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	<title>manginobrioches</title>
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	<description>Il cuore ha più stanze d&#039;un casino</description>
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		<title>Mamma, con te e contro di te</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 11:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manginobrioches</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mamma, sono nata così diversa da te.  Nel mio uovo protetto, dentro i perenni anni Cinquanta della Calabria (sono durati almeno trent&#8217;anni, lì, prima di sboccare direttamente negli orridi Ottanta), dentro la tua giovinezza inconoscibile, ombrosa, irregolare come le punte dei tuoi capelli. Eri madre come gli animali del bosco, la faggeta, il ragno del [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=555&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-556" alt="arte137c1" src="http://manginobrioches.files.wordpress.com/2013/05/arte137c1.jpg?w=214&#038;h=300" width="214" height="300" /></p>
<p>Mamma, sono nata così diversa da te.<br />  Nel mio uovo protetto, dentro i perenni anni Cinquanta della Calabria (sono durati almeno trent&#8217;anni, lì, prima di sboccare direttamente negli orridi Ottanta), dentro la tua giovinezza inconoscibile, ombrosa, irregolare come le punte dei tuoi capelli. Eri madre come gli animali del bosco, la faggeta, il ragno del davanzale. Eri madre come certe dee pericolose, che divorano i figli o li imbandiscono ai mariti meschini. Eri madre con punte di ferro acuminate, paure che si svegliavano di notte e camminavano sui balconi, coi fantasmi che si raccoglievano nel tinello, dove tu non volevi entrare dopo l&#8217;imbrunire. Eri madre in un certo modo selvatico e illuminista: non mi hai mai fatto vaccinare per il vaiolo, e io invidiavo quella cicatrice rotonda che avevano proprio tutti sul braccio, e io no.<br />  E io no. E io no. E io no. Sono le prime parole che ricordo con in mezzo “io”. Mi hai dato il tuo io sempre escluso, sofferente, subalterno.<br />  Mi nascondevi e mi esponevi, e io soffrivo in ogni caso: avrei voluto allontanarti, ma non sarei sopravvissuta senza di te.<br />  Tutti i figli si cibano delle madri: il latte segna solo l&#8217;inizio di quel patto di cannibalismo e devozione. A te il latte finì subito, perché non ci credevi, perché era nero, velenoso almeno quanto te, necessario per sopravvivere nel mondo delle tarantole, delle trappole, degli abissi in cui ti aggiravi e che io intuivo dalla tua voce spaventata.<br />  Certe volte, di notte, anch&#8217;io mi trovo in quel mondo: cibarsi di qualcuno vuol dire ereditarne ogni cosa, le forze e le angosce. Alle radici minerali della mia anima condivisa (la condividiamo con stirpi, generazioni, con tutte le madri che ci hanno precedute, in una catena interminabile e potente, che ci appaia o no) ci sono gli stessi archi di pietra, camminamenti stretti, gole e voragini, e tutte le sorgenti del Nilo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mamma, sono nata così uguale a te.<br /> Quando, di rado, dormivamo vicine, gli dei ronzanti sul sonno dei mortali – invidiosi della loro pace effimera ma totale – non ci distinguevano: lo facevano solo le zanzare, che sono più pratiche, e infierivano su di te, attratte dalla composizione misteriosamente dolce del tuo sangue rovente, e ignoravano me, che avevo ereditato quella qualità aristotelica del sangue di papà che le teneva lontane. Ma il mio sangue era comunque più simile al tuo, col suo gusto per le tempeste nelle tempie e nei polsi. Il punto d&#8217;ebollizione era lo stesso: bastava, basta una sola parola, un gesto, uno sguardo. Il nostro sangue tempestoso era identico, avremmo potuto scambiarcelo. Ferro, sale, rame vecchio, alloro: il nostro sangue sapeva di molte cose. Tu, verso la fine, ne perdesti moltissimo, e mi sentivo come se lo avessi perso io stessa, perché lo riconoscevo, sia pure diluito dalle trasfusioni e fatto amaro dalle medicine.<br /> Io reagisco, come te, ad altri farmaci: certe mattinate d&#8217;acciaio celeste sullo Stretto, certi accordi misteriosi con creature vive o immaginarie o tutte e due, certi ricordi puramente animali, inesprimibili. Io porto, come te, le stesse stimmate invisibili, le ingiustizie palesi della natura e della Storia nel nostro corpo di femmine, femmine calabresi, femmine calabresi del Novecento, femmine calabresi del Novecento italiano. Io trascino le stesse corde, gli stessi pesi, le stesse invisibili architetture di dolore. Io entro, salutata da angeli inesprimibili, nelle stesse cupole di gioia che nessun altro può comprendere ma io nemmeno, non interamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mamma, oggi mi sento così simile a te da non vedere dove finisci tu, dove tu sei finita, e dove io sono cominciata, dove mi ricomincio ogni giorno.<br /> Mamma, oggi mi sento così diversa da te da pensare che i secoli hanno sbagliato e la natura e gli dei, e dobbiamo andare a capo, di nuovo, e non ce la faccio, non ce la faccio a ricominciare il mondo tutta da sola, come facevi tu.</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/manginobrioches.wordpress.com/555/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/manginobrioches.wordpress.com/555/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=555&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Scusi, è qui la sinistra?</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 18:43:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manginobrioches</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cronaca vera]]></category>
		<category><![CDATA[pollitica e tacchinologia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[Cercavo la sinistra, stamattina. Al mercato, la sinistra erano marito e moglie al loro banco di verdure, le  dita marroni tra cui sparivano i centesimi di quell&#8217;economia minima, fondamentale che girava, vestita male, sofferente, in mezzo alla gente, dieci centesimi di qui, otto di là, perché ci sono vite misurate in centesimi, uno sull&#8217;altro, dalle [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=550&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-551" alt="quarto stato oggi" src="http://manginobrioches.files.wordpress.com/2013/04/quarto-stato-oggi.jpg?w=300&#038;h=225" width="300" height="225" /></p>
<p>Cercavo la <strong>sinistra</strong>, stamattina.<br />
Al mercato, la sinistra erano marito e moglie al loro banco di verdure, le  dita marroni tra cui sparivano i <strong>centesimi</strong> di quell&#8217;economia minima, fondamentale che girava, vestita male, sofferente, in mezzo alla gente, dieci centesimi di qui, otto di là, perché ci sono vite misurate in centesimi, uno sull&#8217;altro, dalle quattro del mattino alle otto di sera, e poi a letto.<br />
Quell&#8217;economia piccola, smunta, <strong>guardava alla sinistra</strong>, ma mica la riconosceva: si guardavano senza conoscersi, senza poter fare nulla l&#8217;una per l&#8217;altra, forse senza nemmeno esistere, l&#8217;una per l&#8217;altra.</p>
<p>La sinistra era il <strong>garzone</strong> marocchino, la pensionata che toccava i cavolfiori uno per uno, il custode del parcheggio seduto sul bizzolo, ero io che stavo contemporaneamente<strong> in due piazze</strong> diverse: quella dei centesimi, dei cavolfiori, delle cassette di legno che oggi sono cassette domani sedili dopodomani legna per il forno, e quella che mi portavo in tasca, dentro l&#8217;aifòn, quella virtuale dove invece di passeggiare scriviamo, invece di comprare linkiamo invece di gridare ritwittiamo e mi chiedevo se fossero la stessa cosa, quelle due piazze, e dove mai si potessero incontrare, oltre che – fortuitamente e malamente – nella mia persona.</p>
