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Archive for novembre 2012

 

Che poi io non l’avevo mai visto. Dico “Affari tuoi”, anzi il gioco dei pacchi, come lo chiama il popolo perché il popolo ha sempre ragione. E mentre stavo lì ad aspettare, come milioni di altri, e guardavo il gioco dei pacchi mi rendevo conto che non era per niente casuale, e il palinsesto lo doveva avere fatto Bruno Vespa in persona, compresa la notizia del dissolvimento delle primarie Pdl, proprio mentre – su Raiuno – girava il “pacco X”, che ci faceva tanto pensare, a noi italiani, a quel “pacco X” che ci gira attorno da anni, quasi venti anni, e ora vuol tornare pure in campo: “No, grazie, non lascio, raddoppio”, o anche “Grazie dottor Napolitano, rifiuto l’offerta e vado avanti, mi consenta”.
Per non parlare degli altri due – pacchi – che aspettavamo di vedere, parcheggiati su Raiuno ad un orario davvero insolito: dai tempi del duo Ferrara-Minzolini (altri due pacchi) non ci avvicinavamo nemmeno, a Raiuno, tra le 20 e le 22, per sicurezza.
E invece.

E invece eccoli. Il nostro futuro. Due facce della stessa medaglia: un partito d’opposizione che riesce a opporsi efficacemente solo ai suoi elettori, di quando in quando.
Io, elettrice di Vendola, peraltro sono la merce, il target della serata, il bersaglio di tutto lo spot (si nota il disco rosso sulla mia fronte?)(sì, rosso, quel colore che non si porta più): convincetemi. Ditemi che una sinistra c’è anche dove, onestamente, non riesco a vederla. E che questa sinistra esiste e lotta assieme a me (adoro la fantascienza), al Paese in fiamme, all’Ilva nella tempesta (ok, Eolo è un finanziere della Goldman Sachs), all’euro nel baratro.
(mentre noi aspettiamo e i pacchi girano, Vendola, su La7 – che, con Sky, è l’altra metà della televisione, anzi due terzi buoni – appoggia Bersani, spezzandomi il cuore: ma la politica è realismo persino per i vecchi sognatori, sembra).

E la partenza dice tutto: “Vi prometto un milione di cento euro al mese!” esordisce Robin Renzi Hood, mentre zio Pierluigi bofonchia un po’ di questo e un po’ di quello, secondo la sua più vera linea politica: un colpo al cerchio, anzi allo scudo crociato, e uno alla botte.

Bersani non è proprio lui, è Crozza che fa Bersani. Renzi invece è Renzi che fa Renzi, che è uguale (anche perché lo fa a reti unificate, in questi giorni: “Qualche mattina entrerò in bagno e ci troverò Renzi” mi confidava un’amica impressionabile)(che ha votato Vendola anche lei).

E noi? Noi che facciamo? Noi, i tre milioni e rotti (rotti a tutto), noi, umiliati e offesi dagli ultimi vent’anni, noi facciamo quello che sappiamo fare meglio: la sinistra. La sinistra umile, vasta, solida, entusiasta, resistente, paziente, accogliente, giustificante. Che va a votare ai referendum, alle primarie, alle elezioni, e spesso vede sovvertire e tradire quel che ha votato e magari ha pure fatto vincere. Ai referendum, alle primarie, alle elezioni. Noi, quelli che si mettono in fila, che fanno le feste di piazza e di quartiere, che si deliziano con la democrazia applicata. La quale, è noto, dura fino all’inizio dello spoglio e non un minuto di più.

La sinistra che non somiglia né a zio Pierluigi né al cuginetto Matteo. Saremo tutti tacchini sul tetto? Che noi di sinistra spesso siamo sul tetto – o sulle gru, sui ponteggi, sulle impalcature – a guardare le stelle in faccia e tutto il resto dall’alto, come sarebbe pure giusto. Che noi di sinistra spesso siamo tacchini, di solito il giorno del ringraziamento, diciamo. Che cade proprio domenica, se non sbaglio.

Il conflitto d’interessi? Eh, che bei ricordi. L’evasione fiscale? Ma sì, diremo, faremo, andremo in giro, conosceremo, vedremo gente. La scuola? Oh povera scuola, quanto ci dispiace. E le privatizzazioni, mica ce le dobbiamo dimenticare: i lenzuoli passano sullo sfondo, come i fantasmi nelle recite scolastiche.
(nel frattempo procede implacabile il palinsesto ordito da Vespa: alla prima interruzione parte lo spot della supposta effervescente, e tutti lo troviamo assolutamente appropriato. Alla seconda, invece, è il polpettone. E funziona benissimo pure quello).

E poi arriva quel momento particolare, quello che noi – la sinistra paziente – stava aspettando: zio Pierluigi dice “Non ci si mettono le dita nel naso”. Il cuginetto Matteo è pronto: “Sono d’accordo”. E’ fatta. E’ l’unità delle sinistre. Chiunque vinca, sarà la stessa cosa. E non dite che non ve lo avevo detto. Anzi, che non ve lo avevano detto loro.

Durante la sigla, noi tacchini ci accomodiamo sul tetto, stringendoci tra noi, che le notti si sono fatte rigide. A guardarci distrattamente, possiamo sembrare persino cicogne, gabbiani o F35. Le uniche cose che volano, da quando la speranza non ha più i soldi per la benzina.

 

Ps: ho in borsa un tagliando per votare, domenica. Lo regalo in cambio di una cucchiata di ripieno. 

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