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Salvini a Messina

protesta messina

Ciao Salvini,
bisogna capirlo, che la vita oggi è dura, con tutti quei grillini che si mostrano molto più bravi di te a parlare con le pance e altre frattaglie del Paese, e per racimolare i tuoi futuri voti devi fartene, di giri, in tutti i laghi e in tutti i luoghi, e così oggi sei sbarcato persino a Messina, dove mai la tua fantageografia ti avrebbe condotto se non ci fosse il progetto di un hotspot che qui preoccupa tutti e dove c’è odore di paura dello straniero, si sa, tu arrivi baldanzoso.
Peccato, caro Matteo, che oggi ci fosse soprattutto polizia, ad aspettarti. Gli agenti erano molti di più dei tuoi sostenitori e probabilmente anche dei ragazzi che hanno dato vita a una pacifica protesta, in quell’angolo assurdo dove sorge il Palacultura e che oggi era l’Angolo della Sciangazza (per non messinesi, la Sciangazza è una corrente fredda e maligna che ti viene a stanare anche nel cuore della più calda giornata d’aprile: questo per dire che pure la natura partecipava, del nostro sgomento).

Tu, egregio Matteo, dovevi fare una conferenza stampa, ma in realtà è stato un piccolo comizio a porte chiuse e a inviti, ben asserragliato dentro il Palacultura (sì, lo so, tu non cogli l’ironia della cosa: qualcuno, ancora più ironico, ti ha persino regalato un libro, dal titolo “Anticristo”, e tu lo tenevi lì davanti a te), presenti solo noi della stampa (ma le domande ce le siamo strappate alla fine, quando mangiavi l’arancino, che poi è stato onestamente uno dei momenti più dialetticamente qualificanti della mattinata) e una cinquantina di tuoi sostenitori, che ti avrebbero applaudito qualunque cosa tu avessi detto. E infatti lo hanno fatto.

A parte i poveri medici del “118”, che hanno esposto il problema (vero e drammatico) dei tagli selvaggi (ma pare che la trattativa al Ministero della Salute sia andata bene, quindi speriamo che non ti prenda tu il merito di aver risolto alcunché, come è stato ventilato da qualcuno stamane), abbiamo sentito i tuoi slogan preferiti: basta invasione, prima gli italiani, basta la vecchia politica (eppure in sala ce n’erano, di sostenitori della vecchia politica. Pensa, la stessa che ha portato la città nel baratro dove si trova da anni…).

Ah Matteo, le cose migliori sono state quando hai indossato la maglietta “Messina” e quando hai mangiato l’arancino, per mostrare che noi meridionali mica ti stiamo antipatici come dicevi una volta: una volta, pensa, gli stranieri, i drenatori di risorse, gli sperperatori e la rovina d’Italia eravamo noi. Io ho provato a ricordartelo, e tu mi hai risposto – come nei film di fantascienza fanno gli androidi rotti, che ripetono le frasi fatte, o come fa Siri quando si confonde – che ci sono 7 milioni d’italiani in povertà, e quindi prima loro. Pure se sono meridionali, quindi. Mi hai detto “Tutti cambiamo”. Che ci voleva la colonna sonora di Morricone.

Poi mi hai chiesto, tu a me: “Ma la Lega ha mai governato Messina?”. Veramente, Matteo, avete governato l’Italia, e molto a lungo. Se ora il 118 è a pezzi, e Messina è a pezzi (come tutta la Sicilia, dove il tuo centrodestra vinse 61 a zero), e il lavoro non c’è e i giovani se ne vanno (come hai detto tu), forse qualcosa c’entrano, i governi degli ultimi vent’anni.
Ma non si sfugge alla ferrea legge della supercazzola, e della smemoratezza.

Quindi ciao Matteo, è stato bello vedere che sei esattamente come in televisione: un indossatore di magliette

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Vennero di notte, e bruciarono le palme, perché erano africane. Il loro capo, agitando un pollice poco opponibile, aveva inneggiato alla motosega, ma il fuoco è più semplice: anche quelli che sapevano solo scheggiare la selce erano capaci di accenderlo. Gli altri, che ancora non erano scesi dagli alberi, applaudivano da lassù.
Poi toccò alle piante grasse: “fanno deserto”, disse quello che voleva fare il deserto per chiamarlo pace.
Così qualcuno aggiunse che anche cappero e rosmarino erano meridionali, anzi africani, e allora sparirono dagli orti, dai balconi e dalle tavole (ma tanto, i più osservanti già non mangiavano caponata e taralli, cannoli e persino pizza Margherita). Una commissione apposita vigilava sui mercatini e nelle dispense. Alcuni ristoranti dovettero chiudere: servire una Napoletana poteva voler dire trascorrere la notte sotto interrogatorio.
Fu allora che si puntò il dito contro le arance, che pure con quei nomi, santoiddio, “tarocco” e “portogallo”, facevano Sud assai. Una strage di pompelmi e cedri, limoni e clementine. Persino la vitamina C diventò sospetta, e avere lo scorbuto fu quasi un vanto, per i più ortodossi.
E allora la macchia mediterranea?” chiese a un certo punto quello della Padania, che di verde diceva di sapere tutto: in fretta, in una sola notte, tagliarono lentischi e ginestre, oleandri e carrubi, sugheri e lecci. I più zelanti eliminarono pure le parole (che a tagliare e bruciare sono buoni tutti, ma se cancelli le parole finirai per cancellare le idee): Leopardi e Montale, e non solo, ne furono sfigurati. Ma ormai anche studiare Lettere – e persino quel passatempo bizzarro, leggere – era considerato un vezzo da comunisti perdigiorno amici degli invasori (li cacciavano dappertutto, e urlavano loro: “Tu quanti ne ospiti a casa tua?” prima di rieducarli con un bastone. Di abete). Che poi, per lavorare alle ronde, o alla guardia del muro, o nelle fabbriche di filo spinato – era la prima volta che nel Paese la disoccupazione era scesa sotto l’1 per cento (o almeno così dicevano “La Patata Bollente” e “Bollettino dell’invasione”, gli unici giornali sopravvissuti) – non ci voleva mica la laurea. E nemmeno la maturità, a dirla tutta. Infatti nelle scuole si insegnava soprattutto Tecnica Militare, Canto Corale, Tiro al Bersaglio sugli Invasori e Botanica Ortodossa.
Gli abeti furono piantati ovunque, come le stelle alpine: la loro morte precoce, in certe piazze siciliane d’estate, fu considerata un crimine di Stato e molti vennero arrestati e poi costretti ad andare in giro con una stella bianca cucita sul vestito.