<p>Mi chiedevo come e dove quella sinistra, quella scritta e proclamata, linkata e ritwittata, potesse mai incontrare i cavolfiori della pensionata, l&#8217;economia dei centesimi, le cassette di legno spostate dal garzone marocchino. Dove la sinistra <strong>materiale</strong>, quella dei prezzi, dei diritti, dei contratti, delle relazioni, diventasse la sinistra immateriale delle parole, e forse quella<strong> irreale</strong> delle votazioni a scrutinio segreto e dei segreti a scrutinio palese. La sinistra che non sa nemmeno di esistere e la sinistra che esiste in un modo che nessuno di noi comprende, per alzata di mano e coltello nello schiena. In mezzo noi, il <strong>corpo elettorale</strong> per metà incorporeo, dissolto nella nuvola di status, tweet, link, che tutti assieme fanno una voce incredibile ma anche nessuna voce, non più dell&#8217;uno vale uno che sottoscriviamo con la matita copiativa, nella cabina di legno durante quel rito <strong>povero, laico, spartano</strong> che è la democrazia esercitata, la democrazia applicata talmene capillare e minima che nemmeno noi la comprendiamo per intero.</p>
<p>Mi chiedevo come convertire una piazza nell&#8217;altra, scambiare link con cavolfiori e sguardi con diritti, e matite copiative con parole e scelte che ridiventano centesimi, legno, cavolfiori, banchi della frutta e verdura. E anche <strong>segretari di partito</strong> che dicono cose che condivido o quantomeno rispetto, e portavoce che portano voci <strong>sensate, meditate, limpide, nutrienti</strong>.</p>
<p>Non so se il <strong>Pd</strong> è morto, so che la sinistra non può morire. Ma non so esattamente come farla vivere, con questo suo corpo così bello, inafferrabile, mezzo piazza e mezzo parola, mezzo cavolfiore e mezzo matita, mezzo me mezzo chissà.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/manginobrioches.wordpress.com/550/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/manginobrioches.wordpress.com/550/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=550&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Italia che volevo (dalla supercazzola a Rocco Siffredi)</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 19:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manginobrioches</dc:creator>
				<category><![CDATA[catalogo dei pazzi]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca vera]]></category>
		<category><![CDATA[pollitica e tacchinologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;Italia che volevo il leader della sinistra era Berlinguer, e soprattutto esisteva una sinistra. Nell&#8217;Italia che volevo la sinistra era un modo di ascoltare, accogliere, armonizzare. Nell&#8217;Italia che volevo il nome “Mussolini” (e scritto così non sottintendeva “Alessandra”) non si doveva nemmeno sentire, tra le pareti di Montecitorio. Nell&#8217;Italia che volevo c&#8217;era la supercazzola del [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=542&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-547" alt="bbb" src="http://manginobrioches.files.wordpress.com/2013/04/bbb.jpg?w=300&#038;h=159" width="300" height="159" /></p>
<p>Nell&#8217;Italia che volevo il leader della sinistra era Berlinguer, e soprattutto esisteva una sinistra.<br />
Nell&#8217;Italia che volevo la sinistra era un modo di ascoltare, accogliere, armonizzare.<br />
Nell&#8217;Italia che volevo il nome “Mussolini” (e scritto così non sottintendeva “Alessandra”) non si doveva nemmeno sentire, tra le pareti di Montecitorio.<br />
Nell&#8217;Italia che volevo c&#8217;era la supercazzola del Conte Mascetti, ma non Rocco Siffredi.<br />
Nell&#8217;Italia che volevo un nome limpido e pesante come quello di Rodotà era la prima scelta, e tutti s&#8217;accapigliavano a sostenerla per primi.<br />
Nell&#8217;Italia che volevo la Prima Repubblica non riceveva 521 voti.<br />
Nell&#8217;Italia che volevo Berlusconi era un palazzinaro brianzolo che raccontava barzellette al suo capomastro.<br />
Nell&#8217;Italia che volevo Bersani era alla pompa di benzina, a smacchiare i parafanghi.<br />
Nell&#8217;Italia che volevo Alfano faceva l&#8217;assistente avvocato che portava i caffè (beh, come ora, in effetti).<br />
Nell&#8217;Italia che volevo Gino Strada era ministro della Sanità, anzi della Salute.<br />
Nell&#8217;Italia che volevo la Costituzione non aveva bisogno di una guardia del corpo elettorale.<br />
Nell&#8217;Italia che volevo ogni governo era tecnico perché competente, e politico perché capace di mediazione e ascolto.<br />
Nell&#8217;Italia che volevo al Colle andava il meglio.<br />
Nell&#8217;Italia che volevo la maggioranza era un insieme di minoranze che riuscivano ad andare d&#8217;accordo, perché uno vale uno ma la gran parte o tutti non valgono più di ciascuno.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/manginobrioches.wordpress.com/542/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/manginobrioches.wordpress.com/542/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=542&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Si fa presto a dire acqua</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2013 17:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manginobrioches</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Geografio]]></category>
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		<description><![CDATA[Con l&#8217;acqua il paese di mia madre cominciava e finiva. Cominciava con la fontana dell&#8217;Acqua medicinale, che aveva sette virtù: faceva i denti bianchi, catturava la luna, dava sapore al pane, curava la gotta, la mossa di stomaco, la risipola e i sogni veritieri, ma non poteva nulla contro il malanimo. La fontana era dopo [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=536&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-538" alt="Magritte Corde sensible" src="http://manginobrioches.files.wordpress.com/2013/03/magritte-corde-sensible.jpg?w=300&#038;h=233" width="300" height="233" /></p>
<p>Con l&#8217;acqua il paese di mia madre cominciava e finiva.<br />
Cominciava con la fontana dell&#8217;Acqua medicinale, che aveva sette virtù: faceva i denti bianchi, catturava la luna, dava sapore al pane, curava la gotta, la mossa di stomaco, la risipola e i sogni veritieri, ma non poteva nulla contro il malanimo. La fontana era dopo la curva, circondata da pietre e felci preistoriche.<br />
Dove andiamo? Andiamo all&#8217;acqua medicinale.<br />
E così io e le mie cugine passeggiavamo fino all&#8217;acqua e poi indietro, dopo aver bevuto alle cannelle di ferro, che erano sempre appannate come di brina, perché l&#8217;acqua era gelida, e veniva da un altro mondo, molto più antico del nostro. Infatti non aveva sapore d&#8217;acqua: era amara come l&#8217;erba, o forse salata come i castagni, o scura come certi boschi impenetrabili che circondavano da ogni lato il paese. Aveva un sapore sottile, diritto in fondo, inspiegabile.<br />
Questa è acqua buona, dicevano a noi di città, ridendo coi loro denti bianchissimi e sgranati.<br />
Sì, annuivamo noi, il mento gocciolante e la bocca intorpidita.<br />
L&#8217;acqua, intanto, scendeva nei nostri organismi cittadini, pesante come la salute delle pietre, della valle e della montagna, che risaputamente sono immortali, e più vecchie di dio.</p>
<p>Il paese finiva all&#8217;argine della fiumara, invece, che era acqua cattiva, incostante e femmina.<br />
Appariva, spariva, spingeva la sua lingua di detriti dentro il sottobosco, spaventava gli animali e insidiava le case.<br />
