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votantonio

Allo scopo di evitare le mortificanti polemiche che stanno accompagnando il sussulto, anzi lo spasmo, del Pd per lasciarsi alle spalle la stagione paludolettica e marciare (o marcire) compatto verso il Sol dell’Avvenir, abbiamo preparato una bozza di legge elettorale che supera i problemi posti dall’Italicum e che non potrà che soddisfare le esigenze di tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso (o al limite escluso sotto il 5 per cento).

MATTEORELLUM

(altrimenti detto: chi mi piglia pe’ spagnola, chi mi piglia pe’ frangesa)

Un sistema accuratamente sproporzionale, che democraticamente favorisce le forze di Letta e di governo, gli alleati i cui leader abbiano il cognome che comincia per B e abbiano avuto almeno una condanna definitiva per un reato fiscale grave, i partiti il cui segretario abbia partecipato almeno una volta alla “Ruota della fortuna”.

Il sistema sarà innominale puro, con doppio turbo, eliminazione all’italiana e golden gol. L’innominale, che ha il vantaggio di risolvere l’annosa querelle sulle liste di nominati, permette di conoscere i nomi dei candidati solo dopo l’eventuale elezione, e a volte nemmeno allora, a discrezione dei capi della coalizione, del partito o del clan, che potranno riservarsi di comunicare l’identità degli eletti in un momento qualsiasi della legislatura, ma anche no.
L’innominale può trasformarsi in innominabile, secondo la natura degli eletti (pensiamo a illustri precedenti quali Dell’Utri, Cosentino, Verdini, Previti e tanti altri che, appunto, non nominiamo).

Secondo il doppio turbo, ma anche singolo, la coalizione o il partito che abbia ottenuto almeno il 35% dei consensi avrà un premio a percentuale variabile, fino al 53% (democraticamente, e per ragioni di uniformità, la stessa praticata dalle banche e dalle finanziarie per un prestito alle famiglie o alle imprese). Se nessuna delle forze in competizione riuscisse a ottenere il 35 per cento la prima volta, si continuerebbe a tirare in porta fino al raggiungimento della maggioranza (o dell’accordo).
Nel caso in cui nessuno dovesse arrivare primo, è previsto un terzo turno, con voto segreto, anzi segretario, per consentire finalmente una corretta regolamentazione dell’antico e mai adeguatamente normato istituto dell’inciucio.

Le spreferenze consentono di ovviare a uno dei problemi più fastidiosi insiti nei sistemi elettorali, che da anni la politica cerca di risolvere o superare, ma sin qui adoperando soluzioni poco efficaci: la volontà degli elettori. Un elemento nocivo e dannoso per la Repubblica, che – sostenuto da una Costituzione chiaramente antiquata – pone enormi ostacoli alla piena e democratica realizzazione degli intenti dei partiti.

La spreferenza è il sistema più semplice che consente di trasformare qualunque espressione di consenso nell’espressione del consenso opposto.
Facciamo un esempio: spreferire la sinistra consente di votare la sinistra aumentando il consenso di Berlusconi. Spreferire il NCD consente di votare Alfano aumentando il consenso di Berlusconi. Spreferire il Movimento 5 Stelle consente di votare Grillo aumentando il consenso di Berlusconi. Spreferire Forza Italia consente di votare direttamente Berlusconi (tanto lui non ci fa caso, fidatevi).

Le circoscrizioni, chiamate anche circonvenzioni (d’incapaci), saranno uguali al numero dei designati dai partiti più 3.14 oppure, per le Regioni a statuto speciale, anche 6.28. Ci saranno tanti seggi quante sono le circoscrizioni, meno uno: gli eletti dovranno correre in cerchio e, al segnale convenuto, sedersi tutti. Chi resterà in piedi confluirà nel listone unico nazionale, dove è previsto l’innovativo sistema europeo dell’ambarabaciccicoccò (testato personalmente, per competenza, dal segretario del Pd Renzi e dal suo staff).

Lo scappellamento resta a destra. Gli antani e alfani pure.

Il quoziente (o QI) viene abbassato allo 0,1 %, secondo il modello Gasparri-Calderoli ma anche Comi-Fassina, per rendere davvero universale il suffragio (e ricomprendervi, per esempio, la maggior parte degli elettori della Lega: in un’ottica di pacificazione specie-specifica e darwiniana non sarà più possibile invocare la non appartenenza alla razza umana per ottenere l’annullamento di voti validi o firme false).

