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Posts Tagged ‘riforma elettorale’

 

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GENNAIO

L’anno comincia con i migliori auspici: neve sul mare, Gigi D’Alessio e Napolitano che fanno il botto d’ascolti, Renzi che fa i selfie da Courmayeur.
Si apprende che nel jobs act ci sono norme estremamente innovative che ammettono il licenziamento a scacchiera (uno sì e uno no), il licenziamento Ebola o contagioso (si può estendere alla fabbrica accanto, o di fronte: a volte basta anche che il lavoratore licenziato parli o stringa la mano ad un altro lavoratore per contagiarlo), il licenziamento progressivo (si licenzia un poco alla volta, fino a quando il lavoratore non è completamente licenziato), il licenziamento potenziale (avviene all’atto dell’assunzione, ed è perfezionabile in qualsiasi momento), il licenziamento retroattivo (il lavoratore licenziato retroattivamente deve restituire tutti gli stipendi fin dalla data dell’assunzione).
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Napolitano si dimette, e comincia la corsa al Quirinale: i candidati sono sempre gli stessi. Romano Prodi, Giuliano Amato detto l’Immortale, Emma Bonino, Silvio Berlusconi. Le forze politiche si consultano per molti giorni, fino alla prima votazione, che avviene il 31: 11 voti Prodi, 1 voto Berlusconi (ma viene annullato perché la scheda è firmata Mariastella Gelmini), nessuno Amato e Bonino, un “fesso chi (e)legge”, 121 voti Trapattoni. Si continua a votare.

FEBBRAIO

Salvini comincia la discesa al Sud con un serrato programma politico: indossare le felpe “Caserta”, “Mergellina” e “Soverato”.
La riforma elettorale viene stravolta alla Camera: il monocameralismo non soddisfa pienamente le forze politiche. Eliminato il Senato, si trasforma la Camera in una Cameretta coi letti a castello, con soli 12 deputati. La cosa suscita ampie discussione tra le forze politiche e i media.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Nulla di fatto per il Quirinale. Dopo un lungo dibattito nel Pd sulle candidature di Veltroni e D’Alema il risultato è: Dino Zoff 15 voti, il grande ritorno, con 11 voti, di Rocco Siffredi, 1 voto Berlusconi, annullato perché firmato (Mariastella Gelmini).
Si continua a votare.

MARZO

Matteo Renzi annuncia che gli 80 euro saranno estesi, anzi confermati, anzi ridotti, anzi restituiti, a rate, nella bolletta Enel. Ma il ministro Padoan chiarisce che non saranno chiesti gli interessi. Almeno per il 2015.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Nulla di fatto per il Quirinale: aumentano i consensi per Rocco Siffredi, che arriva a quota 47, Grillo annuncia che finalmente la Rete ha finito di votare per scegliere e i loro candidati sono Sandro Pertini, Caio Giulio Cesare e Homer Simpson. Si continua a votare.

APRILE

Dopo un resto d’inverno con monsoni alternati a tormente di neve, tempeste tropicali e siccità, la primavera conferma il mito che “non ci sono più le mezze stagioni”.
L’Alitalia viene ceduta alla Malaysia Airlines, e si tratta pure per Trenitalia, che negli ultimi mesi ha contato ben due rapidi di pendolari scomparsi tra la Campania e la Basilicata.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Comincia il processo per l’incendio a bordo della Norman Atlantic. Schettino: “Almeno io non portavo clandestini”. Continuano a esserci differenze tra le liste passeggeri italiane, greche e albanesi: risultano tuttora disperse 422 persone, ma l’elenco viene aggiornato di continuo.
Nulla di fatto per il Quirinale: Rocco Siffredi resta in testa con 50 voti, seguito da Sandro Pertini sul quale sono confluiti i voti della Lega, dieci voti per la new entry sostenuta da forze bipartisan Carminati, un voto per Berlusconi, stavolta non firmato ma annullato ugualmente per la presenza della sigla “MG” e una faccina che fa l’occhiolino. Si continua a votare.

MAGGIO

Apre l’Expo dedicato all’alimentazione. Grande successo riscuotono gli stand “Cenone calabrese” e “Mia nonna nutre il pianeta”.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Quirinale, un monito di Napolitano scuote il mondo politico: “Uaglio’, ma ci vogliamo muovere con quest’elezione, che io e Clio non possiamo più vivere con la roba dentro gli scatoloni e nemmeno possiamo fare il cambio estivo-invernale e questo spigato di lana mi fa caldo?”.
Si continua a votare.