La fiumara ci odia tutti&#8230; e qualche giorno&#8230; , diceva mia nonna, che aveva il gusto delle catastrofi. Diceva che la sentiva scorrere sotto terra, sotto la strada, sotto la casa, e qualche giorno si sarebbe portata via tutto il paese. La sentiva anche d&#8217;estate, quando diventava un ruscello o anche meno, un niente, un ricordo, una sete d&#8217;acqua e pietre spaccate dalla rabbia e dal sole.<br />
Lei diceva che un ventre d&#8217;acqua tiene ogni cosa, e tutto finisce e comincia lì. Come il paese.</p>
<p>Questo per rammentare che oggi è la Giornata dell&#8217;acqua.<br />
Perché, dai tempi di mia nonna, l&#8217;acqua s&#8217;è trasformata. Ora gira in vestiti di pvc anche molto eleganti, e la invitano ai convegni degli ambientalisti, la fanno recitare negli spot. Ora ne hanno paura, non perché è troppa ma perché non ce n&#8217;è abbastanza. Ora si può parlare dell&#8217;acqua secondo la percentuale di sodio, gli oligoelementi e il ph. Il punto è che è rimasta a scorrere là sotto, e la possiamo sentire, lontana e minacciosa.<br />
E mi viene in mente anche un&#8217;altra acqua, di cui m&#8217;hanno parlato ma che non ho mai visto o toccato: l&#8217;acqua delle saline di Trapani. Anche quella col sale è una guerra antica. Lo si deve attirare fuori dal mare, farlo venire in superficie, bianco come la luce. Così l&#8217;acqua passa la sua via crucis per perdersi, sparire, tornare altrove, dappertutto.<br />
E l&#8217;acqua non è inodore, incolore e insapore. L&#8217;acqua può avere un sacco di nomi. Acqua crura, acqua fatta, acqua marciùsa, acqua matri, acqua &#8216;nciuri, acqua sarchia, acqua vergini: tutti i nomi dell&#8217;acqua delle saline, l&#8217;acqua tormentata e spinta via dagli uomini. L&#8217;acqua che &#8211; secondo mia nonna &#8211; prima o poi si vendicherà.<br />
Chissà, fra centomila anni il mondo sarà un cristallo di sale, e l&#8217;acqua una corona di ghiacci, in sogno.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/manginobrioches.wordpress.com/536/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/manginobrioches.wordpress.com/536/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=536&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Magritte Corde sensible</media:title>
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		<title>Papà, o dell&#8217;impossibile</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 14:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manginobrioches</dc:creator>
				<category><![CDATA[catalogo dei pazzi]]></category>
		<category><![CDATA[Geografio]]></category>
		<category><![CDATA[impossibilia]]></category>
		<category><![CDATA[festa del papà]]></category>
		<category><![CDATA[impossibile]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>

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		<description><![CDATA[“Pronto?”. “E allora?”. “Papà?”. “Papà”. “Papà&#8230; ma da dove chiami?”. “Oh non lo so. Non importa. Come stai?”. “Papà, ma come&#8230;come è possibile?”. “Non è possibile, forse”. “Ma tu non credevi alle cose impossibili”. “Ma tu sì”. “Sì, io sì. E quindi non può essere, che mi stai dando ragione”. “Sarà un&#8217;altra cosa impossibile”. “Oh, [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=532&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-533" alt="cano44_prodigo" src="http://manginobrioches.files.wordpress.com/2013/03/cano44_prodigo.jpg?w=297&#038;h=300" width="297" height="300" /></p>
<p>“<span style="font-size:large;">Pronto?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">E allora?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Papà?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Papà”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Papà&#8230; ma da dove chiami?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Oh non lo so. Non importa. Come stai?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Papà, ma come&#8230;come è possibile?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Non è possibile, forse”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Ma tu non credevi alle cose impossibili”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Ma tu sì”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Sì, io sì. E quindi non può essere, che mi stai dando ragione”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Sarà un&#8217;altra cosa impossibile”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Oh, papà”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Uh, non piangere, non so quanto possiamo parlare”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Sei felice, soffri, ti manchiamo?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">No, no, le domande le faccio io: siete felici, soffrite, vi manco?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Papà ma che dici: certo che ci manchi, mi manchi tutti i giorni. All&#8217;inizio non sapevo come avrei potuto fare a continuare”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Poi si continua. Oh, anche qui, si continua”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Lì dove?&#8221;.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Niente di che, non ha importanza”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Sì che ce l&#8217;ha. Ma c&#8217;è mamma, con te? Dove sei, che posto è?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Ah, mamma, sì, l&#8217;ho intravista. Sai, qui ognuno sta per conto suo”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Come per conto suo? E il nonno? E la nonna?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Ho detto che le domande le faccio io. Mio nipote è cresciuto, mi pensa?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Sai come sono i ragazzi, dimenticano tutto&#8230; “.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">No, quelli sono gli adulti. O i morti”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Non dire quella parola!”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Va bene, non dico più “adulti””.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Papà! Ma ti sembra il caso di scherzare?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Onestamente sì. A te no?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Beh sì, hai sempre ragione tu”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">No, non può essere, che mi stai dando ragione”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Sarà un&#8217;altra cosa impossibile. Oh papà”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Dai, basta singhiozzi che non ti capisco, la linea è disturbata. Raccontami le altre cose: com&#8217;è il mondo, è migliorato? Tu sei sempre comunista?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Certo che no, certo che sì: il mondo è peggiorato, e io sono comunista sempre più invano”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Semmai sempre più a proposito. Un mondo che non ha bisogno di comunisti è un mondo perfetto”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Papà! Non lo avresti mai detto, questo”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">L&#8217;ho sempre pensato, solo che ora posso dirlo”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Ma da dove parli, con che cosa stai parlando?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Uffa, non ha importanza: ho una voce, no?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">La tua voce, papà. Sai quanto mi manca: la voce è la cosa che se ne va prima, eppure che resta, là in fondo. Pensavo che non l&#8217;avrei risentita mai”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">La voce è un&#8217;impronta, sai: qui ce le prendono quando entriamo”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Ma lì dove?