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Archive for marzo 2014

 

 

Cominciò l’Isola, che si era sempre sentita isolata. Facemmo il referendum, e ci staccammo dalla Penisola, come persino la natura in fondo aveva sempre suggerito. Poi noi dell’Est – che siamo magnogreci – ci staccammo da quelli dell’Ovest – che sono piuttosto punici, altroché. 

Ma i magnogreci mica sono tutti fratelli: rivendicammo la Messenia come nostra madre, e ci separammo da quei corinzi e calcidesi che non avevano nulla a che fare con noi. Diventammo la libera Repubblica di Messene. Questo fino a quando i quartieri del porto rivendicarono la Falce, i pescatori rivendicarono i laghi salati e tutti gli altri rivendicarono i colli (uno ciascuno, più o meno).

Creammo le Sette Repubbliche, municipalità evolute tra cui esistevano rapporti magnifici e commerci sereni, Peccato che in ciascuna presto i Quartieri del Sud – che sono sempre stati esposti allo scirocco, si sa – non sopportarono di condividere proprio tutto coi Quartieri del Nord, che sono tutta un’altra cosa e non la pensano uguale neppure sui tombini. Fu un bel periodo di pace: si passava tranquillamente da una strada all’altra col passaporto, e il sistema dei baratti aiutava moltissimo (che cambiare moneta ogni volta era onestamente complicato).

Questo fino a quando la Corporazione dei Muratori cominciò a sperimentare l’idea dei muri. Belli, eh, solidi e con deliziose torrette merlate da cui si vedeva tutto lo Stretto e, laggiù, la Penisola (che a sua volta si componeva, all’epoca, di 247 tra repubbliche e federazioni laboriose e pacifiche). A volte ci salutavamo con la mano, da una torretta all’altra. Eravamo proprio felici.

Ora siamo tutti impegnati a rendere più sicuro il condominio: la nuova muraglia ci dà un senso di tranquillità, e presto dichiareremo la nostra indipendenza dal Quartiere Castellaccio (dove comunque si sono già costituiti in libere democrazie elettive i condomini Arcipeschieri, Casazza e Gravitelli).

Poi saremo liberi di organizzarci: che quelli della Palazzina A a volte esagerano, quelli della Palazzina C si sono sempre fatti i fatti loro e in fondo la Portineria e i Garage sono talmente lontani che tanto vale entrare in territorio straniero. Vi dirò la verità: sto pensando di aderire al PP, il Partito del Piano: non sarebbe più semplice – e a dirla tutta anche giusto – che ciascun piano del palazzo fosse autonomo e libero di autoregolamentarsi?

E poi si vedrà: in fondo la mia stanza è bellissima, ha un fornello, un terrazzo di piante aromatiche e pomodorini, una vista meravigliosa e un pc velocissimo: ho bisogno di altro, per dichiarare la mia indipendenza al mondo?

 

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aless

Cara Alessandra Mussolini,

dov’eri tu quando noialtre parlavamo di accoglienza, solidarietà, accettazione del diverso? Dov’eri tu mentre noialtre ci battevamo per una sessualità consapevole e libera, contro ogni forma di riduzione della donna a merce? Sventolavi le tue magliette e i tuoi furori, talora persino il tuo cognome (ah, questo Paese pieno di nipoti), prendevi a cuore tutte le battaglie più, ai miei occhi, atroci, sostenevi i personaggi più indifendibili (compreso un noto frequentatore di minorenni, ma anche lui convinto che fossero, guarda un po’, maggiorenni: come se questo cambiasse lo squallido rapporto di potere che lega chi si concede per denaro e chi compra un rapporto sessuale, specie da una persona tanto più giovane).

E ora, pensa, tutta quella “sorellanza” così tanto vituperata dalle stesse donne (non parliamo degli uomini) della tua parte politica, quella stupida, incontrovertibile solidarietà – che è di genere, sì: genere umano – mi si rivolta contro, e non riesco in alcun modo nemmeno a sorridere davanti al ludibrio a cui da qualche giorno ti vedo esposta in questo Colosseo della Rete (amato Colosseo, benedetto Colosseo, dove tutti possiamo dire la nostra, e pazienza se qualcuno ha cose atroci da dire e libera i leoni: vale lo stesso la libertà di tutti, e ci sono alcuni di noi che i leoni sono capaci di ammazzarli con una risata). Mi sento male per te, pensa un po’. Mi sento ferita come sempre, come se fossimo sempre un corpo collettivo ed esposto, noi donne. Quale siamo.

Sarà che so esattamente cosa si prova, a vedersi tradite, e tradite in malo modo – che gli uomini sono professionisti della cazzata gigante, e credono davvero, fanciullescamente, che non li si sgami mai, non li si sorprenda mai con le mani nella marmellata (ma quella non è esattamente marmellata), che sia sempre soavemente possibile mantenere separati e invisibili i mondi in cui vivono contemporaneamente (mentre quanta fatica costa, a noialtre, cercare sempre di conciliare tutti i mondi, farli coincidere e comunicare?) – e il modo in cui sei stata tradita tu mi fa addirittura orrore, tanto è pubblico, impietoso, impossibile da riparare senza prezzi altissimi o forse pure malgrado quelli.

