minoranza.

 

  1. Sistema de-elettorale.

    I più recenti studi del settore hanno permesso di accertare che, nelle democrazie moderne, il problema fondamentale è rappresentato dalla volontà degli elettori. E’ ora di intervenire su questo delicato punto, magari per primi in tutto il mondo, in linea con l’interventismo moderno del nostro amato Governo Renzi.
    Nel sistema de-elettorale al raggiungimento della maggiore età il cittadino diviene de-elettore: gli viene consegnata una tessera de-elettorale esibendo la quale è possibile de-eleggere qualsiasi cosa o persona. Un sottosegretario imbarazzante? Può essere de-eletto. Un premier che non ci convince più? Può (anzi qualcuno sostiene che deve) essere de-eletto. Un sindaco che transita ad altro, ambizioso incarico (senza passare per elezioni, per carità: solo de-elezioni)? De-eleggiamolo con entusiasmo.
    Si può de-eleggere chiunque, in qualunque momento: lo scopo è giungere alla perfetta de-elezione e allo status di perfetto de-elettore che elimini una volta per tutte il fastidioso obbligo di esprimere una volontà, anzi di avercela.

    In futuro, un premier potrà vantarsi di essere stato de-eletto anche cinque o sei volte. Qualcuno ha già cominciato, per portarsi avanti.

 

Le proposte ci sono. Ora la scelta non sta a voi. Come sempre. 

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votantonio

Allo scopo di evitare le mortificanti polemiche che stanno accompagnando il sussulto, anzi lo spasmo, del Pd per lasciarsi alle spalle la stagione paludolettica e marciare (o marcire) compatto verso il Sol dell’Avvenir, abbiamo preparato una bozza di legge elettorale che supera i problemi posti dall’Italicum e che non potrà che soddisfare le esigenze di tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso (o al limite escluso sotto il 5 per cento).

MATTEORELLUM

(altrimenti detto: chi mi piglia pe’ spagnola, chi mi piglia pe’ frangesa)

Un sistema accuratamente sproporzionale, che democraticamente favorisce le forze di Letta e di governo, gli alleati i cui leader abbiano il cognome che comincia per B e abbiano avuto almeno una condanna definitiva per un reato fiscale grave, i partiti il cui segretario abbia partecipato almeno una volta alla “Ruota della fortuna”.

Il sistema sarà innominale puro, con doppio turbo, eliminazione all’italiana e golden gol. L’innominale, che ha il vantaggio di risolvere l’annosa querelle sulle liste di nominati, permette di conoscere i nomi dei candidati solo dopo l’eventuale elezione, e a volte nemmeno allora, a discrezione dei capi della coalizione, del partito o del clan, che potranno riservarsi di comunicare l’identità degli eletti in un momento qualsiasi della legislatura, ma anche no.
L’innominale può trasformarsi in innominabile, secondo la natura degli eletti (pensiamo a illustri precedenti quali Dell’Utri, Cosentino, Verdini, Previti e tanti altri che, appunto, non nominiamo).

Secondo il doppio turbo, ma anche singolo, la coalizione o il partito che abbia ottenuto almeno il 35% dei consensi avrà un premio a percentuale variabile, fino al 53% (democraticamente, e per ragioni di uniformità, la stessa praticata dalle banche e dalle finanziarie per un prestito alle famiglie o alle imprese). Se nessuna delle forze in competizione riuscisse a ottenere il 35 per cento la prima volta, si continuerebbe a tirare in porta fino al raggiungimento della maggioranza (o dell’accordo).
Nel caso in cui nessuno dovesse arrivare primo, è previsto un terzo turno, con voto segreto, anzi segretario, per consentire finalmente una corretta regolamentazione dell’antico e mai adeguatamente normato istituto dell’inciucio.

Le spreferenze consentono di ovviare a uno dei problemi più fastidiosi insiti nei sistemi elettorali, che da anni la politica cerca di risolvere o superare, ma sin qui adoperando soluzioni poco efficaci: la volontà degli elettori. Un elemento nocivo e dannoso per la Repubblica, che – sostenuto da una Costituzione chiaramente antiquata – pone enormi ostacoli alla piena e democratica realizzazione degli intenti dei partiti.

La spreferenza è il sistema più semplice che consente di trasformare qualunque espressione di consenso nell’espressione del consenso opposto.
Facciamo un esempio: spreferire la sinistra consente di votare la sinistra aumentando il consenso di Berlusconi. Spreferire il NCD consente di votare Alfano aumentando il consenso di Berlusconi. Spreferire il Movimento 5 Stelle consente di votare Grillo aumentando il consenso di Berlusconi. Spreferire Forza Italia consente di votare direttamente Berlusconi (tanto lui non ci fa caso, fidatevi).

Le circoscrizioni, chiamate anche circonvenzioni (d’incapaci), saranno uguali al numero dei designati dai partiti più 3.14 oppure, per le Regioni a statuto speciale, anche 6.28. Ci saranno tanti seggi quante sono le circoscrizioni, meno uno: gli eletti dovranno correre in cerchio e, al segnale convenuto, sedersi tutti. Chi resterà in piedi confluirà nel listone unico nazionale, dove è previsto l’innovativo sistema europeo dell’ambarabaciccicoccò (testato personalmente, per competenza, dal segretario del Pd Renzi e dal suo staff).

Lo scappellamento resta a destra. Gli antani e alfani pure.

Il quoziente (o QI) viene abbassato allo 0,1 %, secondo il modello Gasparri-Calderoli ma anche Comi-Fassina, per rendere davvero universale il suffragio (e ricomprendervi, per esempio, la maggior parte degli elettori della Lega: in un’ottica di pacificazione specie-specifica e darwiniana non sarà più possibile invocare la non appartenenza alla razza umana per ottenere l’annullamento di voti validi o firme false).

Le liste-civetta e le liste-oca saranno possibili solo su presentazione di apposite referenze (diploma in igiene dentale, certificato di residenza all’Olgettina, master di perfezionamento in burlesque, attestato di partecipazione a cene eleganti). 

Gli sbarramenti saranno modellati su quelli in vigore tra Malta e Lampedusa: il partito che non dovesse raggiungere la percentuale di materia grigia di Alfano (la soglia, dopo le polemiche di questi giorni, è stata abbassata, come si può vedere, fino al limite minimo della misurabilità) sarà respinto in mare.

Solo chi dovesse appellarsi allo status di rifugiato politico presso un altro partito potrebbe essere accolto negli appositi Cie (Coalizioni di indistinguibilità ed eterodirezione) che saranno creati presso i Gruppi parlamentari. Per tutti gli altri è previsto il nuovo reato di clandestinità politica: basta con i piccoli partiti che vengono a togliere le maggioranze ai partiti grossi.

Lo scopo del Matteorellum, come si vede, è oltrepassare le vetuste contrapposizioni ideologiche e l’obsoleta distinzione tra maggioranze e minoranze e mirare al PUAH, Partito Unico Ad Honorem, che consenta, in un futuro che speriamo non troppo remoto, anche il superamento definitivo dell’istituto antidemocratico e antieconomico delle elezioni.

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