Ieri qui è spuntato un gelsomino. Ci siamo riuniti tutti a guardarlo e poi ci siamo guardati negli occhi.

 

Alla memoria della sventurata palma bruciata ieri notte da dementi (certo appena scesi da un abete lì intorno, ovviamente) in piazza Duomo a Milano. Si comincia con una palma, poi si bruciano i libri, infine si bruciano gli esseri umani. Lo abbiamo già visto. Facciamo attenzione. 

 

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Gemelli
Lo sappiamo, vi infastidite quando vi dicono che non riescono a distinguere, tra voi due, chi sia Matteo e chi Paolo. Ma il 2017 dimostrerà con chiarezza che la differenza è una sola: Matteo era quello sempre in tv, Paolo è quello che se la telecamera l’inquadra, si vede solo lo sfondo.

 

Grillo
E’ il vostro anno, senza dubbio. In pochi giorni avete già cambiato idea sull’Italicum e gli avvisi di garanzia, e non è che l’inizio. A giugno proporrete gli 80 euro e a settembre una riforma costituzionale che cancella il bicameralismo perfetto e il Cnel e inventa il Senato ibrido delle autonomie. Infine un comico fonderà un movimento di opposizione che vi chiamerà grillidioti e vi subisserà nei sondaggi. Poi non dite che non ve lo avevo detto.

 

Bilancio
Siete talmente in rosso che qualcuno ogni tanto vi scambia per la sinistra. Ma per alcuni di voi quest’anno risolverà tutto. Solo se siete nati a Siena e siete una banca il cui nome comincia per M.

 

Gufo
Eravate gli ultimi dello zodiaco, i vituperati, i perdenti. Poi avete addirittura vinto un referendum e fatto dimettere il vostro principale nemico. Nell’anno in cui morivano le rockstar, i kamikaze si facevano esplodere dovunque e il Pil precipitava. Dovrebbe bastarvi almeno fino al 2025.

 

Cancro
Siete decisamente nati nel posto sbagliato. Sembra incredibile, ma il ministro della Salute è ancora la Lorenzin.

 

Leone
Generosi, esuberanti, energici, sempre sulla breccia: non c’è posto per voi in questi tempi ipotèsi. Suggeriamo uno zodiaco Gentiloni in cui siate spostati dal Leone ai Pesci. Fidatevi: non se ne accorgerà nessuno.

 

Raggi
Lo sappiamo, avete avuto un anno difficile, di incomprensioni e attacchi ingiustificati, per non parlare dei transiti ostili di Saturno e dei frigoriferi, ma il 2017 sarà migliore. Completerete la squadra entro ottobre, e la mattina del 31 dicembre riuscirete a scrivere per intero una delibera che non sarà bocciata da nessuno.

 

Vergine
Sì, vabbè.

 

Trump
Un po’ Toro, un po’ Capricorno, un po’ Toupet un po’ Extension. Ma per le previsioni che vi riguardano forse meglio che vi rivolgiate a Nostradamus o ai Maya.

 

Lavoratore
Niente da fare per voi nemmeno per il 2017. Avete contro Marte, Mercurio, Merkel e tutti i Mercati. Un vero anno di M

 

Salvini
Da quando avete proclamato l’indipendenza zodiacale le cose si sono fatte molto più difficili. Giove, pianeta benefico e ricco per eccellenza, si rifiuta di accogliervi nella sua influenza e ha detto che semmai dovete essere aiutati a casa vostra. Venere dice che portate malattie e ha chiuso le frontiere. Potete provare solo con Plutone, che di solito è talmente lento che non lo vuole nessuno, e non riuscirebbe a prendere una laurea nemmeno in Albania.

 

Almaviva
Nel quadro di un progetto di ristrutturazione zodiacale siete stati licenziati con effetto immediato. I segni resteranno dunque undici fino alla prossima trattativa. Il mercato cinese è interessato all’acquisto, per far confluire i segni nell’Oroscopo Cinese: Topo, Bufalo, Tigre, Lepre, Drago, D’Alema (ops, scusate, volevo dire Serpente), Cavallo, Sgarbi (ops, scusate, volevo dire Capra), Scimmia, Gallo, Cane, Silvio (ops, scusate, volevo dire Maiale).

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