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Posts Tagged ‘presidenziali Usa’

clinton

Essì, Hillary m’è sempre sembrata simpatica come una colica renale, e non avrei mai voluto essere mmericana, per non avere, ieri, il dilemma: votare un idiota o una stronza? Impressione confermata quando, nel precipitare degli eventi, della credibilità dei sondaggi, delle speranze, delle mandibole dei commentatori, delle palpebre degli spettatori (ma non di gente tipo Mentana o Damilano, che evidentemente hanno uno spacciatore fantastico), la sora Clinton s’era sottratta al suo pubblico e aveva mandato avanti il suo collaboratore: “Stiamo ancora contando, grazie, ci vediamo, casomai chiamiamo noi”.
Ammazza che stronza, avevo ri-pensato io. Che non si fa; ci si presenta comunque, con tutta la sconfitta addosso, col cerone sfatto, la giacchetta spiegazzata, l’incredulità e il panico, e pazienza.

L’ho disapprovata e vituperata, sinceramente. Eppure oggi, quando infine s’è presentata e ha parlato, ho visto in lei – nella sua faccia meticolosamente composta ancorché segnata, nella sua acconciatura perfetta, nel suo tailleur dai petti viola vagamente funebri, nella sua consueta precisione frutto di scelte calibrate, soppesamenti, bilancini di stile, così in contrasto con l’eleganza pacchiana, il rozzo splendore brachicefalo dei Trump – qualcosa, una briciola delle donne che ammiro, le donne del mio mondo, le figure istituzionali del mio sistema politico preferito: il matriarcato calabrese. Una cosa che ha a che fare con la forza, la caparbietà, quella qualità minerale di resistenza, d’irriducibilità.

Ha detto la parola “doloroso”. Ha detto la parola “delusione”. Ha detto “tetto di cristallo” perché la cupola del maschile è sempre lì, l’abside intonsa del potere presidenziale singolare maschile. Ha pure fatto balenare, fuggevolmente, il plurale femminile che poi è, forse, quello che non l’ha riconosciuta, non le ha creduto, non l’ha voluta. Che io stessa faccio fatica a rintracciare in lei, restando istupidita dalla superficie vasta e metallizzata della sua ambizione, dalla spregiudicatezza che non riesco a considerare un pregio, dal trasformismo che non posso giustificare (essì, conservo un’idea “di genere” fondamentalmente sentimentale e un poco integralista).

Ma è stata ferma, intensa, precisa, per nulla piegata dal peso schiacciante di una delle sconfitte più clamorose della storia dell’America e del pianeta. Tutta, davvero, sulle sue spalle impettite, sulle sue rughe nasolabiali particolarmente scavate, sulla frana invisibile che doveva abitarla fin dalla notte.

E’ stata forte, e la forza femminile m’ispira sempre rispetto. Se ci sarà, prima o poi, una donna presidente degli Usa non si potrà comunque prescindere dal suo tentativo, dalla sua notte di Via Crucis, dalla sua voragine, di cui si parlerà ancora a lungo, sempre, alla quale non potrà sottrarsi mai più. Un mito mostruoso: la notte pazzesca in cui fu eletto Donald Trump.
Quindi onore a Hillary, comunque.

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