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">E scrivi ancora?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Certo che scrivo. Come potrei consolarmi, altrimenti. Non c&#8217;è consolazione, papà”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Sì che c&#8217;è. Ora lo so che c&#8217;è”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Tu sei consolato? Sei felice?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Felice? Che parola bizzarra. Nessuno sano di mente può essere felice. Poi se è pure morto”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Non dire quella parola!”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Va bene, non dico più “felice””.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Oh papà”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">E basta, non posso sentirti piangere. Dimmi qualcosa di ridicolo: chi governa lì?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">In questo momento quasi nessuno. Abbiamo fatto le elezioni ma forse ci ribecchiamo un governo tecnico, se va bene”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Tecnico? Tutti i governi devono essere tecnici, sEE sono buoni governi”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Ma qui non abbiamo buoni governi dai tempi dei comizi curiati, papà&#8221;.<br />
</span>&#8220;<span style="font-size:large;">E tu per chi hai votato?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Sempre per quelli che perdono”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Ne hanno più bisogno, allora”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Papà, ma che mi fai dire, chissenefrega. Sto parlando con te! Dopo otto anni!”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Appunto, vuoi piangermi addosso tutto il tempo? Il Cavaliere che fa?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Ti prego, non ricominciare. Non voglio litigare con te come prima. E poi ci sono un sacco di cose che non hai visto e non sai. Altro che imprenditore illuminato e giustiziere della magistratura”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Oh lo so, lo so”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">E come fai a saperlo? Lì leggete i giornali?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Figurati. La cosa più materiale che c&#8217;è qui è qualche nebulosa”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Qui la cosa più chiara che c&#8217;è è qualche nebulosa&#8230;”<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Ecco, ora va meglio, se riesci a scherzare. Comunque lo so: la crisi, la povertà, la paura. Queste cose arrivano pure qui senza giornali”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Ma lì dove, papà? E ora che succede?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Niente, ci salutiamo e tu vai a preparare il pranzo. Sai ancora cucinare, no?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Oh papà, pensi che ora tutto tornerà come prima?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Certo. Succede praticamente da sempre. Fidati. Ora devo chiudere”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Papà, aspetta. Mi chiamerai ancora?”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Non so, forse sì, ma forse no. Qui è strano”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Papà, ti voglio bene”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Lo so, anche io. Ciao figlia”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Non mi avevi mai chiamata figlia”.<br />
</span>“<span style="font-size:large;">Le cose impossibili succedono, figlia”. </span></p>
<p><span style="font-size:large;">clic<br />
</span></p>
<p><span style="font-size:large;"><i>Per la festa del Papà, che era ieri, mi sono regalata una telefonata impossibile. Perché le cose impossibili, almeno, le puoi scrivere per farle succedere. </i></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/manginobrioches.wordpress.com/532/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/manginobrioches.wordpress.com/532/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=532&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>A casa di dio (dedicato al conclave)</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 13:07:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manginobrioches</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carmosina story]]></category>
		<category><![CDATA[de rerum maternorum]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[conclave]]></category>
		<category><![CDATA[dio]]></category>
		<category><![CDATA[dio è femmina]]></category>

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		<description><![CDATA[La sera in cui cenò con dio, Carmosina aveva addosso la sua migliore cappottina di panno scuro. La borsetta aveva manici d’osso, e dentro un fazzoletto con l’orlo di merletto che faceva odore di canfora e ala ripiegata, un portamonete con la chiusura d’oro falso e una foto sfocata di Stefano adolescente – una macchia [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=526&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-527" alt="magritte-rene-la-chateau-des-pyrenees-9907794" src="http://manginobrioches.files.wordpress.com/2013/03/magritte-rene-la-chateau-des-pyrenees-9907794.jpg?w=213&#038;h=300" width="213" height="300" /></p>
<p>La sera in cui cenò con dio, Carmosina aveva addosso la sua migliore cappottina di panno scuro. La borsetta aveva manici d’osso, e dentro un fazzoletto con l’orlo di merletto che faceva odore di canfora e ala ripiegata, un portamonete con la chiusura d’oro falso e una foto sfocata di Stefano adolescente – una macchia bruna in mezzo a nuvole di luce, destinata a sbiadire molto presto.<br />
Lisabetta aveva insistito per appuntarle in testa il velo di pizzo nero, quello per la chiesa, e le aveva cacciato in mano il rosario di granati che luccicavano come more di gelso. Ma Carmosina s’era tolta il velo: “Vado da dio, non dal signor parroco” aveva detto con dignità ostile, e uscendo aveva appeso il rosario a un ramo della mimosa. I grani oscillavano appena, al vento del crepuscolo che muoveva la cenere gialla dei fiori.<br />
Carmosina s’era incamminata, sui tacchi quadrati delle scarpe buone, l’orlo di mussolina che sfiorava gli stinchi. Era certa della direzione da prendere.<br />
La sera infatti era triste ma trasparente, e la casa di dio si poteva vedere con chiarezza, come accade nelle terre di montagna dove l’aria è così sottile che non basta a celare l’universo.<br />
Gabriele la guardò camminare nel vialetto, e le sue ali d’angelo s’agitavano pensosamente, muovendo la polvere nella soffitta, con un vento d’apprensione gelosa che fece piangere nella culla il figlio di Lisabetta, e nessuno riuscì a consolarlo per ore, nemmeno con l’infuso di finocchio, nemmeno con lo zucchero spalmato sui labbruzzi.<br />
Carmosina sentì lo sguardo dell’angelo, come sempre sentiva sulla nuca lo sguardo della morte, e non si voltò apposta, ma strinse i denti al suo modo, che era un sorriso e una minaccia. Camminò diritta come la riga delle calze, ripassandosi due o tre cose che voleva dire da un pezzo, a dio.</p>
