Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for gennaio 2015

Creation_of_Adam_(Michelangelo)_Detail charlie

No, perché già la faccenda dell‘identità è un gran casino, e tutti questi “Je Suis” a cui la sottoscritta ha aderito con furibonda passione sono diventati, in pochi giorni, ingovernabili (che poi non so concepire, a dirla tutta, un’identità che non sia caotica, affollata come la cucina delle zie il giorno di Vigilia, altrettanto speziata e babelica)(bell’aggettivo, babelico: mi piace fino dalle elementari).

In fin dei conti, mi chiedo, ma chi suis, je? E onestamente il problema non è avere poche risposte, o nessuna, ma averne troppe.
Sono femmina, calabrese, meridionale, italiana. Sono (difficoltosamente) madre, sono stata profondamente figlia (ma non credo si possa smettere), sono molto nipote. Sono sorella di diverse sorelle, nessuna consanguinea.
Sono (vabbè) di sinistra. Tendo a stare con minoranze non sempre qualificate, ma con l’età ho scoperto che gli inqualificabili a volte sono meglio di tutti gli altri.

Ho una profonda antipatia, credo reciproca, per le religioni. Fin da quando suor Ausilia – una femmina perfida, che assieme alla matrigna di Cenerentola e alla vecchina del paese di mia nonna che si diceva mangiasse i gatti e rapisse i bambini è piazzata irreversibilmente nei miei archetipi consci e inconsci di male, e se me la sogno ho paura ancora adesso (non che non abbia incontrato cose e persone anche più spaventose, dopo, ma sapete che coi miti dell’infanzia non c’è partita) – m’inflisse una punizione esemplare per aver messo in dubbio l’esistenza di dio durante una lezione di catechismo.
Pensate che bella opportunità, per una religiosa: una bambina di otto anni che ti chiede con perfetta ingenuità: “Ma suora, e se dio non esiste?”. E tu puoi spiegare tutti i motivi per cui secondo te esiste talmente che te lo sei sposato. E invece no: la punisci platealmente per lesa maestà divina e umana, dandole per sempre la certezza di non sapere chi sei tu, malgrado il velo e il crocifisso che porti con ostentazione.

I miei erano cattolici per finta, anche se mia madre era sinceramente pagana, come tutta la sua famiglia calabrese: adoravano idoli, forze della natura, anime dei trapassati, con una furia e un senso del soprannaturale che mi incantava (tuttora mi delizia), ma che difficilmente si potrebbe definire cristianesimo. Ancora fanno riti e sacrifici (che loro chiamano con altri nomi inoffensivi, tipo “fioretti”, “offerte”, “doveri”).

Considerano l’ostia un corpo vivo, e io ricordo che avevo il terrore che, appunto, ne sprizzasse sangue: d’altronde, il sangue era dappertutto, in quella mitologia pittoresca e spaventosa che le zie e le suore si affrettavano a condividere. San Sebastiani trafitti, Sante Lucie con gli occhi sul piattino (anche quell’immagine mi dava gli incubi, soprattutto perché la nostra parrocchia era Santa Lucia e dunque non c’era scampo), martiri mangiati da orsi e leoni, Gesù pieni di spine e ingiustizie conficcate ovunque.

Capirete che crescere atea era anzitutto autodifesa.

Ma ero, sono un’atea inzuppata di simboli, di mitologie, di letterature. Non mi permetterei mai di non credere a un sogno o a un presentimento. Non mi permetterei mai di credere che non esista il “sacro”, perché l’ho sempre sentito con chiarezza (la volta più acuta: entrando nella sinagoga di Praga vicino al cimitero ebraico. Io, abituata all’horror vacui e alla farcia delle chiese cattoliche, e pure meridionali, trovai quello spazio spoglio, remoto e antico uno dei più magnetici mai attraversati).

