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Archive for aprile 2010

Premessa: sapete quello che penso delle catene (trattasi di catena telematica, che infuria su feisbuk come una volta, ai bei giurassici tempi, infuriava tra i blog). E di chi mi incatena. Ma siccome sono una peccatrice, col vizio della virtù e il peccato dell’innocenza, vi perdono.

Le virtù teologali

FEDE
La fede è quella di mia madre,di oro rosso con qualcosa di ardente, qualcosa di antico, qualcosa di povero e caparbio. E i nomi graffiati dentro. Ecco, la fede è quando hai un nome graffiato dentro, nel giro del cuore, e non puoi prescinderne. Sicché io ho fede nella cupola del cielo, nella persistenza di mio padre e mia madre dentro di me e qualche volta pure fuori, nella tenuta del castello d'aria e immaginazione in cui vivo e tengo i miei affetti e qualche volta le mie parole.

SPERANZA
Dev'essere quella dea gentile e sfigata che hai solo quando non la vedi svolazzare, come una falena di taglia grossa, attorno alle macerie luminose. La speranza vera è quella invisibile pure a te stesso, quando ricominci, senza nessun talento per il futuro e nemmeno per il presente, ti rialzi e vai.
Ci dev'essere una certa quantità di speranza minerale aspromontana nelle mie ossa di donna calabrese tragediatura ma vitale, che scambia la speranza con il coraggio, e tutte e due con la durata malgrado, nonostante, purtroppo.

CARITA'
A scuola, dalle suore, m'hanno insegnato quella pelosa, quella circospetta, quella che nasconde una compravendita, o una sanatoria.
Poi ho saputo che, nel fondo di quella parola, brillava la charis, la grazia luminosa di ciò che è caro e bello e desiderabile. Allora ho capito che è una forma d'amore, ed è anche più bella quand'è all'ombra. Lasciamocela.

Le virtù cardinali

PRUDENZA
Non correre. Non sporgerti. Non tuffarti da lassopra. Non aprire quella porta. Non mangiarne tanto. Non provarci. Non andarci a letto. Te lo avevo detto, io.

GIUSTIZIA
La giustizia è una malattia. Una sete, una fame chimica, un ronzìo nelle orecchie, un soprassalto di sangue. Una malanova. Quando ti prende vorresti la spada dell'arcangelo, per diventare subito ingiusto facendo giustizia.
Perché in fondo è una dea severa dalle carni gelide e dal tocco imparziale, ma qui in Calabria la veneriamo col nome di vendetta, qualche volta, che è solo la sorella gemella e focosa dagli occhi fosforescenti che ti tormentano al buio.
Io sono vendicativa e rancorosa, maneggio il cric e dentro di me la chiamo sempre Giustizia. Non so se lei si volta, quando la chiamo.

FORTEZZA
E' rocciosa e invisibile. Consiste nel prendere l'aliscafo per duemila volte di seguito e fare la strada dell'ospedale, per trovare lei lì, un poco di meno ogni volta, e inseguire quel suo modo d'andarsene, e poi uscire a cercarla e sapere che non la troverai mai più.
E’ sopportare il prima e anche il mai più.

TEMPERANZA
Ha gli occhi verdi, armoniosi, alieni. Probabilmente consiste nel fermarsi un attimo prima. Troppo presto, per quelli come me.

I vizi capitali

SUPERBIA
Li guardo con disprezzo. Arriccio il naso. Tengo la testa ben alta, e faccio un sorriso mezzo e sottile, sperando che li tagli. Anche le parole le lucido come una collezione di lamette.
Non li sopporto, i cretini.

AVARIZIA
E' un portone sempre chiuso. E' la donna che legge l'oroscopo accanto al letto dove lui rantola con gli occhi ciechi. E' la cassetta dei gioielli di famiglia sepolta viva in qualche cassaforte, cogli orecchini di granato che perdono colore e le perle che appassiscono di solitudine.
Non siamo avari da molte generazioni – a parte mio fratello e mia cognata, che contano pure i fazzolettini di carta – ma siamo l'opposto che pure è un peccato: il mi bisnonno fu l'unico a tornare dall'America più povero di prima, con una sola tazzina da caffè, ma con le mani cosparse di polvere d'oro, di tutto l'oro che ci era passato attraverso.
Abbiamo ereditato quel tocco rovinoso e in fondo felice.
La povertà può essere una forma di ricchezza, e la generosità una forma d'avidità. Siamo avidamente generosi, rapaci di prodigalità.

LUSSURIA
E’ lussuria, se voglio entrare nella sua anima passando dal suo e dal mio corpo uniti e spalancati? E’ lussuria se voglio entrare nella mia anima passando dalla sua? E’ lussuria se amo col tatto, con l’olfatto, con l’immaginazione? E’ lussuria se faccio sogni roventi, ma ero sveglia? E’ lussuria se attraverso giungle di carne e mi fermo ad ammaestrare leoni a divorarmi?
No, infatti.

INVIDIA
L’invidia con gli occhi stretti siede alla finestra e sputa veleno. Ci guarda passare, con gli ombrellini di carta, il rosso sulle labbra, i capelli sciolti, non più belli o più fortunati di lei, solo più liberi, e impreca dentro di sé. Poveretta.