<p>Lisabetta aveva avuto l’idea balzana che dio parlasse in latino, e allora sì – diceva – che le ci sarebbe voluto il signor parroco, per capire, ma Carmosina fece una smorfia e sussurrò che, semmai, dio avrebbe parlato come le gazze, o i lupi d’inverno, o gli stipiti della casa che cigolavano di dolori immaginari, e come parlava nonna Vincenza, che il mattino in cui compì centocinque anni si drizzò sul letto – le trecce raccolte sul capo come una corona, pizzi da imperatrice sulla camicia da notte e una luce imperiosa negli occhi – e cominciò, in una lingua sconosciuta ma irresistibile, tutta sibili e schiocchi e comandi, certi discorsi lunghissimi e complicati che nessuno capiva ma che alla fine convincevano tutti, meglio del vescovo. Allora il parroco s’era impressionato, e aveva detto che la vecchia parlava la lingua di Babele, e forse era indemoniata e bisognava finirla a colpi di croce dentro il cimitero, per essere sicuri, e Pietro gli aveva risposto, limpido, che se avesse toccato sua madre l’avrebbe crocifisso a testa in giù, come San Pietro, al centro del pollaio.<br />
In realtà, dentro di sé Carmosina era convinta che dio parlasse in francese: da quando aveva sentito Basilio recitare versi pieni di erre arrotolate e parole veloci, tutte accentate come se il mondo fosse una cosa piena di gioia e di fretta, aveva pensato che dio avesse inventato quella lingua solo per sé.<br />
Quando giunse a casa di dio, Carmosina tirò un sospiro, drizzò la testa e suonò alla porta. “Vualà” pensò.</p>
<p>Dio era una signora di mezz’età, con un sorriso divertito.<br />
Aveva un petto abbondante che scappava dalle trine, uno sguardo nocciola di imprecisabile profondità e una messinpiega freschissima. Dio aveva i capelli biondo scuro, tinti, a onde educate che coprivano appena il collo.<br />
“Benvenuta” le disse semplicemente, e Carmosina – che pure aveva avuto cinque parti e due uomini, e un angelo, e una suocera, e non si stupiva più di niente – ne fu un po’ scossa, tanto che le mancarono le parole. Ma dio era assolutamente amichevole, e la stanza calda d’odore di minestra e forse polvere, come certe stanze antiche dove l’odore del tempo si deposita sotto i sofà, sui tappeti e nella patina ch’ingiallisce i centrini e ossida l’argento della cioccolatiera.<br />
Carmosina, dubbiosa, fece un lieve inchino ma subito drizzò la testa.<br />
“Buonasera a voi” rispose educata, e le dispiacque di non poterle dire quel “bonsuàr” che s’era portato ripiegato nella borsetta, col fazzoletto e il portamonete.<br />
Dio dovette accorgersene, perché di colpo – mentre le si avvicinava di due passi – divenne un giovanotto coi baffetti sottili e le ciglia piene di stelle, che con voce di perfetto velluto le porse un “Enchanté” che la fece sussultare.<br />
Carmosina sospirò forte, il seno come un animale bianco che si muoveva da solo nel corsetto, e rispose, tirando fuori il suo “bonsuàr”, che faceva un leggero odore di canfora e gelsomino. Lateralmente, dio considerò che quella di maschi e femmine era una delle migliori idee che avesse avuto, mentre Carmosina pensò che forse preferiva quella coetanea con lo sguardo sapiente, al giovanotto demonio con le basette affilate come un tango.<br />
In quell’istante, dio tornò a essere la signora compìta, tranne che per quell’ironia nocciola che le scaldava gli occhi. Con gesto educato ma morbido, dio invitò Carmosina a sedersi a tavola, su una delle sedie dall’alto schienale intagliato. Carmosina accettò con un cenno, ravviò la gonna e sedette un po’ rigida alla tavola di dio.</p>
<p>Dio le sedette davanti, oltre il tavolo di noce sul quale luccicavano piatti di maiolica e posate d’argento del servizio buono. In un cestino c’era un pane scuro di trama fitta, in una caraffa di cristallo un vino rosso come un cuore.<br />
“Pane… e vino…” sussurrò, colta da improvvisa comprensione, Carmosina.<br />
“Credevo che piacessero, a voi uomini” disse dio serissima, o forse una piccola ruga le animò per un attimo la guancia,e Carmosina sentì che stava scherzando, al modo impercettibile delle donne.<br />
“Infatti agli uomini piacciono – disse Carmosina, dagli occhi neri una luce di rimando al lampo nocciola di dio – le donne preferiscono le brioches”. Il sorriso si perse nel riflesso opaco del coltello, mentre tagliava il pane per tutte e due.</p>
<p>Carmosina versò il vino, che era denso come sangue, o succo di gelsi neri, e le venne di dire un “amen” che dio sembrò accettare con cortesia piegando appena la testa, e la luce della lampada a gas le disegnò un riflesso d’oro sull’onda dei capelli.<br />
Mangiarono quel pane, e bevvero quel vino, e anni dopo ancora Carmosina non sapeva dire che sapore avessero, o forse non voleva dirlo, perché in cuor suo era convinta d’aver sentito sapore di sangue, e di placenta grassa, e delle carni macerate dei neonati, e forse delle pallide carni dei morti quando bisognava vestirli.<br />
“Volevo sapere perché ci fai morire” disse semplicemente Carmosina, che in mente aveva lo sguardo predestinato di Stefano, e il fiato delle anime che si radunavano alla fossa, e l’ombra violetta della barba che scuriva le guance di suo padre, al secondo giorno di veglia funebre.<br />
Dio la guardò e le disse: “Sicura che vuoi saperlo?”.<br />
Carmosina non era sicura, ma non le sembrava bello mentire a dio, così rispose sollevando, vaga,  una spalla.<br />
“Si muore perché non c’è vita abbastanza per tutti” le confidò dio, con un sospiro e un vago odore di cipria.<br />
“Ma tu sei immortale, e gli angeli pure” obiettò Carmosina piena d’ardore, come avrebbe fatto alla riunione di partito, quando Pietro la portava a parlare di socialismo e rivoluzione e fratellanza universale e finiva che facevano tutti a pugni.<br />
“Questo lo pensi tu” rispose educatamente dio, ravviandosi un ricciolo con la mano – aveva un leggero smalto malva sulle unghie allungate. “Si tratta solo di durate diverse: non c’è vita che duri per sempre…” aggiunse.<br />
“Per fortuna” pensarono all’unisono.</p>
<p>Per qualche minuto ancora mangiarono in silenzio, mentre Carmosina masticava un’altra domanda col pane.<br />
“E perché si deve soffrire?” disse di colpo, mentre dio beveva con gli occhi socchiusi nell’alone del vino.<br />
Dio allora posò il calice e divenne un cerbiatto ferito, dal cui fianco ansante stillava un sangue chiaro e leggero. Quindi divenne un castagno, di quelli dietro la casa, le cui braccia artigliavano tormentose certe notti di vento, mentre ogni foglia gemeva con la sua propria voce. Fu, ancora, un marinaio sfregiato che guarda un’isola lontana come una donna coricata, e poi una stella marina secca che si sgretolava in polvere arancio. Fu una croce di pietruzze sulla tomba dimenticata d’un bambino, e una promessa che rotolava via come un anello che rotola in un angolo. Fu uno scorpione femmina che divora i suoi piccoli, e poi un pescespada che fende la corrente, pazzo di dolore, mentre le sirene cantano per nessuno nella notte vuota.<br />
“Perché sì” le rispose, poggiando – di nuovo donna – la mano curata sul tavolo.<br />
Carmosina pensò che dio era come Pietro, che faceva finta di sapere tutto ma non sapeva nulla: non era colpa sua se s’era trovato lì, in quella casa di pietra alta sulle nuvole, a sentire il rumore eterno delle cose. Non diverso da lei, da noi.<br />
“E tu, come lo trovi il mondo?” le chiese dio, che vedeva tutto ma aveva obiettivamente qualche difficoltà a guardare l’anima delle donne, dove qualcosa sempre restava celato.</p>
<p>Carmosina ci pensò, portando alla bocca un dito, poi disse due parole, guardando dio ben dritto negli occhi. Lo aveva sempre pensato, d’altronde: “Mediocolo strafottuto”.</p>
<p><em>Dedicato a quella sfilata di porpore e oro zecchino che in questo momento dovrebbe essere la Chiesa, raccolta a percepire la volontà di dio. Se dio c&#8217;è, è femmina e trova grottesco tutto quello sfarzo: la Chiesa, se c&#8217;è, non è lì, non è quella, non sono loro.</em><br />