Mi dico sempre, in questi casi, che lo spirito esiste, ed è, appunto, non lo spirito santo ma lo spirito umano, e semmai è santo proprio per quello, di una santità inarrivabile perché interamente mortale, effimera, fragile, irripetibile.
Mi piace pensare, quando guardo quel frammento di Michelangelo – le mani, le dita di dio e di Adamo che si sfiorano – che sia esattamente quella, la Creazione: l’uomo crea dio a sua immagine e somiglianza, e gli infonde la sua umanità, la sua gigantesca capacità di bene e di male, il suo giudizio e la sua ferocia mescolati, a volte indistinguibili, quella lotta infinita dell’animale che vuole uscire dall’angelo e dell’angelo che vuole uscire dall’animale e restano anche loro così, mescolati, indistinguibili, indissolubili.

Tutta questa lunga premessa per dirvi che sì, io identifico con una certa chiarezza le fonti della mia identità, i luoghi e i miti in cui, e le persone grazie o malgrado cui si è formato il mio senso del bene e del male, della giustizia e delle cose.
E nessuna di queste cose è un precettario o un regolamento. Non capisco (credetemi, ho cercato di farmelo spiegare decine di volte) per quale motivo una religione deve chiederti cose come coprirti con un velo, mangiare o non mangiare certi alimenti, considerare “buoni” quelli che credono alle stesse storie a cui credi tu (e come fai a crederci è un problema tutto tuo) e “cattivi” tutti gli altri. Insomma, tutto quell’apparato in cui sospetto che ci sia più la zampa dell’animale che la mano dell’angelo.
E sì, chiunque pretenda di regolare la vita, sua e degli altri, sulla base di precetti, regolamenti e fioretti contrattati con gli dei mi fa sincero orrore. I talebani che sparano ma pure i cristiani fondamentalisti americani (per dire) che sparano minchiate (non so a voi, ma a me tutto il creazionismo, e la sua pretesa di avere la stessa dignità della scienza – riuscendoci, visto che ci sono stati americani in cui è un preciso obbligo anche nelle scuole – spaventa, meno degli attentati jihadisti, ma pur sempre molto).

Amo gli dei, tutti: amo il loro essere mito, favola magica, esempio, narrazione.
Amo i simboli: la mia anima, il mio inconscio, il mio linguaggio funzionano a simboli. L’uomo è un animale simbolico e sociale (e a volte questi due aggettivi confliggono tra loro).
Amo lo spirito: è la parte invisibile di me e di noi, quella del linguaggio, del pensiero, del significato.
Ma non chiedetemi di vivere in un luogo in cui siano le favole degli dei a stabilire le regole della convivenza.

Così io sono Charlie, perché considero la blasfemia un anticorpo necessario, un piccolo, talora persino fastidioso, promemoria, un segnale rosso (ebbè) che ti avverte: attenzione, non prenderti troppo sul serio; attenzione, sappi che esiste un pensiero diverso, divergente, non assimilabile: attenzione, confrontati con ciò che non condividi, e difendi la possibilità che esista. Se dio c’è, saprà riderne, e forse esserne pure fiero: chi è capace di disobbedienza è capace di pensiero, e se fossi un creatore ne sarei lusingato (pensa che noia un paradiso pieno solo di ossequienti che non sanno raccontare una barzelletta).

Così io sono Charlie, ma sono anche una bambina nigeriana, perché sento profondamente, nel mio corpo di donna, la ferita e l’offesa alle donne, all’infanzia, all’innocenza spontanea delle creature prima che si scontrino con le regole, i precetti, le zampe degli animali (ma voi ci pensate, a quelle mani adulte che sistemano una cintura di esplosivo attorno alla vita di una bambina? Ci pensate, alle ultime parole che le sussurrano prima di mandarla, terrorizzata e spaventosamente piccola, a morire?).
Così io sono Charlie, sono una bambina nigeriana, sono una nigeriana qualsiasi, una qualsiasi di quelle donne falciate, squartate, bruciate a migliaia.
Sono Charlie, sono una bambina nigeriana, sono una nigeriana qualsiasi, sono un Ahmed, che sia il poliziotto assassinato dai terroristi o il migrante annegato dai trafficanti di uomini.