Continuo a pensare che una società in cui nessuno abbia nemmeno l’idea di vendersi e nessuno voglia comprare il sesso sia possibile, togliendo di mezzo tante cose, ripensando il concetto di benessere e disegnando meglio il concetto di dignità, ripensando i rapporti di potere tra i sessi (come ha votato il tuo partito, sulle quote rosa? sulla parità di genere? come avresti votato tu? dove eravate voi mentre le televisioni del padrone del centrodestra diffondevano il modello Drive-In, il modello veline, il modello tutto-e-subito? dove eravate mentre, negli ultimi vent’anni, veniva sdoganato e normalizzato il modo più becero di trattare le donne, come oggetti decorativi o protagoniste di barzellette volgari raccontate su tutti i palcoscenici?), o meglio i rapporti di potere tout court. Roba immensa, rifondazione di società e di mondi. A cui sarebbe bello contribuissero tutte le donne, tutti i generi, tutti gli umani. Con le loro ferite, pubbliche e private.  Perché i mondi migliori servono anche a questo: a limitare quelle ferite, ad allargare la capacità di risanarle. Che sognatrici, le donne.

Non ho molto da dirti, se non che mi dispiace: nel mio modo sorellante, compartecipante, empatico, emotivo e donnesco ogni volta che una donna  viene ferita (anche una donna che non mi piace affatto, come sei sempre stata tu e come probabilmente resterai e amen) sento che quella ferita mi appartiene.  Forse è una cosa di sinistra, certo – ripeto – è una cosa di genere. Di genere umano. 

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Nell’ambito del corso di laurea in Giurisprudenza Creativa, specializzazione in Metafisica costituzionale, abbiamo realizzato una serie di proposte da avanzare al Governo Renzi per risolvere definitivamente il problema della legge elettorale.

 

  1. Dal sistema bicamerale al sistema nullicamerale.

    Due Camere sono troppe, ma anche con una non si scherza affatto, dunque la soluzione potrebbe essere il nullicameralismo perfetto. Dopo il Senato, l’abolizione della Camera dei Deputati porterebbe innegabili vantaggi e un sostanziale risparmio economico.
    Nel sistema nullicamerale perfetto risultano superflui anche i collegi, i seggi elettorali e persino le matite copiative; il risparmio calcolato sarebbe pari a tre Pil al prezzo di uno.

  2. Il sistema figli di Putin.

    Facendo deviare lungo la Salerno-Reggio il percorso degli oleodotti che raggiungono la Crimea, e proseguendo sulla dorsale appenninica fino alle soglie della Padania potremmo attirare su di noi l’attenzione del Grande Fratello Vladimir: un paio di rivolte nelle città principali garantirebbero l’intervento (pacifico) di qualche migliaio di soldati russi che, senza colpo ferire e senza aggravio per il nostro Erario, risolverebbero per molto tempo il problema della governabilità. Sbarramento in aeroporto e autostrade, collegi di rieducazione per cittadini.

 

  1. Sistema Pompei o sistema misto Etna-Vesuvio.

    Spostando le Camere dentro l’area archeologica di Pompei prima o poi crollerebbero da sole, con innegabile risparmio per il Paese. Si potrebbero poi allestire appositi tour per i visitatori (Transatlantico, Scranno del Decaduto, Banchi dei Pianisti, Bouvette di Star Trek, Banchi di Destra e Sinistra – di cui però da anni e anni si sono perdute le differenze specifiche, che toccherà agli archeologi ricostruire – , Gruppo Misto).

    Un correttivo importante potrebbe essere il sistema Etna: spostare le Camere nella Valle del Bove, a Catania, garantirebbe una soluzione, con metodi del tutto naturali, ecologici ed eco-compatibili, al problema del bicameralismo.

    I fautori del sistema misto Etna-Vesuvio propugnano invece la dislocazione del Senato nel Catanese e della Camera dei Deputati appena sotto il Vesuvio: ovviamente ciò allungherebbe sensibilmente i tempi, in considerazione della ridotta attività del Vesuvio (ma non sarebbe mai tanto ridotta quanto quella del Parlamento).
    E’ allo studio un sistema tripartito con il coinvolgimento dello Stromboli, ma i fautori del maggioritario oppongono lo sbarramento ai vulcani di minoranza.

 

  1. Sistema de-elettorale.

    I più recenti studi del settore hanno permesso di accertare che, nelle democrazie moderne, il problema fondamentale è rappresentato dalla volontà degli elettori. E’ ora di intervenire su questo delicato punto, magari per primi in tutto il mondo, in linea con l’interventismo moderno del nostro amato Governo Renzi.
    Nel sistema de-elettorale al raggiungimento della maggiore età il cittadino diviene de-elettore: gli viene consegnata una tessera de-elettorale esibendo la quale è possibile de-eleggere qualsiasi cosa o persona. Un sottosegretario imbarazzante? Può essere de-eletto. Un premier che non ci convince più? Può (anzi qualcuno sostiene che deve) essere de-eletto. Un sindaco che transita ad altro, ambizioso incarico (senza passare per elezioni, per carità: solo de-elezioni)? De-eleggiamolo con entusiasmo.
    Si può de-eleggere chiunque, in qualunque momento: lo scopo è giungere alla perfetta de-elezione e allo status di perfetto de-elettore che elimini una volta per tutte il fastidioso obbligo di esprimere una volontà, anzi di avercela.

    In futuro, un premier potrà vantarsi di essere stato de-eletto anche cinque o sei volte. Qualcuno ha già cominciato, per portarsi avanti.

 

Le proposte ci sono. Ora la scelta non sta a voi. Come sempre. 

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