Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for gennaio 2013

botero_club-giardinaggio

La mia banca è differente!” esclama spesso, con gioia, zia Mariella.
Lei ha la stessa banca dal 1950, ed è la più antica del mondo: la mattonella. La mattonella sconnessa dello sgabuzzino, che di suo è già un forziere pieno di cose preziose che nemmeno il caveau della Banca d’Italia (alloro, melanzane sott’olio, roncole, piume d’angelo, castagne, collane di peperoncino, pergamene rivoluzionarie, olive, carbone, tessere del Pci buonanima, macinini per il caffè, mostaccioli, molotov scariche, teste d’aglio).
Lì deposita regolarmente la pensione (minima: circa un decimo di quello che aveva in tasca Corona durante la fuga, per dire)(circa un milionesimo di quanto costa un F35, per dire), con l’eccezione degli spiccioli, che vengono depositati, invece, nel salvadanaio di terracotta dell’ingresso.
Che un investitore deve pure differenziare.

Poi ci sono i prestiti, a tasso invariabile e anche incalcolabile: nel condominio-centro sociale- centro di coltivazione diretta di democrazie e resistenze umane si prestano denari ma anche, forse soprattutto, tempo, attenzione, pentole piene, parcheggi, servizio infermeria, babysitteraggio pedagogico, corsi d’istruzione, opere di giardinaggio (anche dell’anima).
Si scambia un’ora di assistenza anziani (con lettura di giornali, tisana ed eventuale ramino) con una spesa al mercato; un bucato (col candeggio) con un’endovena (zia Mariella potrebbe gestire da sola un ospedale da campo, o anche un policlinico); un vaso di basilico con un rammendo.
Tutta roba che frutta interessi da capogiro: il 30 o anche il 40 per cento in più di armonia, il 50 per cento di buonumore, il 70 per cento di solidarietà. Esentasse.

Per non parlare dei derivati, tutti atossici, anzi balsamici: il giardino verdeggia, la dispensa è sempre piena a chilometro zero, la pensione riesce persino a bastare.
Ma ti dà gli interessi? E quanto?” s’informava la fidanzata del prete, che per ora è terrorizzata dalla vicenda Monte dei Paschi: per lei le banche sono garanti dell’ordine più ancora della polizia, della chiesa e delle carceri.
La mia banca si interessa a me” celiava la zia. Ma era serissima, in realtà.
La finanza immateriale, dopotutto, è l’unica che ti ripaga con la stessa moneta.

Annunci

Read Full Post »

satiro

No, ma dico, cosa volevate, Excalibur? Pensavate davvero che sarebbe bastato mettere Berlusconi davanti a tutte le sue matasse di contraddizioni, di bugie pietose, di finzioni perché si sciogliesse come i vampiri centenari alla luce del sole?
Che dicesse: “Cribbio, Santoro, ha ragione: come posso dire una cosa e il suo opposto? Come posso affermare davvero che in diciassette (ripeto per i non udenti, non guardanti, non pensanti: diciassette ndr.) anni non ho fatto assolutamente nulla perché la Costituzione è bastarda e lega le mani di chiunque, gli alleati sono lagnosi, le maree e i cicli lunari avversi e il destino cinico e baro? Come posso dire che l’Imu è stato un tranello del governo Monti quando l’ho voluta e votata? Come posso difendere la banda di ladroni, criccaroli, fioriti e mignotte che mi sono portata dietro e ho infilato in tutti i buchi liberi dello Stato? Cribbio, Santoro, mi consenta, mi sa che voto Vendola, stavolta”.

Ma siete matti?

Ieri sera, a Servizio Pubblico, è andato in scena l’estremo tentativo (estremo perché credo sia difficile che si ripeta: ci toccheranno tutta una serie di plastici e plastiche da Vespa & altre Mediasettate, spot, santini e altra fuffa) di compiere l’esorcismo, di piantare il paletto di frassino della realtà (dei fatti, delle cifre, delle dichiarazioni fatte, scritte e sottoscritte) nel corpo da zombie non di Berlusconi (lui semmai è più una mummia cinese) ma del Berlusconismo. Un corpo enorme, largo quanto l’Italia, lungo quanto diciassette anni. Un corpo come quello degli zombie: tecnicamente morto e decomposto (in effetti, puzza), ma che si continua a nutrire della carne e del sangue altrui. Il nostro, tecnicamente.