Sì, certo, non è facile, dirsi Charlie, e bambina nigeriana, e Ahmed, e c’è una parte di velleità in questo, e non è detto che io abbia davvero il coraggio necessario. Ma volerlo, asserirlo, scrivermelo sulla fronte, sfilare con altri due milioni come me, fa parte del mio essere angelo e animale, della mia tensione ininterrotta a quella mano creatrice, ai simboli, allo spirito, qualunque cosa sia. E’ il modo che la mia specie usa per darselo, il coraggio, quando non ce l’ha.

E sono contraddittoria, e ipocrita, e probabilmente nella mia vita di tutti i giorni – per giunta nella parte fortunata del globo – non riesco davvero a difendere le ragioni di Charlie e della bambina e degli Ahmed, e non parliamo nemmeno di difendere le loro vite. Ma se me lo dico – io sono Charlie, io sono la bambina nigeriana, io sono gli Ahmed – un poco funziona. Proprio perché la mia specie, nei millenni, ha messo a punto questa cosa strana: il pensiero che diventa parola che diventa gesto. Il pensiero che si fa carne, identità, scelta.

Lo vedo da me quanto di fragile, di equivoco, di probabilmente impossibile c’è nel dirsi Charlie, e bambina, e Ahmed. Lo vedo da me quanto sia stridente e odioso, applaudire un corteo in testa al quale ci sono uomini e donne che sono causa di tanto di quel male che dicono di combattere. Lo vedo da me quanto sia difficile difendere uno stato che sa essere ingiusto e spietato, e in cui io stessa devo combattere – spesso invano – perché i valori apparentemente condivisi e fondativi siano rispettati (sì sì, sto parlando proprio di cose basilari come la democrazia, la laicità, la giustizia sociale).

Ma io lo dico, e ogni volta che lo dico un poco lo sono. Ho una sola certezza: se smetto di dirlo, se smetto di pensarlo, svanirà. Perché questa è la sorte delle cose, e questa è la missione del linguaggio – che è la cosa più riuscita che abbiamo inventato, anche più di dio – : tentare costantemente di tirare le cose fuori dal buio, e farle restare illuminate, fino a che può e possiamo.

Forse ci sarà un momento in cui le mie parole, i miei pensieri, i miei gesti saranno davvero, interamente, Charlie, e la bambina, e gli Ahmed.
E gli dei, se ci sono, sono convinta che ne saranno felici. Tutti.

Read Full Post »

 

o-SALVATAGGIO-ITALIA-facebook

GENNAIO

L’anno comincia con i migliori auspici: neve sul mare, Gigi D’Alessio e Napolitano che fanno il botto d’ascolti, Renzi che fa i selfie da Courmayeur.
Si apprende che nel jobs act ci sono norme estremamente innovative che ammettono il licenziamento a scacchiera (uno sì e uno no), il licenziamento Ebola o contagioso (si può estendere alla fabbrica accanto, o di fronte: a volte basta anche che il lavoratore licenziato parli o stringa la mano ad un altro lavoratore per contagiarlo), il licenziamento progressivo (si licenzia un poco alla volta, fino a quando il lavoratore non è completamente licenziato), il licenziamento potenziale (avviene all’atto dell’assunzione, ed è perfezionabile in qualsiasi momento), il licenziamento retroattivo (il lavoratore licenziato retroattivamente deve restituire tutti gli stipendi fin dalla data dell’assunzione).
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Napolitano si dimette, e comincia la corsa al Quirinale: i candidati sono sempre gli stessi. Romano Prodi, Giuliano Amato detto l’Immortale, Emma Bonino, Silvio Berlusconi. Le forze politiche si consultano per molti giorni, fino alla prima votazione, che avviene il 31: 11 voti Prodi, 1 voto Berlusconi (ma viene annullato perché la scheda è firmata Mariastella Gelmini), nessuno Amato e Bonino, un “fesso chi (e)legge”, 121 voti Trapattoni. Si continua a votare.