GIUGNO

Il nuovo decreto Sbrocca Italia stabilisce norme a sostegno dei consumi: i contribuenti riceveranno in busta paga una parte dei propri risparmi bancari, ma tassati al 58 per cento. Chi non possiede risparmi viene ammesso d’ufficio a un mutuo agevolato con l’interesse dal 75 per cento.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Nulla di fatto per il Quirinale: il premier Renzi in un appassionato discorso chiarisce la necessità che sia scelta una donna. Per la prima volta Rocco Siffredi (52 voti) viene superato da Belen (75 voti). Carminati segue con 23 voti. Un voto per Berlusconi, annullato perché nella scheda c’è scritto “Tanto sono sempre io”. Si continua a votare.

LUGLIO

Matteo Salvini scende al Sud per un giro di propaganda sulle spiagge. Non giova la felpa con scritto “Bagnino”.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Il Parlamento chiude per ferie e Napolitano deve accontentarsi di fare un bagno col salvagente a forma di papera nella vasca del Quirinale.

AGOSTO

Primi acquazzoni: allagamenti a Genova e Carrara. Il Bisagno s’ingrossa, travolge tutta la provincia e forma un delta paludoso che arriva fino in Val D’Aosta. Un’inchiesta accerta che le ultime venticinque messe in sicurezza erano state fatte col nastro adesivo usato e gli stecchini. Ugualmente il Tar dà ragione alle ditte precedenti, che cominciano la ventiseiesima messa in sicurezza. Il Bisagno viene usato come canale navigabile fino alla frontiera francese. Alle proteste dei contribuenti alluvionati che chiedono una proroga per il pagamento dell’Irpef viene risposto sottolineando che, per il momento, viene loro risparmiata (ma solo per il 2015) la tassa sulla navigabilità stradale.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.

SETTEMBRE

Il premier Renzi annuncia che presto annuncerà che siamo vicini all’annuncio della legge elettorale, il Matteorellum, in cui è previsto che solo i premier che non abbiano compiuto più di 40 anni, siano fiorentini e il cui nome inizi con la lettera M possano nominare le liste di candidati. “Ci deve essere subito un vincitore” dice Renzi. Intende uno solo. Lui.
Il punto è che ormai la procedura elettorale risulta eccessivamente lunga e farraginosa, e si lavora per snellirla. Il ministro Boschi annuncia soavemente la bozza di riforma per la realizzazione del nullicameralismo perfetto.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Nulla di fatto per il Quirinale: Belen è in testa con 81 voti, seguita da Carminati i cui consensi continuano a crescere (67 voti), mentre la fazione dissidente dei Cinque Stelle (che sono arrivati al numero di 801 espulsioni) convoglia i suoi voti su Paperino. La Gelmini è ancora in vacanza, e quindi Berlusconi non prende alcun voto.
Si continua a votare.

OTTOBRE

La nuova tassa sulla casa passa col voto di fiducia. Prevede la tassazione straordinaria di tutti gli immobili di proprietà, inclusi cucce, casette per le api, casette di Barbie, alberghi del Monopoli, castelli in aria.
La Moretti salta due volte l’appuntamento con la manicure. Viene presentata un’interrogazione parlamentare.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Nulla di fatto per il Quirinale: la novità maggiore è un voto per Berlusconi, stavolta valido (la Gelmini, dopo che gliele spieghi cinque, sei volte le cose le capisce).
Si continua a votare.

NOVEMBRE

Il premier Renzi annuncia che l’applicazione del jobs act in pochi mesi si è rivelata un successo: la percentuale dei licenziati è dell’85 per cento, su tutto il territorio nazionale, con punte massime del 94 per cento al Sud. L’obiettivo è raggiungere il 100 per cento prima della fine della legislatura. Confindustria applaude.
La Camusso lancia una grande manifestazione per il lavoro il 2 novembre: il lavoro viene commemorato in tutta Italia con affollatissime veglie di preghiera.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Nulla di fatto per il Quirinale: dopo l’appello di Napolitano (che indossa sempre lo stesso spigato di lana da undici mesi) perché sia scelta una personalità integerrima, Papa Francesco prende 2891 voti (per l’entusiasmo votano pure i commessi, i giornalisti e la troupe di Gazebo), ma declina l’incarico sostenendo che siamo molto gentili, ma lui è capo di uno stato estero e poi c’ha proprio da fare. Scalfari nell’omelia domenicale si offre di sacrificarsi e assumere lui l’incarico. Si continua a votare.

