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Posts Tagged ‘Berlusconi’

votantonio

Allo scopo di evitare le mortificanti polemiche che stanno accompagnando il sussulto, anzi lo spasmo, del Pd per lasciarsi alle spalle la stagione paludolettica e marciare (o marcire) compatto verso il Sol dell’Avvenir, abbiamo preparato una bozza di legge elettorale che supera i problemi posti dall’Italicum e che non potrà che soddisfare le esigenze di tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso (o al limite escluso sotto il 5 per cento).

MATTEORELLUM

(altrimenti detto: chi mi piglia pe’ spagnola, chi mi piglia pe’ frangesa)

Un sistema accuratamente sproporzionale, che democraticamente favorisce le forze di Letta e di governo, gli alleati i cui leader abbiano il cognome che comincia per B e abbiano avuto almeno una condanna definitiva per un reato fiscale grave, i partiti il cui segretario abbia partecipato almeno una volta alla “Ruota della fortuna”.

Il sistema sarà innominale puro, con doppio turbo, eliminazione all’italiana e golden gol. L’innominale, che ha il vantaggio di risolvere l’annosa querelle sulle liste di nominati, permette di conoscere i nomi dei candidati solo dopo l’eventuale elezione, e a volte nemmeno allora, a discrezione dei capi della coalizione, del partito o del clan, che potranno riservarsi di comunicare l’identità degli eletti in un momento qualsiasi della legislatura, ma anche no.
L’innominale può trasformarsi in innominabile, secondo la natura degli eletti (pensiamo a illustri precedenti quali Dell’Utri, Cosentino, Verdini, Previti e tanti altri che, appunto, non nominiamo).

Secondo il doppio turbo, ma anche singolo, la coalizione o il partito che abbia ottenuto almeno il 35% dei consensi avrà un premio a percentuale variabile, fino al 53% (democraticamente, e per ragioni di uniformità, la stessa praticata dalle banche e dalle finanziarie per un prestito alle famiglie o alle imprese). Se nessuna delle forze in competizione riuscisse a ottenere il 35 per cento la prima volta, si continuerebbe a tirare in porta fino al raggiungimento della maggioranza (o dell’accordo).
Nel caso in cui nessuno dovesse arrivare primo, è previsto un terzo turno, con voto segreto, anzi segretario, per consentire finalmente una corretta regolamentazione dell’antico e mai adeguatamente normato istituto dell’inciucio.

Le spreferenze consentono di ovviare a uno dei problemi più fastidiosi insiti nei sistemi elettorali, che da anni la politica cerca di risolvere o superare, ma sin qui adoperando soluzioni poco efficaci: la volontà degli elettori. Un elemento nocivo e dannoso per la Repubblica, che – sostenuto da una Costituzione chiaramente antiquata – pone enormi ostacoli alla piena e democratica realizzazione degli intenti dei partiti.

La spreferenza è il sistema più semplice che consente di trasformare qualunque espressione di consenso nell’espressione del consenso opposto.
Facciamo un esempio: spreferire la sinistra consente di votare la sinistra aumentando il consenso di Berlusconi. Spreferire il NCD consente di votare Alfano aumentando il consenso di Berlusconi. Spreferire il Movimento 5 Stelle consente di votare Grillo aumentando il consenso di Berlusconi. Spreferire Forza Italia consente di votare direttamente Berlusconi (tanto lui non ci fa caso, fidatevi).

Le circoscrizioni, chiamate anche circonvenzioni (d’incapaci), saranno uguali al numero dei designati dai partiti più 3.14 oppure, per le Regioni a statuto speciale, anche 6.28. Ci saranno tanti seggi quante sono le circoscrizioni, meno uno: gli eletti dovranno correre in cerchio e, al segnale convenuto, sedersi tutti. Chi resterà in piedi confluirà nel listone unico nazionale, dove è previsto l’innovativo sistema europeo dell’ambarabaciccicoccò (testato personalmente, per competenza, dal segretario del Pd Renzi e dal suo staff).

Lo scappellamento resta a destra. Gli antani e alfani pure.

Il quoziente (o QI) viene abbassato allo 0,1 %, secondo il modello Gasparri-Calderoli ma anche Comi-Fassina, per rendere davvero universale il suffragio (e ricomprendervi, per esempio, la maggior parte degli elettori della Lega: in un’ottica di pacificazione specie-specifica e darwiniana non sarà più possibile invocare la non appartenenza alla razza umana per ottenere l’annullamento di voti validi o firme false).