FEBBRAIO

Salvini comincia la discesa al Sud con un serrato programma politico: indossare le felpe “Caserta”, “Mergellina” e “Soverato”.
La riforma elettorale viene stravolta alla Camera: il monocameralismo non soddisfa pienamente le forze politiche. Eliminato il Senato, si trasforma la Camera in una Cameretta coi letti a castello, con soli 12 deputati. La cosa suscita ampie discussione tra le forze politiche e i media.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Nulla di fatto per il Quirinale. Dopo un lungo dibattito nel Pd sulle candidature di Veltroni e D’Alema il risultato è: Dino Zoff 15 voti, il grande ritorno, con 11 voti, di Rocco Siffredi, 1 voto Berlusconi, annullato perché firmato (Mariastella Gelmini).
Si continua a votare.

MARZO

Matteo Renzi annuncia che gli 80 euro saranno estesi, anzi confermati, anzi ridotti, anzi restituiti, a rate, nella bolletta Enel. Ma il ministro Padoan chiarisce che non saranno chiesti gli interessi. Almeno per il 2015.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Nulla di fatto per il Quirinale: aumentano i consensi per Rocco Siffredi, che arriva a quota 47, Grillo annuncia che finalmente la Rete ha finito di votare per scegliere e i loro candidati sono Sandro Pertini, Caio Giulio Cesare e Homer Simpson. Si continua a votare.

APRILE

Dopo un resto d’inverno con monsoni alternati a tormente di neve, tempeste tropicali e siccità, la primavera conferma il mito che “non ci sono più le mezze stagioni”.
L’Alitalia viene ceduta alla Malaysia Airlines, e si tratta pure per Trenitalia, che negli ultimi mesi ha contato ben due rapidi di pendolari scomparsi tra la Campania e la Basilicata.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Comincia il processo per l’incendio a bordo della Norman Atlantic. Schettino: “Almeno io non portavo clandestini”. Continuano a esserci differenze tra le liste passeggeri italiane, greche e albanesi: risultano tuttora disperse 422 persone, ma l’elenco viene aggiornato di continuo.
Nulla di fatto per il Quirinale: Rocco Siffredi resta in testa con 50 voti, seguito da Sandro Pertini sul quale sono confluiti i voti della Lega, dieci voti per la new entry sostenuta da forze bipartisan Carminati, un voto per Berlusconi, stavolta non firmato ma annullato ugualmente per la presenza della sigla “MG” e una faccina che fa l’occhiolino. Si continua a votare.

MAGGIO

Apre l’Expo dedicato all’alimentazione. Grande successo riscuotono gli stand “Cenone calabrese” e “Mia nonna nutre il pianeta”.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Quirinale, un monito di Napolitano scuote il mondo politico: “Uaglio’, ma ci vogliamo muovere con quest’elezione, che io e Clio non possiamo più vivere con la roba dentro gli scatoloni e nemmeno possiamo fare il cambio estivo-invernale e questo spigato di lana mi fa caldo?”.
Si continua a votare.

GIUGNO

Il nuovo decreto Sbrocca Italia stabilisce norme a sostegno dei consumi: i contribuenti riceveranno in busta paga una parte dei propri risparmi bancari, ma tassati al 58 per cento. Chi non possiede risparmi viene ammesso d’ufficio a un mutuo agevolato con l’interesse dal 75 per cento.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Nulla di fatto per il Quirinale: il premier Renzi in un appassionato discorso chiarisce la necessità che sia scelta una donna. Per la prima volta Rocco Siffredi (52 voti) viene superato da Belen (75 voti). Carminati segue con 23 voti. Un voto per Berlusconi, annullato perché nella scheda c’è scritto “Tanto sono sempre io”. Si continua a votare.

LUGLIO

Matteo Salvini scende al Sud per un giro di propaganda sulle spiagge. Non giova la felpa con scritto “Bagnino”.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Il Parlamento chiude per ferie e Napolitano deve accontentarsi di fare un bagno col salvagente a forma di papera nella vasca del Quirinale.