<em>Io, comunque, credo che dio non esista. Anche se mia bisnonna Carmosina lo ha incontrato. Ma, come Carmosina, credo in un sacco di cose inspiegabili. Forse anche questa.</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/manginobrioches.wordpress.com/526/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/manginobrioches.wordpress.com/526/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=526&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Berlusconi scrive agli italiani</title>
		<link>http://manginobrioches.wordpress.com/2013/02/21/berlusconi-scrive-agli-italiani/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Feb 2013 14:42:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manginobrioches</dc:creator>
				<category><![CDATA[catalogo dei pazzi]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca vera]]></category>
		<category><![CDATA[pollitica e tacchinologia]]></category>
		<category><![CDATA[Alfano]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Imu]]></category>
		<category><![CDATA[Lettera Imu agli italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Promesse di Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[“Scrivi, Angelino: Veniamo noi con questa mia addirvi che, scusate se sono poche, ma vi vogliamo restituire l&#8217;Imu ingiustamente pagata, specie che quest&#8217;anno c&#8217;è stata una grande moria tecnica delle vacche, che quando governavamo noi medesimo di persona erano grasse, e non magre come ora. Che poi, come voi ben sapete, non ci hanno fatto [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=518&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-523" alt="Berlu e Alfano" src="http://manginobrioches.files.wordpress.com/2013/02/berlu-e-alfano.jpg?w=300&#038;h=204" width="300" height="204" /></p>
<p>“Scrivi, Angelino:</p>
<p>Veniamo noi con questa mia addirvi che, scusate se sono poche, ma vi vogliamo restituire l&#8217;Imu ingiustamente pagata, specie che quest&#8217;anno c&#8217;è stata una grande moria tecnica delle vacche, che quando governavamo noi medesimo di persona erano grasse, e non magre come ora. Che poi, come voi ben sapete, non ci hanno fatto proprio governare, per colpa – scrivi Angelino: col-pa – dei giudici comunisti, delle maree, della Costituzione. Punto. Punto e virgola. Due punti &#8211; che non dicano che siamo provinciali, che siamo tirati, che siamo di sinistra: abundandis abundandum, come dice Ghedini.<br />
Questa moneta, che voi potreta, potreta – femmina, è femminile, Angelino – riscuotere alle poste, o con bonifico bancario, questa moneta servono a che voi vi consolate dal dispiacere che avete avuto un professorino come Monti al mio posto, e che scrivete, scrivate – è congiuntivo, Angelino, chiedi a Capezzone – sulla scheda: Berlusconi presidente. Pre-si-den-te: è aggettivo qualificativo, Angelino.<br />
Perché il presidente è presidente che merita, che pensa al bene dell&#8217;Italia, che tiene la testa al solito posto (si tocca la patta). Punto, punto e virgola, un punto e un punto e virgola.<br />
Salutandovi indistintamente&#8230; salutandovi indistintamente&#8230;il Pdl che siamo noi – apri una parente e dici che siamo noi. Hai aperto la parente? Era la nipote, no? Lo hanno votato tutti che era la nipote! Chiudila! &#8211; in data odierna.</p>
<p>Abbiamo vinto, Angelino”.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/manginobrioches.wordpress.com/518/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/manginobrioches.wordpress.com/518/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=518&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Berlu e Alfano</media:title>
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		<title>Il papa che non piaceva a Concettina</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 11:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manginobrioches</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca vera]]></category>
		<category><![CDATA[in corsia]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[dimissioni Papa]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>

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		<description><![CDATA[ Lo scrissi il giorno dopo l&#8217;elezione di Benedetto XVI, quando mia madre era ricoverata ormai da mesi e la vita aveva cambiato forma e posto, come succede sempre in corsia. Non ci furono santi, poi, per mia madre: morì poco dopo, sotto Benedetto XVI, il papa che non le piaceva. La corsia ha i suoi [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=513&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-514" alt="elezione 19" src="http://manginobrioches.files.wordpress.com/2013/02/elezione-19.jpg?w=300&#038;h=195" width="300" height="195" /></p>
<p><span style="font-family:Georgia;font-size:medium;"> <em>Lo scrissi il giorno dopo l&#8217;elezione di Benedetto XVI, quando mia madre era ricoverata ormai da mesi e la vita aveva cambiato forma e posto, come succede sempre in corsia. Non ci furono santi, poi, per mia madre: morì poco dopo, sotto Benedetto XVI, il papa che non le piaceva. </em></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;font-size:medium;">La <strong>corsia</strong> ha i suoi santi.<br />
Stanno negli angoli, con gli occhi fosforescenti, le braccia larghe, sempre sul punto di pronunciare una parola. <strong>Padre Pio</strong>, per lo più – il saio marrone, le bende sulle mani, qualche volta il gioiello granata d’una goccia di sangue – che è appiccicato al muro, tra la spalliera e la presa per l’ossigeno, piegato sotto i cuscini, appuntato con uno spillone, disteso nei cassetti.<br />
<strong>Maria</strong>, col manto celeste misericordia, che rammenta a tutti la Madre del capezzale, la Madre che accosta il cucchiaio alle labbra riarse, la Madre che passa una mano fresca sulla fronte, la Madre che seppellisce in una sabbia dolce la ferocia e la fame delle madri. </span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;font-size:medium;"> Il crocifisso sta sul muro, in alto.  Il suo sguardo spiovente prende ogni cosa. Qualche volta il chirurgo, passando, solleva la testa: si fissano brevemente, poi distolgono gli occhi. Tornano a occuparsi degli altri. Nell’aria, un vago rumore di cesoie rammenta qualcosa, forse che <strong>Atropo</strong> non è sazia, e aspetta in sala operatoria. Si fanno scuri in volto, il <strong>Cristo</strong> e il chirurgo, e proseguono, <strong>pastori di dolore</strong>.  </span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;font-size:medium;"> Da qualche giorno c’è un <strong>santo</strong> nuovo, lo sguardo ancora vago.<br />
Lo mescolano alle fronde secche d’ulivo che vanno arricciandosi e perdono l’argento, ai rosari di plastica consumata, alle boccette incoronate piene d’acqua miracolosa che sa di pozzo e di lontano. L’hanno ritagliato dai giornali, con la faccia polacca larga sotto la mitra, le dita corte da contadino che luccicano dell’oro di <strong>Pietro</strong>, la malattia che disegna una smorfia come di sorpresa, come la loro. </span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;font-size:medium;"> In corsia li fanno, i santi.</span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;font-size:medium;">Ieri guardavano scettici un <strong>tedesco</strong> affacciato al balcone, gli occhi troppo neri per essere azzurri, le linee del viso dure come una &#8220;c&#8221; del verbo &#8220;cioire&#8221;, i capelli bianchi come non sarà mai il fumo del camino di Roma.<br />
In corsia vogliono <strong>padri, pastori</strong>, quantomeno <strong>martiri</strong>.<br />
Adorano cuori di Gesù straziati da spine, vergini siracusane con gli occhi o i seni posati su un vassoio, giovani trafitti in corsa da cento frecce .<br />
Non sanno niente di <strong>dottrina</strong>, in corsia.<br />