Le liste-civetta e le liste-oca saranno possibili solo su presentazione di apposite referenze (diploma in igiene dentale, certificato di residenza all’Olgettina, master di perfezionamento in burlesque, attestato di partecipazione a cene eleganti). 

Gli sbarramenti saranno modellati su quelli in vigore tra Malta e Lampedusa: il partito che non dovesse raggiungere la percentuale di materia grigia di Alfano (la soglia, dopo le polemiche di questi giorni, è stata abbassata, come si può vedere, fino al limite minimo della misurabilità) sarà respinto in mare.

Solo chi dovesse appellarsi allo status di rifugiato politico presso un altro partito potrebbe essere accolto negli appositi Cie (Coalizioni di indistinguibilità ed eterodirezione) che saranno creati presso i Gruppi parlamentari. Per tutti gli altri è previsto il nuovo reato di clandestinità politica: basta con i piccoli partiti che vengono a togliere le maggioranze ai partiti grossi.

Lo scopo del Matteorellum, come si vede, è oltrepassare le vetuste contrapposizioni ideologiche e l’obsoleta distinzione tra maggioranze e minoranze e mirare al PUAH, Partito Unico Ad Honorem, che consenta, in un futuro che speriamo non troppo remoto, anche il superamento definitivo dell’istituto antidemocratico e antieconomico delle elezioni.

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Auguri per tutti.

Auguri shalabayevi ad Alfano e auguri congolesi a Bonino.
Auguri ai quarantenni che comandano: Letta, che dice di avere 40 anni, ne ha quasi 50 e ne dimostra 60, e Napolitano, che 40 anni ce li ha più di due volte.
Auguri brunetti a Brunetta (“e quanto hai speso per i regali? Quanto hai speso? Quanto? Quanto hai speso? Quanto?”).
Auguri al porcellum di cui ci siamo sbarazzati per via giudiziaria. Quello che di nome fa Silvio.
Auguri telefonici alla Cancellieri: chiamo da tre giorni, ma è sempre occupato.
Auguri telefonici pure a Obama: anche se non lo chiamo, mi risponde sempre lui. Auguri telefonici agli stalker: Chiara Tim, foca e pinguino Vodafone, Vanessa e Giorgio Wind. Ora sapete perché ho il contratto con 3.
Auguri alla stabilità: quando sarà completamente realizzata vorrà dire che saremo tutti morti.
Auguri ai miei candidati di quest’anno, uno eletto e uno no (ma non so a chi sia andata peggio): Renato Accorinti, sindaco zen di Messina, e Pippo Civati, deputato zen del Pd. Ah, ci sarebbero pure gli ApeEscape: io li ho votati, ma ha vinto quel democristiano di Michele.
Auguri a Stefano Rodotà, che in un mondo perfetto è il mio presidente della Repubblica (con Maurizio Landini presidente del Consiglio ed Enrico Berlinguer segretario del Pci)(lo so, Berlinguer è morto e pure il Pci, ma ci sono esattamente le stesse probabilità che succeda).
Auguri alle mie cause perse: la vittoria è continuare a insistere. Ma che fatica.
Auguri ai miei compagni di strada, soprattutto virtuali: loro non lo sanno, ma mi aiutano a resistere anche solo stando al mio fianco, testo contro testo. Testoni che non siamo altro.
Auguri a chi pensava di stare seduto dalla parte del torto. Ed era vero.
Auguri alla bellezza, perché accetti di salvarci. Anche a nostra insaputa.
Auguri a voi, che siete arrivati in fondo a quest’elenco. Il mondo è di chi salta gli elenchi, ma la bellezza preferisce quelli che li leggono fino alla fine.

Auguri

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Uno dei vincitori IgNobel esulta dopo l'annuncio.

Uno dei vincitori IgNobel esulta dopo l’annuncio.

 

Assegnati gli IgNobel italiani: abbiamo in esclusiva l’elenco dei premiati.

 

Premio per la Fisica: al Pdl per i fondamentali esperimenti di speculanabasi, o arrampicamento sugli specchi, in difesa del loro leader pregiudicato.

 

Premio per la Chimica: al Pd per l’invenzione del secolo, il solvente definitivo di elettorato di sinistra.

 

Premio per la Giurisprudenza: ai tanti che hanno votato entusiasti la Legge Severino e ora la trovano incostituzionale, pessima, inutile, inapplicabile ecc. ecc.

