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Archive for novembre 2009

La lista dei libri

Sapete come la penso: i libri ci scelgono e ci leggono, e poi ci tengono lì, sui loro scaffali, o ci buttano via, secondo quanto gli siamo piaciuti. I miei libri hanno fatto questa lista. La copio e ve la offro.
Sapete anche come la penso delle catene: ci incatenano per liberarci. Una fregatura, come l’amore. Non ritenetevi incatenati, dunque. Tanto, lo sarete comunque.

1) La volta che aprii la prima pagina del manuale di mitologia "Dei ed eroi", e quella si sfarinò e cadde, con una leggera pioggia di ceneri gialle. Fui costretta a rubare il libro, che poi la zia, legittima proprietaria, era presa d’altro – ormoni, fidanzati vaganti, quadri espressionisti, scirocco – e nemmeno se ne accorse. Io, in cambio, scoprii quanto erano popolati i nostri cieli, le acque, i boschi. Lo sapevo già, che noi siamo pagani fin da piccoli, ma ora lo vedevo scritto.

2) Quella volta che lo aspettai per quattro, cinque ore nell’androne: era l’alba d’una bugia grande quanto l’edificio, forse l’isolato, ma io non lo sapevo. Il libro ­- "L’amore ai tempi del colera" – invece sì. Tentò di dirmi che con le bugie si fanno i libri, sempre, e gli amori, spesso, perché sono enormi verità viste dall’altro lato, ma io non lo capii. Ancora si rammarica, quel libro, e spande, quando lo apro, un tenue persistente odore di mandorle amare.

3) Sapeva di cantina, quella copia di "All’ombra delle fanciulle in fiore": era stato un tempo incalcolabile nella cantina della zia della vicina della cugina della madre del mio amico. Ci amammo (con il libro, non con l’amico): lui, il libro, non ha mai dimenticato quando la mia manina liceale ed esitante lo prese, con tutto quel muschio e cantinato e tempo rappreso negli angoli.

4) Gli angeli vanno e vengono, dalle pagine del libro di Rafael Alberti "Degli angeli": angeli morti, angeli brutti, angeli strani che scambieresti per colapasta, piante grasse o matite spuntate. Quando li accolsi a casa nemmeno ringraziarono, e mi sporcarono di impronte e piume e cacca di angelo tutto il soggiorno. Ma ora hanno le chiavi, e sono molto più collaborativi, e annaffiano le piante e sognano al mio posto, quando non ci sono.

5) L’estate che mi salvò la vita, "La maga delle spezie" nemmeno lo sapeva. Era arrivata in valigia, dall’estremo nord, che dev’essere un posto dove c’è nebbia e le persone parlano così: noio vulevon l’indriss. Si coricò nel mio letto bagnato di lacrime e fece una misteriosa alleanza col sole e i macigni bagnaroti.

6) "Le città invisibili" galleggiano come bolle di sapone sul terrazzo, di solito.

7) "Lolita" sapeva che io non li avevo ancora, a otto anni suonati, gli ormoni della letteratura e del sesso. Si adoperò in ogni modo, infatti.

8) "Leggere Lolita a Teheran" si prese un compito mostruoso, ma aveva spalle solide, perché era femmina, intelligente e perseguitata: mi fece dimenticare la mia parte di protagonista in una tragedia amorosa. Ora è un libro-sorella, con cui conversiamo a bassa voce, in certe sere di gelsomino.

9) E’ caduto per caso nella terra, e lì ha fatto radici, "Per nascere sono nato". Ora è un albero immenso, ma anche una nave con mille polene, e una casa sull’albero e una rete e un’amaca e una vela. A volte raccolgo i frutti che cadono spontaneamente, e li mangio guardando i giochi di luce attraverso le foglie: ci si può leggere il futuro e, a volte, anche il passato.

10) Quando è scoppiato, i semi sono volati ovunque: "Donne dagli occhi grandi" è finito in tutte le case delle donne che amo. Poi, anni dopo, in "Mariti", quelle donne sono diventate più vecchie, ma non più sagge di prima perché sarebbe stato davvero impossibile. Una raccolta di comete, una collezione di fragole, un giardino di voliere.

11) "Cent’anni di solitudine" era al liceo, quando i fiori carnivori erano praticamente dovunque, grandi come querce.

12) Le antologie sono solo libri in avanscoperta, sentinelle di libri, esploratori: quando ti entrano in casa è come l’ultima notte dell’assedio di Troia. Vincono. "Antologia della letteratura fantastica" s’è presa tutta la casa e la famiglia molti anni fa. C’ha pure la sua bandiera, sul tetto.

13) Ogni estate lo leggevo, poi lo rimettevo lì, e arrivederci alla prossima estate. E lui si faceva interminabili mesi umidi, con odore di muffa salata e rancore. Ma faceva bene alla sua indole malvagia, ai suoi cattivi smaglianti e originari, che tornavano a farmi paura, per le strade di "Salem’s Lot".

14) Il primo volume si intitolava "Poesie e rime", e l’ho rubato dopo moltissimi anni, perché il mio non c’era più: mia madre aveva distrutto tutti i miei libri, perché segretamente odiava l’infanzia di chiunque. Anche i "Quindici", che ora ricomprerei a qualunque prezzo. I miei, quindici, lo sanno, e lì dove sono mi pensano ancora.

15) Non ero avvezza ai doppi fini, e nemmeno ai doppi finali, e "La danza immobile", quel giorno, sulle scale, colse la mia innocenza. Me lo aveva regalato, per fini oscuri, il più caro fratello del mio caro amico, e come dedica c’era una frase del libro: "Sui suoi lineamenti bruscamente pensosi viaggiava una carovana indecifrabile". Sui miei lineamenti bruscamente pensosi viaggiò una carovana indecifrabile.

16) Ero precipitata, per ragioni a me ignote, in un tunnel di bruttissimi libri. Lui decise di bloccare la mia caduta libera. E dire che era un bestseller, di quelli che una snob come me legge solo nella prossima vita. Mi tese una mano piccola, bianca, profumata d’una leggerissima cipria: "L’eleganza del riccio" divenne una mongolfiera, un pallone aerostatico, una nuvola, e io ci salii sopra e guardai il tunnel, dall’alto. Le lacrime, di gioia o di dolore o solo d’altitudine, ghiacciavano subito, ed era estate.

17) Il libro non era nemmeno un libro. Erano fotocopie d’un manoscritto con la copertina di plastica. Lei li lesse in ospedale. Non so quanto si sia riconosciuta, in quella donna magica e terribile. Un giorno me lo restituì, con gli occhi perfettamente silenziosi.

18) Le biografie altrui s’appassionano sempre della tua biografia. A "Diego e Frida" piacquero moltissimo, le mie storie.

19) "Il nome della rosa" discuteva con me di latino e Sherlock Holmes, talmente fitto che mi dimenticai di prendere la lanterna, e quella notte in biblioteca finì come sapete: sono convinta che in ognuno di noi c’è un incendio della biblioteca, e quello che ne resta li chiamiamo "i nostri libri". Stat rosa pristina…

20) Adriano… Adriano… non viene mai quando lo chiamo. E’ smemorato, per avere tutte quelle memorie lì.

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