GOLA
La gola non è un peccato, è una sineddoche.
Io ce le ho avute tutte da piccola, la sineddoche, la metonimia, il chiasmo e pure lo hysteron proteron. Perché di questo si tratta: ogni volta, vuoi raccontare l’universo mondo, oppure mangiarlo, incorporarlo e fartene nutrimento.
Sì, io mangio il mondo a mozzichi, con le sue allegorie e la sua cioccolata fondente, i suoi corpi e le sue matite, le sue melanzane ripiene e rivuote, i suoi anacoluti crudi con un poco d’olio e polvere di zenzero, di zanzotto, di zanzibar.

IRA
E’ il mio peccato preferito, o forse sono io la sua peccatrice preferita. L’ho ereditata da mio padre, che soffriva di collere fredde fino a che ha avuto la giovinezza che gliele temperava (a torto si crede la giovinezza una stagione di tempeste: la giovinezza è piena di timori, esitazioni e dubbi), e in vecchiaia è diventato un iracondo tropicale. L’ira confina con la giustizia, con la vendetta, con la tolleranza e l’intolleranza: invade i confini e marcia come sulla Polonia, e tu non puoi farci nulla.
L’ira mi mangia viva, certe volte, e so che ne morirò, come per un guerra civile senza vincitori e con tutti vinti.

ACCIDIA
Solo una vera pigra può guardare negli occhi l’accidia e dirle: non mi piaci. Non mi piaci.

Infine: ho sempre pensato – dal momento che nel remoto passato anche qui c'incatenammo coi peccati – che queste liste siano poco attuali. Aggiungerei un altro elenco di peccati capitali e di virtù fondamentali. Ma è un elenco aperto, che vi invito a continuare voi. (come mi ricordava Matteo Pelliti, qui gioca l'eco di remote catene. Dedico vizi e virtù allo scomparso Effe, al quale si devono alcuni dei nuovi peccati capitali qua sotto, gli dei del web l'abbiano in gloria)

PECCATI CAPITALI

Indifferenza
Intolleranza
Violenza
Sudditanza
Ipocrisia
Silenzio

VIRTU’ FONDAMENTALI

Accoglienza
Coraggio
Condivisione
Partecipazione
Linguaggio

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Chi scrive i libri che nessuno immagina?
Chi legge i libri mai scritti ma che avrebbero proprio dovuto?
Dove se la ride, adesso, Neruda?
Chi indosserà mai più il suo basco da sognatore?
Perché trovai questo libro nel fondo d'un dolore incandescente e come riuscì a distrarmi?
Perché per molto tempo pensai che non esistesse e l'avessi solo scritto con l'immaginazione?
Esisteva?
Esiste?
Qualcuno forse risponde mai alle domande?
I poeti dicono di farlo, ma non sono i più bugiardi di tutti?
Soffre di più chi sempre attende di chi non ha mai atteso nessuno?
E' sensato che io continui ad attenderti?
C'è posto per qualche spina? domandarono al roseto.
C'è posto per qualche rosa? domandarono al roveto.
Perché non so mai quale sia la versione giusta?
Esiste una versione giusta?
Cosa firmeranno i presidenti del cielo?
Sei tu quello che non aspettavo?
La luna ci dà ogni notte lezione d'inatteso, inquietudine e rivoluzione?
O preferiamo il brillante conservatorismo delle stelle?
Il vuoto è di destra, di sinistra o solo un buco nero zen?
Mi senti, quando non ti chiamo?
E' sensato rifiutarsi di credere che tutto sparisca, ma anche che tutto rimanga?
Siamo più portati per la fratellanza o per l'omicidio?
O tutti e due, senza sapere quale, ogni volta?
Dove sarò mai, quando non ci sono?
L'amore è una borraccia o un oceano?
Vieni da me con la mano aperta e i canini affilati?
Quando di nuovo vedo il mare, il mare m'ha visto o no?
Il gatto m'affascina perché sa tutto o perché io non so nulla di lui?
Dove andremo quando finiranno le strade?
Ciò che aspetto, lo sa di me?
Tutte le parole che potrei scrivere fanno romanzi per conto loro?
C'è nel cielo dello Stretto un collezionista di nuvole?
Il colore giallo quale vitamina mi comunica?
Se potessi scegliere sul serio, sceglierei ancora te?
La punta della piramide si sente sola?
Il teorema di Pitagora si applica ai triangoli sentimentali?
Posso fare la rivoluzione da sola? disse la luna
E io, la sto facendo abbastanza o è solo un'orbita di qualcun altro?
I personaggi dei romanzi diventano tuoi parenti, dopo un poco?
Tu resterai abbastanza straniero da abitarmi il cuore?
La poesia è la sovversione più a portata di mano?
E' sensato che un libro scateni la rivolta?
Ogni libro dovrebbe farlo?
La goccia d'acqua troverà mai l'anima gemella?
Chi gridò di gioia quando nacque il colore azzurro?
E il nero quando prese il lutto?
E il latte, che infinita riserva di luce possiede?
Quando si spegne il ricordo di ciò che siamo stati moriamo davvero?
Si può fare poesia con le sole domande? (sì)

Sarebbe la recensione-recinzione del Libro delle domande di Neruda, testo filosofico quant'altri mai, che consiglio a tutti. Mescolate alle mie, ci sono anche 5 (cinque) sue domande (anzi, quattro e mezzo). Le riconoscerete subito, infatti. Ma il gioco che spero è che ne aggiungiate di vostre, un sacco. Un sacco di domande è come un sacco di romanzi che cominciano, o anche finiscono.
Perdonatemi, è solo il legittimo impedimento del cuore sul cervello e della pancia sul cuore.

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