 

Premio per la Pace: a Daniela Santanché (che fino all’ultimo è stata in ballottaggio con le mine antiuomo, ma poi ha vinto, con i complimenti della giuria).

 

Premio per la Medicina: a Silvio Berlusconi, per il più riuscito esperimento di rianimazione di elettorato clinicamente morto e per i risultati conseguiti in tanti anni di gestione di partito in stato vegetativo.

 

Premio per l’Economia: all’Imu, l’unica tassa-fenice capace di non essere amata da nessuno ma votata da tutti, di risorgere dalle sue ceneri sotto forma di altre tasse.

 

Premio per la LettAratura: a Giorgio Napolitano, per la sua opera fondamentale “Le Mille e una Letta”, con la quale, novello Sheherazade, continua a prendere tempo raccontandoci la favola delle larghe intese indispensabili al Paese.

 

 

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Abbiamo avuto in esclusiva la bozza d’un riservatissimo documento diffuso in queste ore tra parlamentari e giuristi delle larghe intese: lo scopo è quello di confezionare finalmente leggi che soddisfino pienamente il principio di non-divisività così caro al nostro Paese e al suo Re, evitare situazioni penose come quelle in cui la legge Severino (e la magistratura partenopea e comunista) ci hanno cacciati e, finalmente, uscire dal cul(flaccido)-de-sac in cui siamo piombati.

I principi fondamentali a cui deve obbedire una buona legge:

  1. Retroattività e postattività La legge non deve essere retroattiva ma nemmeno postattiva: dev’essere applicabile ad horas, ma anche ex horas, ex post ma anche ad post, in post e sub post (detta anche legge suppost), secondo come la si voglia orientare nel tempo e nello spazio.
  2. Estinzione retroattiva. Alla bisogna, la legge può causare l’estinzione retroattiva del reato: lo scopo è applicarla tante volte da arrivare alla cancellazione per intero del codice penale (con effetti ancora più oggettivamente dirompenti di qualsiasi decreto svuota-carceri e/o amnistia).
  3. Riserva selettiva. La legge deve prevedere riserve selettive producibili al momento (secondo principio della termodinamica giuridica: nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si deforma): può escludere, ad esempio, tutti i condannati il cui cognome comincia per B, o che abbiano almeno un figlio il cui nome comincia con Pier, o che siano stati presidenti del consiglio per almeno tre volte, o che possiedano almeno un vulcano e un segretario di partito il cui nome cominci per A e che sia solito arrivare di corsa quando gli si fischia.
  4. Intermittenza costituzionale. Una buona legge deve essere intermittente; costituzionale/incostituzionale, costituzionale/incostituzionale, a intervalli definibili secondo i casi, le maggioranze parlamentari e la larghezza delle intese.
  5. Metafisica. La legge deve ritenere l’incandidabilità e/o l‘interdizione dai pubblici uffici anzitutto una categoria dello spirito.
  6. Reversibilità. La legge può essere nello stesso tempo penale ma anche civile o amministrativa. Persino nessuna delle tre: nel caso la si può considerare regolamento condominiale, scala C, istruzione d’uso per il funzionamento del decoder digitale, bugiardino per farmaco antiemetico.
  7. Ikea. La legge dev’essere componibile e scomponibile a piacimento: può avere un numero variabile di articoli e commi, provvisti eventualmente di coperture, scaffali supplementari, accessori interni e concorso esterno. Utilizzabili anche gli appositi sostegni parlamentari, non inclusi nella confezione.
  8. Elasticità della pena e/o sanzione. Le sanzioni possono andare da un buffetto sulla guancia alla decapitazione sulla pubblica piazza, secondo fasce orarie, effemeridi, ciclo lunare e mestruale. I soggetti possono essere inclusi o esclusi secondo l’illogica insiemistica, la prostaferesi, il colesterolo hdl, l’indice di traffico sulla Salerno Reggio.
  9. Autocancellazione. La legge dev’essere all’occorrenza autocancellante, per cui si possa invocare l’autocancellazione retroattiva, con ricusazione delle opinioni espresse e dei voti dati da coloro che l’avevano auspicata/scritta/voluta/votata e, in casi estremi, applicazione di incantesimo Oblivion sulla popolazione (che ha mostrato, negli ultimi vent’anni, di essere già matura per l’applicazione di questo fondamentale principio di civiltà e democrazia).
  10. Commutazione. La legge deve funzionare secondo la proprietà commutativa: qualsiasi reato e/o pena si può commutare nel suo esatto opposto. Ad esempio, un frodatore fiscale si può considerare benefattore delle finanze d’un altro Paese (di solito svantaggiato: Antigua, Bermuda), e dunque benemerito membro della Finanzieri Senza Frontiere. In tal caso la sanzione potrebbe essere la ricandidatura a leader d’un partito e la consegna delle chiavi di Palazzo Chigi.