Ieri Santoro e i suoi, con modalità e stili diversi, hanno portato fatti, dati, cifre, contraddittorio. Scontrandosi con l’unica, vera, immensa qualità di Berlusconi: la sua irriducibilità.
Perché lui non dice menzogne: lui nega sistematicamente la realtà. Lui ha una serie di bugie di scorta – e, a onor del vero, anche una resistenza fisica suprema – che gli consentirebbero di reggere qualsiasi contraddittorio all’infinito.
“Lei ha governato per 17 anni, e gli ultimi 8, come mai non è responsabile di nulla?”
“Perché quando mi sono dimesso andava tutto bene, i ristoranti erano pieni”.
Lei aveva una maggioranza bulgara, in Sicilia 61 parlamentari su 61, come mai dice che non poteva operare?”.
Perché la Costituzione lega le mani a chiunque”.

Ora, un confronto è possibile solo se gli avversari sono d’accordo almeno su un piano: il principio di realtà. Non è questo il caso.
Dunque, l’unica cosa da fare è presentare comunque le contraddizioni, perché almeno da fuori siano ben visibili – e magari supportate da filmati, articoli di giornale, testimonianze (ricordatevi Maroni e Tremonti) – e, inoltre, agire di ironia, ribaltare nell’assurdo quel che come assurdo nasce ma viene posto come realtà. Esattamente quel che ha fatto Santoro: l’unico che finora io abbia visto (smentitemi, se riuscite) a ironizzare con Berlusconi (e che poi questo sia stato un momento televisivamente e spettacolarmente riuscito, non diminuisce la portata della cosa).

(A proposito, sull’altro capo di imputazione, ovvero il presunto accordo scellerato dietro le quinte, ritengo sia da stupidi far finta di non sapere che c’era un accordo tra le parti, formale, sulle regole del confronto, o altrimenti Berlusconi col cappero che sarebbe mai andato a farsi spennare. Ma era sulle regole, non era un inciucio stile Lega, per dire).

Di solito invece, dovete ammettere, gli intervistatori (quelli veri, ovviamente, non le badanti in studio come Barbara D’Urso) vengono come colti da catatonia e stupore traumatico, davanti alle balle spaziali di Berlusconi.
Perché una balla spaziale è roba seria, credetemi.

Qualche tempo fa, in una strada di Roma, ho visto un gazebo. C’era un tizio molto distinto con una pila di depliant. Asserivano che presto scenderanno dai cieli i nostri fratelli alieni Elohim (giuro che è vero, leggete qui: http://it.rael.org/rael), nostri creatori, a salvarci.
Ho discusso per mezzora, con quel tipo. Era esattamente come Berlusconi ieri: impenetrabile a qualsiasi principio di realtà.
La scienza? Un inganno internazionale. Le prove scientifiche dell’esistenza degli Elohim? Esistono, ma sono occultate per screditare il movimento. Scherzare, coi seguaci degli Elohim, è impossibile. E provate a scherzare con la Biancofiore o la Santanché, per dire.

Beh, Santoro – che, sia detto con chiarezza, non mi è mai piaciuto – è riuscito a ironizzare con Berlusconi (“Se lei ha davvero chiamato al centralino Mediaset, io mi faccio suora”; “Questa è ancora più grossa di quella del centralino, via, non è da lei, lasci perdere”). E l’ironia è sempre il grimaldello della realtà. Ma è, appunto, un grimaldello, non un bazooka.

Vi prego, non facciamo tutti il più berlusconiano degli errori: credere che la tv e la realtà siano la stessa cosa. Non lo sono, anche se l’una può influenzare l’altra fino alle estreme conseguenze (e non sto parlando della realtà).

E ancora. Travaglio, lui, l’insopportabile Marco Travaglio, ieri ha fatto un editoriale bellissimo. Un editoriale per lui inconsueto: quello su ciò che Berlusconi – ripeto qui, colui che ha avuto la più grande e solida maggioranza della storia della Repubblica – non ha fatto. Quello che parlava dell’unica cosa che Berlusconi è e sarà, è stato e continua a essere: il Nulla.
  Un nulla non inoffensivo, statico, remoto, ma contagioso, dinamico, zombificante.