E del tedesco <strong>Concettina</strong> – che s’è risvegliata dal coma cieca e profetessa come sua nonna – dice che ha gli occhi tinti.<br />
Non brillano, nel buio illuminato a giorno della corsia, dove nessuno – uomini e santi – può chiudere le palpebre.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/manginobrioches.wordpress.com/513/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/manginobrioches.wordpress.com/513/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=513&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">elezione 19</media:title>
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		<title>La mia banca è differente. Anzi, io sono differente</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 12:53:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manginobrioches</dc:creator>
				<category><![CDATA[le democra.zie]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[F35]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
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		<description><![CDATA[“La mia banca è differente!” esclama spesso, con gioia, zia Mariella. Lei ha la stessa banca dal 1950, ed è la più antica del mondo: la mattonella. La mattonella sconnessa dello sgabuzzino, che di suo è già un forziere pieno di cose preziose che nemmeno il caveau della Banca d&#8217;Italia (alloro, melanzane sott&#8217;olio, roncole, piume [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=507&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-508" alt="botero_club-giardinaggio" src="http://manginobrioches.files.wordpress.com/2013/01/botero_club-giardinaggio.jpg?w=285&#038;h=300" width="285" height="300" /></p>
<p>“<span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">La mia <strong>banca</strong> è differente!” esclama spesso, con gioia, <strong>zia Mariella.</strong><br />
Lei ha la stessa banca dal 1950, ed è la più antica del mondo: la <strong>mattonella</strong>. La mattonella sconnessa dello sgabuzzino, che di suo è già un forziere pieno di cose preziose che nemmeno il caveau della Banca d&#8217;Italia (alloro, melanzane sott&#8217;olio, roncole, piume d&#8217;angelo, castagne, collane di peperoncino, pergamene rivoluzionarie, olive, carbone, tessere del Pci buonanima, macinini per il caffè, mostaccioli, molotov scariche, teste d&#8217;aglio).<br />
Lì deposita regolarmente la <strong>pensione</strong> (minima: circa un decimo di quello che aveva in tasca Corona durante la fuga, per dire)(circa un milionesimo di quanto costa un <strong>F35</strong>, per dire), con l&#8217;eccezione degli spiccioli, che vengono depositati, invece, nel salvadanaio di terracotta dell&#8217;ingresso.<br />
Che un investitore deve pure differenziare. </span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Poi ci sono i <strong>prestiti</strong>, a tasso invariabile e anche incalcolabile: nel condominio-centro sociale- centro di coltivazione diretta di democrazie e resistenze umane si prestano denari ma anche, forse soprattutto, tempo, attenzione, pentole piene, parcheggi, servizio infermeria, babysitteraggio pedagogico, corsi d&#8217;istruzione, opere di giardinaggio (anche dell&#8217;anima).<br />
Si scambia un&#8217;ora di assistenza anziani (con lettura di giornali, tisana ed eventuale ramino) con una spesa al mercato; un bucato (col candeggio) con un&#8217;endovena (zia Mariella potrebbe gestire da sola un ospedale da campo, o anche un policlinico); un vaso di basilico con un rammendo.<br />
Tutta roba che frutta <strong>interessi</strong> da capogiro: il 30 o anche il 40 per cento in più di armonia, il 50 per cento di buonumore, il 70 per cento di solidarietà. <strong>Esentasse</strong>.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Per non parlare dei <strong>derivati</strong>, tutti atossici, anzi balsamici: il giardino verdeggia, la dispensa è sempre piena a chilometro zero, la pensione riesce persino a bastare.<br />
</span></span>“<span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Ma ti dà gli<strong> interessi</strong>? E quanto?” s&#8217;informava la fidanzata del prete, che per ora è terrorizzata dalla vicenda Monte dei Paschi: per lei le banche sono garanti dell&#8217;ordine più ancora della polizia, della chiesa e delle carceri.<br />
</span></span>“<span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">La mia banca si interessa a me” celiava la zia. Ma era serissima, in realtà.<br />
La <strong>finanza immateriale</strong>, dopotutto, è l&#8217;unica che ti ripaga con la stessa moneta. </span></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/manginobrioches.wordpress.com/507/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/manginobrioches.wordpress.com/507/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=507&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">botero_club-giardinaggio</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Excalibur, il bazooka e il principio di realtà: il &#8220;duello&#8221;-non duello tra Santoro e Berlusconi</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jan 2013 12:28:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manginobrioches</dc:creator>
				<category><![CDATA[catalogo dei pazzi]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca vera]]></category>
		<category><![CDATA[pollitica e tacchinologia]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Principio di realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Santoro]]></category>
		<category><![CDATA[Servizio Pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Travaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[No, ma dico, cosa volevate, Excalibur? Pensavate davvero che sarebbe bastato mettere Berlusconi davanti a tutte le sue matasse di contraddizioni, di bugie pietose, di finzioni perché si sciogliesse come i vampiri centenari alla luce del sole? Che dicesse: “Cribbio, Santoro, ha ragione: come posso dire una cosa e il suo opposto? Come posso affermare [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=manginobrioches.wordpress.com&#038;blog=29541080&#038;post=500&#038;subd=manginobrioches&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-501" alt="satiro" src="http://manginobrioches.files.wordpress.com/2013/01/satiro.jpg?w=300&#038;h=200" width="300" height="200" /></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">No, ma dico, cosa volevate, <strong>Excalibur</strong>? Pensavate davvero che sarebbe bastato mettere<strong> Berlusconi</strong> davanti a tutte le sue matasse di <strong>contraddizioni</strong>, di <strong>bugie pietose,</strong> di <strong>finzioni</strong> perché si sciogliesse come i vampiri centenari alla luce del sole?<br />
Che dicesse: “Cribbio, <strong>Santoro</strong>, ha ragione: come posso dire una cosa e il suo opposto? Come posso affermare davvero che in diciassette (<em>ripeto per i non udenti, non guardanti, non pensanti: diciassette ndr.</em>) anni non ho fatto assolutamente nulla perché la <strong>Costituzione</strong> è bastarda e lega le mani di chiunque, gli alleati sono lagnosi, le<strong> maree</strong> e i<strong> cicli lunari</strong> avversi e il destino cinico e baro? Come posso dire che l&#8217;<strong>Imu</strong> è stato un tranello del governo Monti quando l&#8217;ho voluta e votata? Come posso difendere la banda di ladroni, criccaroli, fioriti e mignotte che mi sono portata dietro e ho infilato in tutti i buchi liberi dello Stato? Cribbio, Santoro, mi consenta, mi sa che voto Vendola, stavolta”. </span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Ma siete matti?</span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Ieri sera, a <strong>Servizio Pubblico</strong>, è andato in scena l&#8217;estremo tentativo (estremo perché credo sia difficile che si ripeta: ci toccheranno tutta una serie di plastici e plastiche da Vespa &amp; altre Mediasettate, spot, santini e altra <strong>fuffa</strong>) di compiere l&#8217;esorcismo, di piantare il paletto di frassino della <strong>realtà</strong> (dei fatti, delle cifre, delle dichiarazioni fatte, scritte e sottoscritte) nel corpo da zombie non di Berlusconi (lui semmai è più una mummia cinese) ma del <strong>Berlusconismo.</strong> Un corpo enorme, largo quanto l&#8217;Italia, lungo quanto diciassette anni. Un corpo come quello degli <strong>zombie</strong>: tecnicamente morto e decomposto (in effetti, puzza), ma che si continua a nutrire della carne e del sangue altrui. Il nostro, tecnicamente.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Ieri Santoro e i suoi, con modalità e stili diversi, hanno portato fatti, dati, cifre, contraddittorio. Scontrandosi con l&#8217;unica, vera, immensa qualità di Berlusconi: la sua <strong>irriducibilità</strong>.<br />