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Signori, la patonza è una cosa seria, serissima. Tutta la mia generazione, e un paio d’altre dopo (come sapete, le generazioni sono ormai velocissime: in dieci anni ce ne sono anche tre in fila)(no, non dietro la porta del Papi) credeva di aver cambiato, a se stessa e al resto del mondo, la percezione della patonza.
Da bene-rifugio a bene condiviso. Da bene familiare trasmissibile con regolari sponsali e/o compravendita a libero bene in libero amore. Da moneta di scambio e occulto progresso sociale a moneta del Monopoli, ovvero spendibile a scopo unicamente ludico e ad alto tasso di reciprocità, comprando gli unici beni, per definizione, senza prezzo (dunque di solo valore): amore, piacere, gioia, condivisione, scambio.
A cavallo delle patonze liberate siamo volate davvero per ogni dove, e anche da nessuna parte: siamo rimaste a fare le fidanzate, le mogli, le madri. Ma una patonza libera è libera per sempre, e dà lezioni di libertà. A chiunque.
E la sua – la nostra – vittoria principale era stata proprio l’abolizione del mercato. La patonza per noi è letteratura, sentimento, emozione, corpo, conoscenza, ironia, immaginazione, passione, gioco, bellezza, identità, valore. Qualunque parola che non sia “mercato”. E non c’è mercato per il non-mercato. Per fortuna.
Ma la lezione di libertà (e non di liberismo) della patonza non è arrivata ovunque, o forse i tempi maledetti dalla tv e dal mercato – l’orrido mercato globale che ci avvolge, anche qui mentre crediamo di scrivere su liberi tasti in libero web, il mercato totale a cui questo mondo di Borse e caimani e borse di caimano tende asintoticamente – hanno lavorato contro le cose per definizione più fragili e colossali di questo mondo: le cose senza prezzo. Le cose che bisogna sudarsi e non comprarsi.
Ora quell’individuo che ha allignato per molto tempo a capo del nostro governo ( ma ora pure, sotto altra forma largointesa e sottoposta),  l‘unto del signore (ma anche l’unto e basta), il salvatore di nipoti di Mubarack, il benefattore di Olgettine smarrite, lo sapete, ha pronunciato in passato proprio lui, senza saperlo, la parola (perdonatemi per il campo semantico) chiave: patonza. Ma l’ha pronunciata nella sua lingua disgustosa, non nella nostra.
La lingua del prezzo, degli affari, degli interessi. La lingua di suoni gutturali e gestacci. La lingua degli esercizi di sottomissione, della prostituzione intellettuale e fisica. La lingua che non avvicina, non comprende, non immagina.
La stessa lingua (che poi, come sappiamo, la lingua è per taluni prezioso strumento di lavoro) con cui un gruppo di fedelissime amazzoni e fedeli scudieri (soprattutto Sancho Giuliano Panza)  ha creduto di difenderlo: scambiando una volta di più la libertà della patonza (sì, quella della sinistra bacchettona e moralista, proprio lei) con la libertà del mercato della patonza, ahinoi.
Caro ex premier e neocondannato, cari “siamotuttiputtane”, la patonza gira. Meglio, la patonza si gira, quando Lei passa, quando voi manifestate, e fa una smorfia di disgusto.
Lei, caro ex premier e neocondannato, non capirà mai la patonza, si rassegni. Penserà di comprarla, ma sarà solo una finzione.
Lei, signor ex premier e neocondannato, mi fa molta pena: vincendo tutto, o credendo di vincere tutto, non sa quello che si è perso.

 

Una patonza libera

 

Ripropongo, attualizzato perché attualissimo, un post dei due anni fa, quando l’ex premier e neocondannato disse che “la patonza deve girare”. Beh, forse la patonza è una ruota, come il destino e la Storia.

