Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘inedita genova’

Genova vista da Genova

 Un grande acquario. Grandissimo, a Genova.
Li han messi tutti lì, i blog e i piccoli editori, e la gente passava a guardare e toccare e li vedeva oltre il vetro, che tacevano immersi in silenzi pieni di bollicine oppure filavano leggeri, proiettando ombre di squalo sul fondo della vasca, o inarcando dorsi e sorrisi da delfino, in cerchi a pelo d’acqua, spruzzando gioiosi dallo sfiatatoio, o allargando bracci di corallo, che è una pietra senziente, una pietra animale che sogna d’essere un gioiello che sogna d’essere una donna che sogna d’essere una stella, e stelle marine – anche blog stellamarina, c’erano, nelle vasche, il nome scientifico è blogstars webbensis – stelle polari arricciate color ghiaccio, inavvicinabili, e stelle di carne, e stelle di cartone, e stelle di stelle, precipitate da qualche firmamento e sommerse da popolazioni di sardine, ma anche, all’opposto, stelle salite in cieli di carta – c’era un editore che lo diceva, un pesce persico lacustre e palustre e d’acqua dolce, anche se si fingeva pesce d’oceano, e diceva che no, le stelle marine restano marine e forse nemmeno esistono, e per favore non confondiamo le acque coi cieli, e i laghi coi mari, e che quando sente la parola “blog” a lui gli s’arricciano le pinne, e va nuotare nei fondali delle Biblioteche ad assorbire odore di manoscritti del Mar Morto (ecco, ci sono anche pesci del Mar Morto, pesci salini ciechi e senza carne) – e c’erano piccolissimi piraña con oro sporco sul corpo, e pesci picasso disegnati a mirò, e magnifici scorfani incompresi da tutti, e un pulsare di tulle nella vasca delle meduse, e  placidi  anemoni di mare in forma di papavero – e qualcuno ha detto narké, che è narcosi e narcisismo, e voleva dire anestesia ma tutti abbiamo capito sinestesia, e siamo stati d’accordo, coi nostri lunghi sensi ottici e tattili e tattici diffusi come impulsi nell’acqua – pesci blogger della Fossa delle Marianne, pesci debolmente luminosi, pesci che avvertono l’odore d’una goccia di sangue a chilometri di distanza, pesci-counter e pesci-link e pesci-feed e pesci-roll e pesci nemo – Nettuno o Nessuno , che sono pur sempre storie di mare che Genova, città di sartie e cordami e ponteggi, se le racconta di continuo – e riccinascosti dagli aculei disposti a diadema, e  flounder dai gilet pieni di bottoni, perline, frammenti di specchio, mercanzia di mare della Genova dei banchi e del consolato della seta, Genova di mercanzie e scambi – e qualcuno ha pensato che i blog sono Eufemia, la città dove ci si scambia la memoria, dove “a ogni parola che uno dice, come “lupo”, “sorella”, “tesoro nascosto”, “battaglia”, “scabbia”, “amanti”, gli altri raccontano ognuno la sua storia di lupi, di sorelle, di tesori, di scabbia, di amanti, di battaglie” – e pesci zop che tiravano dadi e giravano carte e giocavano battaglie navali, e ogni volta il finale cambiava, il galeone s’inabissava e spargeva il suo contenuto di dobloni di cioccolata e bandiere di Jolly Rogers, oppure risaliva in cielo in forma di nube e ripioveva giù nell’acqua, addosso alle mante vestite da sera, alla ritrosìa materna dello squalo nutrice, al battito enigmatico dei cavallucci marini, a pesci Nero+  di ardesia lavorata a fuoco, a bellissimi pesci senza nome, Untitled  si leggeva nel loro manto grigio e setoso, scritto in rune o ideogrammi, che portavano figli e uova e movimenti sinuosi in giro per i fondali, e ne raccoglievano plancton, nutrimenti marini e terrestri, che ritrasformavano in stelle, impulsi, segni, onde, che raggiungevano il  Bigo, il fascio di bracci di carico che moltiplica la natura di naviglio, l’ininterrotta supposizione mediterranea della città, e si sollevavano in alto sull’ascensore panoramico da cui si vedeva Genova medievale e futurista e risorgimentale e colombiana e resistente e portuale e aristocratica e superba fino alle ossa di porfido sprofondate nel basamento liquido del mar ligure, consunte e resistenti, calviniane e sanguinete, e contiane e fossatiane – Bella Signora nostra che appari e scompari, vedi come poco sappiamo di te – e c’era chi proponeva: i blog sono un porto – il porto più grande segnalato da girandole piene di vento, facciate dipinte a colori, affacci d’ansia e torri costiere e immaginazioni che si scontrano: chi viene dal mare vedrà le dune e le alture e bisacce e acqua dolce e mura di calce, chi viene da terra vedrà pinnacoli e maniche a vento e carene e gru e polene protese – e c’era chi giurava: i blog sono un bicchiere  mezzo pieno, per qualcuno mezzo pieno d’acqua, per qualcuno mezzo pieno di polvere d’oro, e c’era chi ribatte
va: i blog sono un immenso rorschach, guardate e riconoscetevi, e la gente guardava, attraverso Genova e pagine e memorie e riconosceva nick e vedeva in trasparenza i nomi, gli  scialli , i ventagli, gli incagli, i ritagli, i giochi e i  giocatori, i  disturbi postraumatici delle amarezze, gli amaretti, i dolcetti, gli scherzetti, gli intelletti , gli effetti ma anche gli  affetti .
Ah, non dimentichiamo i bianchetti (cotti a piastra e serviti su un letto di patate schiacciate, nell’Osteria del Vico Palla) e ovviamente la  focaccia , per piacere.

 Tutto questo per dire che sono stata a Genova, ho visto l’Acquario e Inedita, ho visto amici indispensabili e altri che non vedevo da una vita (tutta la vita, in effetti), ho visto psichiatri ballare la pizzica e editori (alcuni) ballare da soli, ho comprato un numero spropositato di libri e uno l’ho ricevuto in regalo (e ha a che fare con gli occhi dell’anima , per giunta), ho sentito un bellissimo elogio della distanza e ho mangiato cose molto buone. Ho pure conosciuto un oste di nome Walter, e non dirò altro (ma chi c’era, sa di cosa parlo)(giusto per confermare la diffusa opinione che i blogger si parlino addosso come iniziati che non finiscono da nessuna parte). 

Annunci

Read Full Post »