La contro-lettera a Travaglio, inoltre, è stata un ottimo colpo – se stiamo parlando di show, però io vorrei che vi concentraste su quella cosa insignificante, che sta lì ai margini dello show: la realtà – ma decisamente era pietosa. La laurea tardiva era al livello delle accuse di calzini turchesi a Mesiano, il riferimento a Montanelli patetico (conoscendolo, il vecchio di Fucecchio, un vero vecchio di indomita giovinezza, non come la mummia decrepita, si sarà rigirato nella tomba), l’elenco delle cause contro Travaglio (qualunque giornalista militante e aggressivo come lui ne ha decine, di querele e di cause: vi ricordate quante ne ha Sallusti, per dire? E chiedete a un qualunque direttore di testata), e per giunta cause civili, non penali, è stato davvero triste. Bene ha fatto Santoro a interromperlo: non stava, davvero, aggiungendo nulla.

Ora, leggere – a botta calda, già nei tweet di ieri, e oggi su tanti siti e giornali – che nel “duello” Berlusconi ha vinto, solo perché non ha perso il sorriso (e, a parte che quel sorriso glielo ha fatto il chirurgo e ormai resta sempre così, non è nemmeno vero: mentre parlava Giulia Innocenzi lui aveva gli occhi a fessura e i pomelli di un arancione rovente. Quando gli hanno rigirato la frittatona della DeutscheBank era stizzito, altroché: andatevi a guardare YouTube), non si è disfatto in lacrime, non si è convertito come l’Innominato, non ha baciato Santoro, mi pare davvero enorme.

E mi dice con chiarezza che questo paese non ha speranze. Moriremo berlusconiani. Cioè zombie. Cinesi.

Read Full Post »

Papi e Lilli

Noi crediamo all’evoluzione della specie. Anche se più spesso dobbiamo riconoscere l’involuzione, della specie. Ma ciò non basta a farci desistere: siamo stati capaci di votare la sinistra per vent’anni, e continuiamo imperterriti, dopotutto (anche se non so se si tratti di evoluzione o involuzione).
Comunque, fidandoci dell’evoluzionismo, ieri sera avevamo sperato: se la scimmia è diventata pitecantropo, homo abilis, homo erectus e homo sapiens (vabbè, Calderoli rovina la sequenza, ma cerchiamo di non pensarci) allora v’è qualche speranza.
La progressione, d’altronde, sembrava identica: Bruno Vespa, Barbara D’Urso, Massimo Giletti, Lilli Gruber e, domani, Michele Santoro. Qualche speranza, quindi, ce l’avevamo.

Dico, qualche speranza che il Papi nobile del Pdl, Colui Che Mantiene Le Promesse (Ma Soprattutto Le Mantenute), il più grande presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni, si facesse davvero fare qualche domanda, interrompere durante i monologhi da Ionesco, mettere – addirittura – in difficoltà con quel vecchio trucco: dirgli la verità in faccia. Una cosa che il suo cerone arancione non ha mai subito, e alla quale potrebbe essere sensibile come superman alla kriptonite o Formigoni alle ricevute fiscali.
Anche se, in fatto di ceroni, tiranti e siliconi ieri era proprio un bel derby: se a Porta a porta si smaltisce, di solito, l’umido e l’indifferenziato, a Otto e mezzo si smaltisce la plastica. E ieri, in studio, ce n’era più che nell’intera Santanché.

   Comunque ci era quasi sembrato possibile, quando, appena entrato, Silvio aveva annunciato di essere diventato nonno per la settima volta – comunicando nome (PierRiccardo), peso e lunghezza del neonato – e Lilli, asburgica, non aveva D’Ursato né Vespato, anzi aveva detto piuttosto severa che si doveva parlare di cose che interessano a tutti gli italiani, sgrunt. Pubblicità.
Noi ci avevamo sperato, quando a quel “Nonno!” era stato opposto un fiero “No! No!” che somigliava quasi al nostro.
Ci eravamo detti che nella sfida Siliconate Asburgiche contro Stirati Cinesi potevamo persino vincere.