 

 

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Berlu e Alfano

“Scrivi, Angelino:

Veniamo noi con questa mia addirvi che, scusate se sono poche, ma vi vogliamo restituire l’Imu ingiustamente pagata, specie che quest’anno c’è stata una grande moria tecnica delle vacche, che quando governavamo noi medesimo di persona erano grasse, e non magre come ora. Che poi, come voi ben sapete, non ci hanno fatto proprio governare, per colpa – scrivi Angelino: col-pa – dei giudici comunisti, delle maree, della Costituzione. Punto. Punto e virgola. Due punti – che non dicano che siamo provinciali, che siamo tirati, che siamo di sinistra: abundandis abundandum, come dice Ghedini.
Questa moneta, che voi potreta, potreta – femmina, è femminile, Angelino – riscuotere alle poste, o con bonifico bancario, questa moneta servono a che voi vi consolate dal dispiacere che avete avuto un professorino come Monti al mio posto, e che scrivete, scrivate – è congiuntivo, Angelino, chiedi a Capezzone – sulla scheda: Berlusconi presidente. Pre-si-den-te: è aggettivo qualificativo, Angelino.
Perché il presidente è presidente che merita, che pensa al bene dell’Italia, che tiene la testa al solito posto (si tocca la patta). Punto, punto e virgola, un punto e un punto e virgola.
Salutandovi indistintamente… salutandovi indistintamente…il Pdl che siamo noi – apri una parente e dici che siamo noi. Hai aperto la parente? Era la nipote, no? Lo hanno votato tutti che era la nipote! Chiudila! – in data odierna.

Abbiamo vinto, Angelino”.

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satiro

No, ma dico, cosa volevate, Excalibur? Pensavate davvero che sarebbe bastato mettere Berlusconi davanti a tutte le sue matasse di contraddizioni, di bugie pietose, di finzioni perché si sciogliesse come i vampiri centenari alla luce del sole?
Che dicesse: “Cribbio, Santoro, ha ragione: come posso dire una cosa e il suo opposto? Come posso affermare davvero che in diciassette (ripeto per i non udenti, non guardanti, non pensanti: diciassette ndr.) anni non ho fatto assolutamente nulla perché la Costituzione è bastarda e lega le mani di chiunque, gli alleati sono lagnosi, le maree e i cicli lunari avversi e il destino cinico e baro? Come posso dire che l’Imu è stato un tranello del governo Monti quando l’ho voluta e votata? Come posso difendere la banda di ladroni, criccaroli, fioriti e mignotte che mi sono portata dietro e ho infilato in tutti i buchi liberi dello Stato? Cribbio, Santoro, mi consenta, mi sa che voto Vendola, stavolta”.

Ma siete matti?

Ieri sera, a Servizio Pubblico, è andato in scena l’estremo tentativo (estremo perché credo sia difficile che si ripeta: ci toccheranno tutta una serie di plastici e plastiche da Vespa & altre Mediasettate, spot, santini e altra fuffa) di compiere l’esorcismo, di piantare il paletto di frassino della realtà (dei fatti, delle cifre, delle dichiarazioni fatte, scritte e sottoscritte) nel corpo da zombie non di Berlusconi (lui semmai è più una mummia cinese) ma del Berlusconismo. Un corpo enorme, largo quanto l’Italia, lungo quanto diciassette anni. Un corpo come quello degli zombie: tecnicamente morto e decomposto (in effetti, puzza), ma che si continua a nutrire della carne e del sangue altrui. Il nostro, tecnicamente.

Ieri Santoro e i suoi, con modalità e stili diversi, hanno portato fatti, dati, cifre, contraddittorio. Scontrandosi con l’unica, vera, immensa qualità di Berlusconi: la sua irriducibilità.
Perché lui non dice menzogne: lui nega sistematicamente la realtà. Lui ha una serie di bugie di scorta – e, a onor del vero, anche una resistenza fisica suprema – che gli consentirebbero di reggere qualsiasi contraddittorio all’infinito.
“Lei ha governato per 17 anni, e gli ultimi 8, come mai non è responsabile di nulla?”
“Perché quando mi sono dimesso andava tutto bene, i ristoranti erano pieni”.
Lei aveva una maggioranza bulgara, in Sicilia 61 parlamentari su 61, come mai dice che non poteva operare?”.
Perché la Costituzione lega le mani a chiunque”.

Ora, un confronto è possibile solo se gli avversari sono d’accordo almeno su un piano: il principio di realtà. Non è questo il caso.
Dunque, l’unica cosa da fare è presentare comunque le contraddizioni, perché almeno da fuori siano ben visibili – e magari supportate da filmati, articoli di giornale, testimonianze (ricordatevi Maroni e Tremonti) – e, inoltre, agire di ironia, ribaltare nell’assurdo quel che come assurdo nasce ma viene posto come realtà. Esattamente quel che ha fatto Santoro: l’unico che finora io abbia visto (smentitemi, se riuscite) a ironizzare con Berlusconi (e che poi questo sia stato un momento televisivamente e spettacolarmente riuscito, non diminuisce la portata della cosa).

