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Posts Tagged ‘Gomorra3’

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Miei adorati, che brivido guardare Gomorra cinque e sei al mattino d’un giorno di pioggia. Ricordatevi; come al solito se non vi piace Gomorra non abbiamo più niente da dirci. Se vi piace, vi farò una proposta che non potete rifiutare. In ogni caso: attenzione spoiler. Poi non dite che non vi avevo avvisati, che vi mando Genny.

Le puntate cinque e sei si possono considerare tutt’uno: un manuale di economia politica gomorrese. Ovvero come le cosche diventano imprenditrici. Che forse vale per il capitalismo tutto: un sistema basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sull’etica del profitto assoluto e sulla deregulation selvaggia, con una ‘nticchia di Hunger Games.

Nella puntata cinque avviene quello che avevamo capito sarebbe successo, prima o poi: Genny, umiliato e offeso, ridotto a un nullatenente e congedato con disonore dalla tavola rotonda dei boss, non può che cercare il suo mentore e il suo pig-malione, nonché sterminatore della famiglia, ovvero Cirù l’ex immortale, appena diventato l’idolo del clan camorrista teen di Sangue Blu e dei suoi, i principini hipster di Forcella che se si affacciassero al tavolo dei boss si sentirebbero dire: “Sciò, guagliò, andate a giocare da ‘nata parte!”.

Cirù, guardando amorosamente la foto della moglie morta (anche se il romanticismo ci vacilla, quando ci ricordiamo che l’ha strangolata lui), glielo dice: minchia, allora ‘e femmene tenevano ragione, a volerci fermare. Ma ormai è tardi, e si ritrovano assieme, Genny e Cirù, soli contro tutti (“Dopo tutte chell che ciamme fatte stamme angora ccà io e te, Cirù”). Ma non sono più quelli di prima: Cirù ha ammazzato la moglie e perso la figlia e il regno; Genny non avrà mai più un taglio di capelli guardabile, e mo’ c’ha pure una cicatrice in faccia che fa tanto scarface. Il tema, d’ora in poi, è “come ti trapianto Edmond Dantès a Gomorra”. Ovvero, la vendetta è un piatto che si consuma al dente. Coi pomodori do’ piennolo.

E qui cominciano le istituzioni di economia. Ovvero: come sviluppare la tua idea d’impresa, trovare finanziatori e fare crescere il tuo business. Il problema chiave del mondo moderno, in un certo senso.

Si comincia con un momento Steve Jobs, commovente assai. Genny lo dice chiaramente: “So’ comme me e te, Cirù: chini e raggia e fame”. La traduzione napoletana di “stay hungry, stay foolish”. Stei angri, stei fulisc e stei senza penzieri.

E così Genny e Cirù, con invidiabile energia e a dispetto di ogni avversità – un vero esempio per la loro generazione – fondano la loro start up, “Arripigliamoci chell’ ch’è nuost”.

Ora, il problema, come sanno tutti, sono gli investitori. I capitali di partenza. Che l’idea può essere buona, ma senza soldi niente cche ffà. E qui arriviamo agli hipster di Forcella, che di solito sbarcano il lunario con modeste rapinette di carichi di Tir, senza versare sangue, anzi dando una mancetta all’autista perché dica che non ha visto in faccia nisciuno (che poi, caro Enzo Sangue Blu, se ti ostini ad andare in giro con la barba roscia, la cofana e numero tre – tre – croci tatuate sul collo, sei come dire un identikit già pronto). Anche questa è una startuppina carina: rubare merce cinese che copia quella italiana, sostituire il packaging, rivenderla in nero agli albanesi spacciandola per vero prodotto italiano. E se non è movimentare l’economia globale questo, non so cosa possa esserlo. Roba che dovrebbero chiamarli a fare un seminario alla Bocconi.

Ma, come sapete, la startup grande ingoia la startup piccola, e Cirù va a proporre a Sangue Blu il salto di categoria, lo startuppone pure citazionista: una rapina in banca, ma come i “Soliti ignoti”. Col buco.
Gli hipster di Forcella devono passare da uno stabile fatiscente, addentrarsi per imprecisati cunicoli nel ventre molle di Napoli e sbucare dove? Davanti alla cassaforte di una banca all’orario di chiusura.

Ora, non vorrei dire, ma io li ho guardati bene questi hipster di Forcella. Sono bravi. Li ho visti scaricare, sconfezionare, reimballare e ricaricare un Tir in dieci minuti; li ho visti ristrutturare e insonorizzare una catacomba in mezzora. Roba che se li vede Jeff Bezos li assume per dirigere il magazzino Amazon di Seattle, o se li vede Fuksas gli fa costruire la prossima Nuvola in un mese (o anche, più modestamente, li possiamo sempre assumere noi per fargli completare DAVVERO la Salerno-Reggio).