Le liste-civetta e le liste-oca saranno possibili solo su presentazione di apposite referenze (diploma in igiene dentale, certificato di residenza all’Olgettina, master di perfezionamento in burlesque, attestato di partecipazione a cene eleganti). 

Gli sbarramenti saranno modellati su quelli in vigore tra Malta e Lampedusa: il partito che non dovesse raggiungere la percentuale di materia grigia di Alfano (la soglia, dopo le polemiche di questi giorni, è stata abbassata, come si può vedere, fino al limite minimo della misurabilità) sarà respinto in mare.

Solo chi dovesse appellarsi allo status di rifugiato politico presso un altro partito potrebbe essere accolto negli appositi Cie (Coalizioni di indistinguibilità ed eterodirezione) che saranno creati presso i Gruppi parlamentari. Per tutti gli altri è previsto il nuovo reato di clandestinità politica: basta con i piccoli partiti che vengono a togliere le maggioranze ai partiti grossi.

Lo scopo del Matteorellum, come si vede, è oltrepassare le vetuste contrapposizioni ideologiche e l’obsoleta distinzione tra maggioranze e minoranze e mirare al PUAH, Partito Unico Ad Honorem, che consenta, in un futuro che speriamo non troppo remoto, anche il superamento definitivo dell’istituto antidemocratico e antieconomico delle elezioni.

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quarto stato oggi

Cercavo la sinistra, stamattina.
Al mercato, la sinistra erano marito e moglie al loro banco di verdure, le  dita marroni tra cui sparivano i centesimi di quell’economia minima, fondamentale che girava, vestita male, sofferente, in mezzo alla gente, dieci centesimi di qui, otto di là, perché ci sono vite misurate in centesimi, uno sull’altro, dalle quattro del mattino alle otto di sera, e poi a letto.
Quell’economia piccola, smunta, guardava alla sinistra, ma mica la riconosceva: si guardavano senza conoscersi, senza poter fare nulla l’una per l’altra, forse senza nemmeno esistere, l’una per l’altra.

La sinistra era il garzone marocchino, la pensionata che toccava i cavolfiori uno per uno, il custode del parcheggio seduto sul bizzolo, ero io che stavo contemporaneamente in due piazze diverse: quella dei centesimi, dei cavolfiori, delle cassette di legno che oggi sono cassette domani sedili dopodomani legna per il forno, e quella che mi portavo in tasca, dentro l’aifòn, quella virtuale dove invece di passeggiare scriviamo, invece di comprare linkiamo invece di gridare ritwittiamo e mi chiedevo se fossero la stessa cosa, quelle due piazze, e dove mai si potessero incontrare, oltre che – fortuitamente e malamente – nella mia persona.

Mi chiedevo come e dove quella sinistra, quella scritta e proclamata, linkata e ritwittata, potesse mai incontrare i cavolfiori della pensionata, l’economia dei centesimi, le cassette di legno spostate dal garzone marocchino. Dove la sinistra materiale, quella dei prezzi, dei diritti, dei contratti, delle relazioni, diventasse la sinistra immateriale delle parole, e forse quella irreale delle votazioni a scrutinio segreto e dei segreti a scrutinio palese. La sinistra che non sa nemmeno di esistere e la sinistra che esiste in un modo che nessuno di noi comprende, per alzata di mano e coltello nello schiena. In mezzo noi, il corpo elettorale per metà incorporeo, dissolto nella nuvola di status, tweet, link, che tutti assieme fanno una voce incredibile ma anche nessuna voce, non più dell’uno vale uno che sottoscriviamo con la matita copiativa, nella cabina di legno durante quel rito povero, laico, spartano che è la democrazia esercitata, la democrazia applicata talmene capillare e minima che nemmeno noi la comprendiamo per intero.

Mi chiedevo come convertire una piazza nell’altra, scambiare link con cavolfiori e sguardi con diritti, e matite copiative con parole e scelte che ridiventano centesimi, legno, cavolfiori, banchi della frutta e verdura. E anche segretari di partito che dicono cose che condivido o quantomeno rispetto, e portavoce che portano voci sensate, meditate, limpide, nutrienti.

Non so se il Pd è morto, so che la sinistra non può morire. Ma non so esattamente come farla vivere, con questo suo corpo così bello, inafferrabile, mezzo piazza e mezzo parola, mezzo cavolfiore e mezzo matita, mezzo me mezzo chissà.

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