DICEMBRE

La riforma elettorale e la riforma costituzionale vengono accorpate in un unico disegno di legge presto ribattezzato  “il riformatorio”: la costituzione prevede la figura del premierato a vita, l’illegittimità delle opposizioni, il potere di nomina da parte del premier per i membri della Camera dei segreti e dell’Ordine della Fenice. Il premier viene insignito del titolo di “Colui-che-non-deve-essere-nominato-ma-può-nominare-solo-lui”. La presidenza della Repubblica diventa un titolo onorifico anch’esso a vita. Napolitano può aprire di nuovo gli scatoloni, bestemmiando in napoletano.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
L’anno nuovo incontra l’anno vecchio e gli dice: “2015 stai sereno“.

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Nell’ambito del corso di laurea in Giurisprudenza Creativa, specializzazione in Metafisica costituzionale, abbiamo realizzato una serie di proposte da avanzare al Governo Renzi per risolvere definitivamente il problema della legge elettorale.

 

  1. Dal sistema bicamerale al sistema nullicamerale.

    Due Camere sono troppe, ma anche con una non si scherza affatto, dunque la soluzione potrebbe essere il nullicameralismo perfetto. Dopo il Senato, l’abolizione della Camera dei Deputati porterebbe innegabili vantaggi e un sostanziale risparmio economico.
    Nel sistema nullicamerale perfetto risultano superflui anche i collegi, i seggi elettorali e persino le matite copiative; il risparmio calcolato sarebbe pari a tre Pil al prezzo di uno.

  2. Il sistema figli di Putin.

    Facendo deviare lungo la Salerno-Reggio il percorso degli oleodotti che raggiungono la Crimea, e proseguendo sulla dorsale appenninica fino alle soglie della Padania potremmo attirare su di noi l’attenzione del Grande Fratello Vladimir: un paio di rivolte nelle città principali garantirebbero l’intervento (pacifico) di qualche migliaio di soldati russi che, senza colpo ferire e senza aggravio per il nostro Erario, risolverebbero per molto tempo il problema della governabilità. Sbarramento in aeroporto e autostrade, collegi di rieducazione per cittadini.

 

  1. Sistema Pompei o sistema misto Etna-Vesuvio.

    Spostando le Camere dentro l’area archeologica di Pompei prima o poi crollerebbero da sole, con innegabile risparmio per il Paese. Si potrebbero poi allestire appositi tour per i visitatori (Transatlantico, Scranno del Decaduto, Banchi dei Pianisti, Bouvette di Star Trek, Banchi di Destra e Sinistra – di cui però da anni e anni si sono perdute le differenze specifiche, che toccherà agli archeologi ricostruire – , Gruppo Misto).

    Un correttivo importante potrebbe essere il sistema Etna: spostare le Camere nella Valle del Bove, a Catania, garantirebbe una soluzione, con metodi del tutto naturali, ecologici ed eco-compatibili, al problema del bicameralismo.

    I fautori del sistema misto Etna-Vesuvio propugnano invece la dislocazione del Senato nel Catanese e della Camera dei Deputati appena sotto il Vesuvio: ovviamente ciò allungherebbe sensibilmente i tempi, in considerazione della ridotta attività del Vesuvio (ma non sarebbe mai tanto ridotta quanto quella del Parlamento).
    E’ allo studio un sistema tripartito con il coinvolgimento dello Stromboli, ma i fautori del maggioritario oppongono lo sbarramento ai vulcani di minoranza.

 

  1. Sistema de-elettorale.

    I più recenti studi del settore hanno permesso di accertare che, nelle democrazie moderne, il problema fondamentale è rappresentato dalla volontà degli elettori. E’ ora di intervenire su questo delicato punto, magari per primi in tutto il mondo, in linea con l’interventismo moderno del nostro amato Governo Renzi.
    Nel sistema de-elettorale al raggiungimento della maggiore età il cittadino diviene de-elettore: gli viene consegnata una tessera de-elettorale esibendo la quale è possibile de-eleggere qualsiasi cosa o persona. Un sottosegretario imbarazzante? Può essere de-eletto. Un premier che non ci convince più? Può (anzi qualcuno sostiene che deve) essere de-eletto. Un sindaco che transita ad altro, ambizioso incarico (senza passare per elezioni, per carità: solo de-elezioni)? De-eleggiamolo con entusiasmo.
    Si può de-eleggere chiunque, in qualunque momento: lo scopo è giungere alla perfetta de-elezione e allo status di perfetto de-elettore che elimini una volta per tutte il fastidioso obbligo di esprimere una volontà, anzi di avercela.

    In futuro, un premier potrà vantarsi di essere stato de-eletto anche cinque o sei volte. Qualcuno ha già cominciato, per portarsi avanti.

 

Le proposte ci sono. Ora la scelta non sta a voi. Come sempre. 

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