Ecco il problema di oggi: la manodopera qualificata che non trova lavoro. E dire che le avevano provate proprio tutte. Pure l’agricoltura. Sangue Blu aveva organizzato una piantagione di maria in una chiesa sconsacrata sotterranea (che la maria in chiesa è puro situazionismo dadaista, eh). Sissignore. Con luce e acqua e timer per tutto. Roba che nemmeno a Matt Damon in The Martian era riuscita. E proprio Sangue Blu c’aveva pure un sentimento, per quelle piante. Lui lo chiama “investimento emotivo”, perché è economia pure quella sentimentale, che diamine (che poi l’inquadratura più bella è quella lì: le piante alte di maria, le sagome di Cirù e Samgue Blu, piccole nel verde, e in fondo l’abside con un dipinto sacro, il cui rosso – in quel mondo buio e verdastro – resiste come una piccola fiamma lontana).

Comunque, con la visita dei soliti ignoti hipster di Forcella alla banca i capitali ci sono, e si può partire.

Ora, voi vi direte, ma qual è esattamente il bissinìs? Eh, miei cari. Non è la droga, non solo. C’è una cosa molto più redditizia, che non delude mai, che si può sfruttare fino all’ultima goccia. Una cosa che esiste in quantità smisurate, anzi più la sfrutti più aumenta – e questa è la vera legge del mercato criminale totale, o forse del mercato e basta – : la fame. L’economista Genny lo dice chiaro: “O meglio business che ce sta a Secondigliano nun è a droga, è a ffame. E nui chista fame l’ame a fa’ fruttà”. Chapeau. Anzi, coppola.

Il piano è semplice: anzitutto coi capitali di partenza (quelli degli hipsters Amazon) ti compri in parti uguali politici disponibili e aziende in crisi. La parte più interessante della puntata sei è quando l’AD Genny va a trovare il prossimo sindaco e futuro presidente della Regione Campania. Un ragazzetto secondo l’ultima moda degli impresentabili: faccina pulita, congiuntivi a posto, doppiopetto slimfit, motto col tricolore e la parola Italia (“L’Italia che avanza”)(ogni riferimento è puramente immaginabile).

Poi occorre rastrellare tutto: tutti quelli che, strozzati dalla crisi e dalle tasse, stanno chiudendo. Pompe funebri, servizi mensa, lavanderie. Qualunque cosa. E lì avviene la sostituzione. L’invasione degli ultracorpi. Un’economia che prende il posto dell’altra, uno Stato che prende il posto dell’altro, senza che da fuori si veda nulla. L’invasione dell’ultraStato. 

Tutto viene replicato. I bandi per le assunzioni: vuoi essere assunto? Versaci 15mila euro e ti diamo un posto. E glielo danno veramente. Certo, senza previdenza sociale (ma, se glielo chiedi, ti dicono che LORO SONO la previdenza sociale), senza sindacati, senza diritti, ma non stiamo a guardare il capello. I contratti e le commesse: ce penzamme nuie, gli faremo proposte che non potranno rifiutare (esemplare l’accordo col custode del cimitero, che farà entrare solo certe ditte di pompe funebri. E infatti, quando arriva un funerale della concorrenza, la cappella – di famiglia – è chiusa col catenaccio. E’ la libera concorrenza, bellezza!). Le questioni contabili: “Ma sulla busta paga c’è scritto 1300 euro, e questi sono solo 850!” “E che vuoi, non le devi pagare le tasse?”.
E se ti ribelli, ti ammazzano. Ma niente paura, se anche non sei forza lavoro mica esci dal ciclo produttivo: la tua cara salma entra nel business dei becchini, e la filiera si completa. Non si butta via niente, a Gomorra. Diteglielo, a Padoan.

Certo, l’altra faccia della medaglia è quella: gli occhi febbrili della donna con la giacchetta striminzita e la fame ‘ncuollo, che va a comprare un posto di lavoro per il marito (“Ci mancano 200 euro per arrivare a 15mila. Abbiamo chiesto al cielo e all’inferno, ma nun c’è stato verso”); il marito in questione, ucciso sotto gli occhi del figlio disabile, da Sangue Blu al suo battesimo come killer (sarebbe un avanzamento di grado attraverso concorso interno per titoli ed esami); la piccola parte di silenzio assenso, o di reale fiancheggiamento che tutti – dall’infermiere dell’obitorio al camionista, dal direttore di banca all’ambulante – danno, perché tanto non c’è scelta, e l’ultraeconomia globale è questa. 

E qui, a chi fosse sfuggito, c’è il senso di tutto questo. Il senso di questa rappresentazione che taluni trovano troppo estrema per la loro sensibilità (e dunque mi aspetto che fuggano la realtà con altrettanta cura), o addirittura offensiva. Il senso di questa denuncia – quella di Saviano, e di altri – che qui viene narrativamente rappresentata, ma non perde un’oncia della sua verità.
Ecco quello che accade ai nostri territori. Ecco l’ultraeconomia vasta pervasiva che regge tanti nostri mondi. Eccola, cazzo, la vedete?

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