Perché lui non dice menzogne: lui <strong>nega sistematicamente la realtà</strong>. Lui ha una serie di bugie di scorta – e, a onor del vero, anche una <strong>resistenza fisica</strong> suprema – che gli consentirebbero di reggere qualsiasi contraddittorio all&#8217;infinito.<br />
“Lei ha governato per 17 anni, e gli ultimi 8, come mai non è responsabile di nulla?”<br />
“Perché quando mi sono dimesso andava tutto bene, i ristoranti erano pieni”.<br />
</span></span>“<span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Lei aveva una maggioranza bulgara, in Sicilia 61 parlamentari su 61, come mai dice che non poteva operare?”.<br />
</span></span>“<span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Perché la Costituzione lega le mani a chiunque”.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Ora, un confronto è possibile solo se gli avversari sono d&#8217;accordo almeno su un piano:<strong> il principio di realtà</strong>. Non è questo il caso.<br />
Dunque, l&#8217;unica cosa da fare è presentare comunque le contraddizioni, perché almeno da fuori siano ben visibili – e magari supportate da filmati, articoli di giornale, testimonianze (ricordatevi Maroni e Tremonti) – e, inoltre, agire di <strong>ironia</strong>, ribaltare nell&#8217;<strong>assurdo</strong> quel che come assurdo nasce ma viene posto come realtà. Esattamente quel che ha fatto Santoro: l&#8217;unico che finora io abbia visto (smentitemi, se riuscite) a ironizzare con Berlusconi (e che poi questo sia stato un momento televisivamente e spettacolarmente riuscito, non diminuisce la portata della cosa).<br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">(A proposito, sull&#8217;altro capo di imputazione, ovvero il presunto <strong>accordo scellerato</strong> dietro le quinte, ritengo sia da stupidi far finta di non sapere che c&#8217;era un accordo tra le parti, formale, sulle <strong>regole del confronto</strong>, o altrimenti Berlusconi col cappero che sarebbe mai andato a farsi spennare. Ma era sulle <strong>regole</strong>, non era un <strong>inciucio</strong> stile Lega, per dire).<br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Di solito invece, dovete ammettere, gli intervistatori (quelli veri, ovviamente, non le <strong>badanti in studio</strong> come Barbara D&#8217;Urso) vengono come colti da <strong>catatonia</strong> e stupore traumatico, davanti alle <strong>balle spaziali</strong> di Berlusconi.<br />
Perché una balla spaziale è roba seria, credetemi.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Qualche tempo fa, in una strada di Roma, ho visto un <strong>gazebo</strong>. C&#8217;era un tizio molto distinto con una pila di depliant. Asserivano che presto scenderanno dai cieli i nostri fratelli alieni Elohim (giuro che è vero, leggete qui: <a href="http://it.rael.org/rael">http://it.rael.org/rael</a>), nostri creatori, a salvarci.<br />
Ho discusso per mezzora, con quel tipo. Era esattamente come Berlusconi ieri: <strong>impenetrabile</strong> a qualsiasi principio di realtà.<br />
La scienza? Un inganno internazionale. Le prove scientifiche dell&#8217;esistenza degli Elohim? Esistono, ma sono occultate per screditare il movimento. Scherzare, coi seguaci degli Elohim, è impossibile. E provate a scherzare con la <strong>Biancofiore </strong>o la<strong> Santanché</strong>, per dire. </span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Beh, Santoro – che, sia detto con chiarezza, non mi è mai piaciuto – è riuscito a ironizzare con Berlusconi (“Se lei ha davvero chiamato al centralino Mediaset, io mi faccio suora”; “Questa è ancora più grossa di quella del centralino, via, non è da lei, lasci perdere”). E l&#8217;ironia è sempre il <strong>grimaldello</strong> della realtà. Ma è, appunto, un grimaldello, non un <strong>bazooka</strong>.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Vi prego, non facciamo tutti il più berlusconiano degli <strong>errori</strong>: credere che la tv e la realtà siano<strong> la stessa cosa</strong>. Non lo sono, anche se l&#8217;una può influenzare l&#8217;altra fino alle estreme conseguenze (e non sto parlando della realtà).</span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">E ancora.<strong> Travaglio</strong>, lui, l&#8217;insopportabile Marco Travaglio, ieri ha fatto un editoriale bellissimo. Un editoriale per lui inconsueto: quello su ciò che Berlusconi – ripeto qui, colui che ha avuto la più grande e solida maggioranza della storia della Repubblica – non ha fatto. Quello che parlava dell&#8217;unica cosa che Berlusconi è e sarà, è stato e continua a essere: il <strong>Nulla.<br />
</strong>  Un nulla non inoffensivo, statico, remoto, ma contagioso, dinamico, zombificante. </span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">La <strong>contro-lettera</strong> a Travaglio, inoltre, è stata un ottimo colpo – se stiamo parlando di show, però io vorrei che vi concentraste su quella cosa insignificante, che sta lì ai margini dello show: la realtà – ma decisamente era pietosa. La laurea tardiva era al livello delle accuse di calzini turchesi a Mesiano, il riferimento a<strong> Montanelli</strong> patetico (conoscendolo, il vecchio di Fucecchio, un vero vecchio di indomita giovinezza, non come la mummia decrepita, si sarà rigirato nella tomba), l&#8217;elenco delle <strong>cause</strong> contro Travaglio (qualunque giornalista militante e aggressivo come lui ne ha decine, di querele e di cause: vi ricordate quante ne ha <strong>Sallusti,</strong> per dire? E chiedete a un qualunque direttore di testata), e per giunta cause civili, non penali, è stato davvero triste. Bene ha fatto Santoro a interromperlo: non stava, davvero, aggiungendo nulla. </span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">Ora, leggere – a botta calda, già nei tweet di ieri, e oggi su tanti siti e giornali – che nel “duello” Berlusconi <strong>ha vinto</strong>, solo perché non ha perso il sorriso (e, a parte che quel sorriso glielo ha fatto il chirurgo e ormai resta sempre così, non è nemmeno vero: mentre parlava <strong>Giulia Innocenzi</strong> lui aveva gli occhi a fessura e i pomelli di un arancione rovente. Quando gli hanno rigirato la frittatona della <strong>DeutscheBank</strong> era stizzito, altroché: andatevi a guardare YouTube), non si è disfatto in lacrime, non si è convertito come l&#8217;Innominato, non ha baciato Santoro, mi pare davvero enorme.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:large;">E mi dice con chiarezza che questo paese non ha speranze. Moriremo berlusconiani. Cioè zombie. <strong>Cinesi</strong>. </span></span></p>
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