(A proposito, sull’altro capo di imputazione, ovvero il presunto accordo scellerato dietro le quinte, ritengo sia da stupidi far finta di non sapere che c’era un accordo tra le parti, formale, sulle regole del confronto, o altrimenti Berlusconi col cappero che sarebbe mai andato a farsi spennare. Ma era sulle regole, non era un inciucio stile Lega, per dire).

Di solito invece, dovete ammettere, gli intervistatori (quelli veri, ovviamente, non le badanti in studio come Barbara D’Urso) vengono come colti da catatonia e stupore traumatico, davanti alle balle spaziali di Berlusconi.
Perché una balla spaziale è roba seria, credetemi.

Qualche tempo fa, in una strada di Roma, ho visto un gazebo. C’era un tizio molto distinto con una pila di depliant. Asserivano che presto scenderanno dai cieli i nostri fratelli alieni Elohim (giuro che è vero, leggete qui: http://it.rael.org/rael), nostri creatori, a salvarci.
Ho discusso per mezzora, con quel tipo. Era esattamente come Berlusconi ieri: impenetrabile a qualsiasi principio di realtà.
La scienza? Un inganno internazionale. Le prove scientifiche dell’esistenza degli Elohim? Esistono, ma sono occultate per screditare il movimento. Scherzare, coi seguaci degli Elohim, è impossibile. E provate a scherzare con la Biancofiore o la Santanché, per dire.

Beh, Santoro – che, sia detto con chiarezza, non mi è mai piaciuto – è riuscito a ironizzare con Berlusconi (“Se lei ha davvero chiamato al centralino Mediaset, io mi faccio suora”; “Questa è ancora più grossa di quella del centralino, via, non è da lei, lasci perdere”). E l’ironia è sempre il grimaldello della realtà. Ma è, appunto, un grimaldello, non un bazooka.

Vi prego, non facciamo tutti il più berlusconiano degli errori: credere che la tv e la realtà siano la stessa cosa. Non lo sono, anche se l’una può influenzare l’altra fino alle estreme conseguenze (e non sto parlando della realtà).

E ancora. Travaglio, lui, l’insopportabile Marco Travaglio, ieri ha fatto un editoriale bellissimo. Un editoriale per lui inconsueto: quello su ciò che Berlusconi – ripeto qui, colui che ha avuto la più grande e solida maggioranza della storia della Repubblica – non ha fatto. Quello che parlava dell’unica cosa che Berlusconi è e sarà, è stato e continua a essere: il Nulla.
  Un nulla non inoffensivo, statico, remoto, ma contagioso, dinamico, zombificante.

La contro-lettera a Travaglio, inoltre, è stata un ottimo colpo – se stiamo parlando di show, però io vorrei che vi concentraste su quella cosa insignificante, che sta lì ai margini dello show: la realtà – ma decisamente era pietosa. La laurea tardiva era al livello delle accuse di calzini turchesi a Mesiano, il riferimento a Montanelli patetico (conoscendolo, il vecchio di Fucecchio, un vero vecchio di indomita giovinezza, non come la mummia decrepita, si sarà rigirato nella tomba), l’elenco delle cause contro Travaglio (qualunque giornalista militante e aggressivo come lui ne ha decine, di querele e di cause: vi ricordate quante ne ha Sallusti, per dire? E chiedete a un qualunque direttore di testata), e per giunta cause civili, non penali, è stato davvero triste. Bene ha fatto Santoro a interromperlo: non stava, davvero, aggiungendo nulla.

Ora, leggere – a botta calda, già nei tweet di ieri, e oggi su tanti siti e giornali – che nel “duello” Berlusconi ha vinto, solo perché non ha perso il sorriso (e, a parte che quel sorriso glielo ha fatto il chirurgo e ormai resta sempre così, non è nemmeno vero: mentre parlava Giulia Innocenzi lui aveva gli occhi a fessura e i pomelli di un arancione rovente. Quando gli hanno rigirato la frittatona della DeutscheBank era stizzito, altroché: andatevi a guardare YouTube), non si è disfatto in lacrime, non si è convertito come l’Innominato, non ha baciato Santoro, mi pare davvero enorme.

E mi dice con chiarezza che questo paese non ha speranze. Moriremo berlusconiani. Cioè zombie. Cinesi.

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