AGOSTO

Primi acquazzoni: allagamenti a Genova e Carrara. Il Bisagno s’ingrossa, travolge tutta la provincia e forma un delta paludoso che arriva fino in Val D’Aosta. Un’inchiesta accerta che le ultime venticinque messe in sicurezza erano state fatte col nastro adesivo usato e gli stecchini. Ugualmente il Tar dà ragione alle ditte precedenti, che cominciano la ventiseiesima messa in sicurezza. Il Bisagno viene usato come canale navigabile fino alla frontiera francese. Alle proteste dei contribuenti alluvionati che chiedono una proroga per il pagamento dell’Irpef viene risposto sottolineando che, per il momento, viene loro risparmiata (ma solo per il 2015) la tassa sulla navigabilità stradale.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.

SETTEMBRE

Il premier Renzi annuncia che presto annuncerà che siamo vicini all’annuncio della legge elettorale, il Matteorellum, in cui è previsto che solo i premier che non abbiano compiuto più di 40 anni, siano fiorentini e il cui nome inizi con la lettera M possano nominare le liste di candidati. “Ci deve essere subito un vincitore” dice Renzi. Intende uno solo. Lui.
Il punto è che ormai la procedura elettorale risulta eccessivamente lunga e farraginosa, e si lavora per snellirla. Il ministro Boschi annuncia soavemente la bozza di riforma per la realizzazione del nullicameralismo perfetto.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Nulla di fatto per il Quirinale: Belen è in testa con 81 voti, seguita da Carminati i cui consensi continuano a crescere (67 voti), mentre la fazione dissidente dei Cinque Stelle (che sono arrivati al numero di 801 espulsioni) convoglia i suoi voti su Paperino. La Gelmini è ancora in vacanza, e quindi Berlusconi non prende alcun voto.
Si continua a votare.

OTTOBRE

La nuova tassa sulla casa passa col voto di fiducia. Prevede la tassazione straordinaria di tutti gli immobili di proprietà, inclusi cucce, casette per le api, casette di Barbie, alberghi del Monopoli, castelli in aria.
La Moretti salta due volte l’appuntamento con la manicure. Viene presentata un’interrogazione parlamentare.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Nulla di fatto per il Quirinale: la novità maggiore è un voto per Berlusconi, stavolta valido (la Gelmini, dopo che gliele spieghi cinque, sei volte le cose le capisce).
Si continua a votare.

NOVEMBRE

Il premier Renzi annuncia che l’applicazione del jobs act in pochi mesi si è rivelata un successo: la percentuale dei licenziati è dell’85 per cento, su tutto il territorio nazionale, con punte massime del 94 per cento al Sud. L’obiettivo è raggiungere il 100 per cento prima della fine della legislatura. Confindustria applaude.
La Camusso lancia una grande manifestazione per il lavoro il 2 novembre: il lavoro viene commemorato in tutta Italia con affollatissime veglie di preghiera.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
Nulla di fatto per il Quirinale: dopo l’appello di Napolitano (che indossa sempre lo stesso spigato di lana da undici mesi) perché sia scelta una personalità integerrima, Papa Francesco prende 2891 voti (per l’entusiasmo votano pure i commessi, i giornalisti e la troupe di Gazebo), ma declina l’incarico sostenendo che siamo molto gentili, ma lui è capo di uno stato estero e poi c’ha proprio da fare. Scalfari nell’omelia domenicale si offre di sacrificarsi e assumere lui l’incarico. Si continua a votare.

DICEMBRE

La riforma elettorale e la riforma costituzionale vengono accorpate in un unico disegno di legge presto ribattezzato  “il riformatorio”: la costituzione prevede la figura del premierato a vita, l’illegittimità delle opposizioni, il potere di nomina da parte del premier per i membri della Camera dei segreti e dell’Ordine della Fenice. Il premier viene insignito del titolo di “Colui-che-non-deve-essere-nominato-ma-può-nominare-solo-lui”. La presidenza della Repubblica diventa un titolo onorifico anch’esso a vita. Napolitano può aprire di nuovo gli scatoloni, bestemmiando in napoletano.
La sinistra del Pd minaccia una scissione.
L’anno nuovo incontra l’anno vecchio e gli dice: “2015 stai sereno“.

Read Full Post »