Decisamente, gli ultimi diciassette anni non ci hanno insegnato niente.
Dopo “nonno”, la terza parola che Silvio ha detto è stata “Costituzione”. La solita Costituzione a delinquere che gli ha legato le mani e tarpato le ali, bocciando tutte le sue leggi, impedendogli assurdamente di usare gli strumenti normali di qualsiasi governante: il decreto legge e l’editto papale.
La Costituzione, d’altronde, stabilisce che un premier è uno che non conta niente, che non ha voce in capitolo, che non decide nulla e si deve limitare a fare l’appello delle sedute e l’elenco della cancelleria. Praticamente, un Alfano.
Ed eccola, dunque, la mossa geniale: se la Costituzione vuole un Alfano, noi ce lo abbiamo già, diamoglielo e basta. Silvio può sempre fare il ministro dell’Economia, come i sinceri alleati della Lega gli hanno suggerito giusto ieri. (Su queste colonne abbiamo già commentato: Silvio ministro dell’Economia è come Jack lo Squartatore primario di Chirurgia)(ma non ditelo alla Polverini, o lo assumerà subito al Gemelli).
Così, ecco la giusta risposta a quell’inganno abominevole della Costituzione: una coalizione senza premier. Voi la votate a prescindere, e poi si vede. Tanto, scrivere Alfano o nessuno è praticamente la stessa cosa.
Il premier comunque è uno spaventapasseri”. O spaventapassere, a ben guardare.

Però di una cosa siamo contenti: ormai Berlusconi è come le canzoni di Battisti, la formazione dell’Italia del 1982 o la prima strofa dell’inno di Mameli: lo sappiamo a memoria. La Costituzione, le mani legate, i giudici comunisti, il perseguitato, i 64 procedimenti, l’Imu ingiusta, l’inganno dello spread, la supercazzola, il debito sommerso, i sondaggi, “voi non sapete fare televisione”.
E ognuno c’ha il suo pezzo preferito. Chessò: i tre giudici donne, femministe e comuniste piace molto a zia Mariella. Zia Enza preferisce “ho pagato 300 mila euro di Imu” (ma non ha detto se si paga pure per le case chiuse). Zia Lisabetta stravede per i sondaggi, e quello di ieri era meraviglioso: “Siamo al 21 per cento, e fra poco al 31”. Tutta aritmetica non euclidea. Numeri irrazionali, immaginari come l’otto rovesciato, un polinomio a caso o l’equazione della retta nello sguardo di Gasparri.
Comare Franca-di-sopra ha un debole per Ruby, e ieri sera abbiamo appreso che no, assolutamente Silvio non ha mai affermato che si trattasse della nipote di Mubarack. Era solo “una parente”.
(Hai aperto la parente? Chiudila!).
Anzi, “Ruby era figlia della supposta madre”. Perché le cose vere devono sempre cedere al potere (e anche al voto parlamentare) delle cose supposte, e questo Silvio lo sa benissimo. Infatti lui è decisamente un premier supposto.

Io e zio Remo, però, aspettavamo con ansia la lezione di macroeconomia con scappellamento a destra. E ieri è stata proprio sublime.
Il debito sommerso, in pratica, è da sommare alla totalità del debito emerso: lo spread, come fosse antani, è il differenziale di differenza brematurato bitumato, come in Jacuzia,
Kamchatka e Grecia. Lo vede come stuzzica, come brematura? Lo vede signora Gruber? Lei non mi sta chiedendo nulla delle cose belle che ho fatto. Lei è prevenuta, sorda e non sa fare televisione. Lei ha bisogno di un otorinolaringoiatra (e se le serve, c’è pure un’igienista dentale qualificatissima, libera fra poco). Lei mi interrompe di continuo. Lei è offensiva. Lei sottolinea solo le mascalzonate come lo spread e la crisi. E non mi ha nemmeno fatto gli auguri per il nipotino. Lei è rossa come la Boccassini, d’altronde. Basta.

Sipario

La prossima volta mi porto il pop-corn, però.

Read Full Post »