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Posts Tagged ‘giornata dell’acqua’

Magritte Corde sensible

Con l’acqua il paese di mia madre cominciava e finiva.
Cominciava con la fontana dell’Acqua medicinale, che aveva sette virtù: faceva i denti bianchi, catturava la luna, dava sapore al pane, curava la gotta, la mossa di stomaco, la risipola e i sogni veritieri, ma non poteva nulla contro il malanimo. La fontana era dopo la curva, circondata da pietre e felci preistoriche.
Dove andiamo? Andiamo all’acqua medicinale.
E così io e le mie cugine passeggiavamo fino all’acqua e poi indietro, dopo aver bevuto alle cannelle di ferro, che erano sempre appannate come di brina, perché l’acqua era gelida, e veniva da un altro mondo, molto più antico del nostro. Infatti non aveva sapore d’acqua: era amara come l’erba, o forse salata come i castagni, o scura come certi boschi impenetrabili che circondavano da ogni lato il paese. Aveva un sapore sottile, diritto in fondo, inspiegabile.
Questa è acqua buona, dicevano a noi di città, ridendo coi loro denti bianchissimi e sgranati.
Sì, annuivamo noi, il mento gocciolante e la bocca intorpidita.
L’acqua, intanto, scendeva nei nostri organismi cittadini, pesante come la salute delle pietre, della valle e della montagna, che risaputamente sono immortali, e più vecchie di dio.

Il paese finiva all’argine della fiumara, invece, che era acqua cattiva, incostante e femmina.
Appariva, spariva, spingeva la sua lingua di detriti dentro il sottobosco, spaventava gli animali e insidiava le case.
La fiumara ci odia tutti… e qualche giorno… , diceva mia nonna, che aveva il gusto delle catastrofi. Diceva che la sentiva scorrere sotto terra, sotto la strada, sotto la casa, e qualche giorno si sarebbe portata via tutto il paese. La sentiva anche d’estate, quando diventava un ruscello o anche meno, un niente, un ricordo, una sete d’acqua e pietre spaccate dalla rabbia e dal sole.
Lei diceva che un ventre d’acqua tiene ogni cosa, e tutto finisce e comincia lì. Come il paese.

Questo per rammentare che oggi è la Giornata dell’acqua.
Perché, dai tempi di mia nonna, l’acqua s’è trasformata. Ora gira in vestiti di pvc anche molto eleganti, e la invitano ai convegni degli ambientalisti, la fanno recitare negli spot. Ora ne hanno paura, non perché è troppa ma perché non ce n’è abbastanza. Ora si può parlare dell’acqua secondo la percentuale di sodio, gli oligoelementi e il ph. Il punto è che è rimasta a scorrere là sotto, e la possiamo sentire, lontana e minacciosa.
E mi viene in mente anche un’altra acqua, di cui m’hanno parlato ma che non ho mai visto o toccato: l’acqua delle saline di Trapani. Anche quella col sale è una guerra antica. Lo si deve attirare fuori dal mare, farlo venire in superficie, bianco come la luce. Così l’acqua passa la sua via crucis per perdersi, sparire, tornare altrove, dappertutto.
E l’acqua non è inodore, incolore e insapore. L’acqua può avere un sacco di nomi. Acqua crura, acqua fatta, acqua marciùsa, acqua matri, acqua ‘nciuri, acqua sarchia, acqua vergini: tutti i nomi dell’acqua delle saline, l’acqua tormentata e spinta via dagli uomini. L’acqua che – secondo mia nonna – prima o poi si vendicherà.
Chissà, fra centomila anni il mondo sarà un cristallo di sale, e l’acqua una corona di ghiacci, in sogno.

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